Asp Catanzaro, stop ambulanze ai privati. Inizia il dopo Quinta bolgia

VIDEO | Una delibera per acquistare nuovi mezzi del 118 e il ricorso a privati solo attingendo af una white list. È quanto deciso dal direttore generale dell’Asp del capoluogo di Regione Giuseppe Giuliano in seguito all’inchiesta ciclone

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di Tiziana Bagnato
20 novembre 2018
12:19

Corre ai ripari e avvia un vero e proprio cambiamento di registro il direttore generale dell’Asp di Catanzaro Giuseppe Giuliano. All’indomani dell’inchiesta tifone Quinta Bolgia che ha portato in superficie una vera e propria rete di commistioni tra politica, dirigenti aziendali e privati legati a cosche di ‘ndrangheta per la gestione del servizio ambulanze, il dg ha predisposto una delibera che possa coprire il fabbisogno di ambulanze lasciando solo a situazione di emergenza l’uso di privati. Si tratta di un investimento di 211 mila euro che porterà all’acquisto di cinque mezzi ai quali ne verranno affiancati altri quattro dati da Vibo e Crotone. Si sta poi lavorando ad una white list, un elenco certificato e controllato di soggetti privati da cui attingere in caso di emergenza.

 


Dovrebbe quindi essere partito il processo teso a ribaltare il trend seguito fino ad ora, relegando solo a casi eccezionali l’uso di privati. Ma quello dell’Asp di Catanzaro non è un caso isolato, ma è risultato essere lo specchietto di un’anomalia che regna in tutta la regione. Un vero e proprio girone infernale quale quello da cui attinge il suo nome il dedalo di collusioni, corruzioni e scambi a scapito dei poveri cittadini emerso dall’indagine Quinta Bolgia.

 

Nel caso delle ambulanze, Putrino e Rocca si sarebbero accaparrati il servizio con certificazioni sia per i mezzi che per i loro lavoratori ottenute senza la verifica dei corretti requisiti. Circostanze che facevano sì che gli addetti ai mezzi spesso non fossero preparati. Come emerso dalle intercettazioni alcuni non avrebbero neppure saputo dove era a bordo l’ossigeno o avrebbero fatto cadere un paziente in codice rosso dalla barella.

 

Il fatto poi di avere le certificazioni per i mezzi in maniera impropria gli consentiva di non adempiere ai loro doveri e di mantenerli, spiegano le carte dell’inchiesta, in condizioni igienico sanitarie non a norma, con ossigeno scaduto e culle termiche non funzionanti.

 

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