Il giudice del Tribunale di Paola assolve gli imputati per i maltrattamenti contestati e dichiara prescritto il capo sull’abbandono di incapace
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Ieri il Tribunale di Paola, nella persona del giudice Napolitano, ha pronunciato sentenza di assoluzione nei confronti del titolare della Casa di Riposo “Villa Caterina” con sede in Longobardi, difeso dagli avvocati Alessandro Gaeta e Antonio Costabile, oltre che nei confronti di un operatore OSS, difeso dall’avvocato Yvonne Posteraro. Entrambi rispondevano dei reati di maltrattamento e abbandono di incapace nei confronti di una signora anziana ospite della struttura.
Una vicenda annosa
La vicenda, risalente al 2017, aveva suscitato molte polemiche in seno alla comunità, proprio per la tipologia dei reati contestati e consumati all’interno di una casa di riposo. Infatti, il quadro accusatorio, poi risultato del tutto infondato sia in fatto che in diritto, era davvero allarmante perché rappresentava falsamente una realtà fatta di maltrattamenti dovuti alla mancanza di cura ed assistenza nei confronti di una persona anziana che sarebbe stata anche abbandonata a sé stessa. A rivolgersi all’Ufficio di Procura erano stata una sorella della presunta vittima. Quest’ultima ed altri familiari si sono poi costituiti parte civile nel processo penale, chiedendo il risarcimento del danno patito.
Il ruolo dei legali
Non facile, dunque, il compito dei legali del titolare, i quali, anche con l’ausilio di indagini mirate, sono riusciti a provare la totale infondatezza del compendio accusatorio, dimostrando che gli ospiti di “Villa Caterina”, sono sempre stati assistiti con la massima professionalità, organizzazione e dedizione, ed il personale tutto dà priorità assoluta all’igiene e cura della persona, rendendo l’ambiente sovrapponibile a quello familiare.
Il processo
Al termine della requisitoria, il P.M. ha chiesto anni 3 e mesi 6 di reclusione, mentre i legali hanno insistito per l’assoluzione con la formula più ampia. Il Giudice, ritiratosi in camera di consiglio per decidere, ha poi riconosciuto la fondatezza della tesi difensiva, pronunciando per entrambi gli imputati assoluzione piena per il primo capo di imputazione relativo ai maltrattamenti (art. 572, comma 1, c.p.) e, per il secondo capo di imputazione, quello relativo al reato di abbandono (art. 591 comma 1, c.p.), ha deciso per il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione.
La fine di un incubo
Secondo gli avvocati Gaeta e Costabile «è stata fatta luce su una vicenda torbida che ha visto coinvolti per 9 lunghi anni il nostro cliente e la sua azienda; un processo che non avrebbe mai dovuto iniziare, se solo fossero state svolte indagini più approfondite ed il P.M. avesse tenuto nella debita considerazione l’esito delle nostre indagini. Una persona come il nostro assistito, che ama all’inverosimile il proprio lavoro, ha sofferto moltissimo per le infamanti accuse ricevute, per cui non è escluso che saranno intraprese azioni legali nelle sedi competenti».

