Di fronte agli ultimi drammatici fatti di cronaca che vedono protagonisti i nostri ragazzi, tra episodi di violenza tra giovanissimi, bullismo, isolamento sociale e sofferenza psicologica manifestata spesso in forme rabbiose, la comunità adulta tende a reagire con la consueta indignazione del momento. Ma da chi vive e osserva quotidianamente le dinamiche sociali a Reggio Calabria e in tutto il territorio regionale, e in gran parte degli interventi che sono seguiti al lancio del dibattito sulle pagine de ilreggino.it, la domanda da porsi è un'altra: cosa può fare la politica in concreto, se non dotare i nostri giovani dei presidi educativi e di garanzia più elementari?

Le situazioni di dispersione scolastica, le sfide familiari e le profonde carenze nei servizi di sostegno dimostrano quanto i bambini e gli adolescenti abbiano un bisogno sempre più urgente di ascolto, prevenzione e vicinanza. Quando il disagio giovanile esplode con violenza o sbandamento, ci troviamo di fronte alla spia luminosa di una solitudine profonda e incontrollata.

In questo contesto, l’assenza della figura del Garante regionale per l'infanzia e l'adolescenza rappresenta un vuoto istituzionale e pedagogico da colmare al più presto. Non si tratta infatti di una semplice casella burocratica da riempire, ma di una figura indipendente indispensabile per promuovere i diritti dei minorenni, raccogliere le loro segnalazioni, fare da ponte tra famiglie, scuole e servizi territoriali e sollecitare interventi concreti dalle amministrazioni. La mancanza di questo punto di riferimento istituzionale rischia quindi di trasmettere ai ragazzi un pericoloso messaggio di abbandono e sfiducia.

Il paradosso della situazione appare ancora più evidente osservando l'iter amministrativo rimasto bloccato negli uffici del Consiglio regionale. Il percorso di rinnovo dell'incarico era stato regolarmente avviato con l'avviso di vacanza dell'organo nel novembre 2025, seguito dal bando per la presentazione delle candidature nel dicembre successivo e dalla pubblicazione degli elenchi definitivi dei candidati nell'aprile 2026. Tuttavia, a distanza di quasi un anno dall'avvio della procedura, l'atto giace ancora in attesa di discussione in Aula e l'iter non è mai giunto a conclusione.

Circostanza che ha provocato una crescente mobilitazione del tessuto sociale e civile calabrese, sfociata in una serie di appelli che si sono susseguiti nel corso dei mesi. Pochi mesi fa il Coordinamento delle associazioni impegnate nell'affido e nell'adozione ha sollecitato la Regione a concludere la nomina. Successivamente, anche Sinistra Italiana e l'Unione dei Giovani di Sinistra Calabria sono intervenute pubblicamente per denunciare il protrarsi dell'assenza dell'organismo di garanzia. Si è aggiunta poi la ferma presa di posizione dell'Associazione Nazionale dei Pedagogisti Italiani (ANPE Calabria), che ha richiamato le istituzioni a superare la sterile indignazione per passare ad azioni educative strutturate. ANPE ha chiesto non solo l'immediata nomina del Garante, ma anche l'introduzione stabile della figura del pedagogista nella scuola, ribadendo il valore fondamentale della prevenzione, della responsabilità educativa degli adulti e dell'alleanza tra famiglie, istituzioni scolastiche e servizi territoriali.

La percezione del rilievo di questo presidio è quindi fuori discussione. Assicurare il pieno funzionamento di questo organo diventa un dovere irrinunciabile verso la comunità. I diritti dei bambini e degli adolescenti non possono essere subordinati ai tempi e ai calcoli della politica. I minori non decidono le dinamiche burocratiche ma ne subiscono direttamente le conseguenze, ed è nostro dovere primario garantire loro una figura d'ascolto presente, operativa e capace di tutelare il loro futuro.

Per questo, accanto alla lodevole iniziativa della Rete dei garanti per le persone fragili, serve ora rimettere in piedi la figura del Garante dell’infanzia e dell’adolescenza.