Asp Reggio, i Piromalli decidevano trasferimenti e pagamenti attraverso il “loro” dirigente medico

Ecco il profilo tracciato dalla Dda reggina sul direttore sanitario Salvatore Barillaro accusato di concorso esterno in associazione mafiosa definito «come un mero esecutore materiale di decisioni assunte dagli uomini della cosca di Gioia Tauro»

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di Redazione
23 marzo 2021
21:00

Scelto dalla ‘ndrangheta e asservito ai desiderata del clan Piromalli, cosca che decideva su trasferimenti di personale e di tempi e modi del pagamento delle forniture sanitarie. Questo, in estrema sintesi, il profilo tracciato dalla Dda di Reggio Calabria del medico Salvatore Barillaro, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e altri reati nell’ambito dell’inchiesta Chirone. Barillaro, si legge nell’ordinanza di custodia cautelare emessa da gip distrettuale ha «assunto la qualifica di direttore sanitario e divenendo "mero esecutore" di decisioni assunte dai Tripodi (appartenenti al clan Piromalli) inerenti varie nomine, tra cui quella di Scarfò Nicola, quale responsabile del Poliambulatorio di Gioia Tauro (nel marzo 2017) o inerenti trasferimenti di dipendenti ed attivandosi per dare corsia preferenziale ai mandati di pagamento che il laboratorio Minerva doveva ricevere dall’Asp».

Secondo la ricostruzione operata dagli inquirenti, i fratelli Giuseppantonio e Francesco Michele Tripodi, deceduti nel 2018 e il figlio di quest’ultimo, Fabiano Tripodi, anche lui medico, sono espressione della cosca Piromalli, che attraverso i medici-imprenditori controllava le commesse di materiale sanitario nei presidi ospedalieri nella provincia di Reggio Calabria. Numerose le dichiarazioni di pentiti finite nell’ordinanza che testimoniano la presunta appartenenza alla cosca Piromalli dei Tripodi. Tra questi, un altro medico-imprenditore, Marcello Fondacaro, condannato in via definitiva per mafia.


«Barillaro – sostiene Fondacaro - è vicino alle cosche della jonica. Salvatore Barillaro ha rapporti con Franco Tripodi che rappresenta la famiglia Piromalli. Barillaro, trasferitosi da Milano, volle rendersi conto della struttura mafia-sanità…Barillaro mi disse poi che aveva costruito una villa nella zona di Reggio, i cui materiali (o il loro valore economico) sono stati avuti da soggetti che avevano avuto “favori” nella fase della procedura del pre-accreditamento delle strutture sanitarie. Nella circostanza, mi disse che aveva avuto indicazioni dai parenti della jonica di favorire i Piromalli-Molè».

Fondacaro entra in rapporto con Barillaro per l’accredimento della struttura sanitaria Villa Bianca e del suo trasferimento da Gioia Tauro a Palmi. «Dal 23 maggio 2008 al 22 dicembre 2008 fui detenuto – spiega Fondacaro - Alla scarcerazione, mi recai da Barillaro per parlare chiedendo le motivazioni della chiusura della mia attività. Barillaro mi disse “La mafia sanità ha deciso così”».

Il collaboratore Fondacaro, inoltre, racconta di altri incontri avuti con Barillaro. «Nell'anno 2012 – aggiunge - incontrai Barillaro come direttore di Unità operativa distretto tirrenico, con sede a Palmi, incarico assunto per volere di Fabiano Tripodi, comunque della famiglia Tripodi e quindi Piromalli. In una circostanza, lo vidi con Fabiano nell'anno 2012. Andato via Fabiano Tripodi dal suo ufficio, io chiesi che tipo di legame avessero. Barillaro mi rispose "ho costruito una villa... Marcello che vuoi quando uno occupa un posto come il mio i regali arrivano e l'ho costruita in zona reggina". Non ricordo se la villa era a Gallina o Gallico. In quel periodo Fabiano operava nel settore edilizio e gli aveva "regalato" i materiali di costruzione della villa, insieme a Pepè Priolo. Barillaro mi disse proprio "la mia nomina è stata sponsorizzata dai Tripodi».

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