Atti persecutori nei confronti di un poliziotto, il ministero condannato a risarcirlo

I fatti risalgono al lontano 2000 quando l'ispettore capo lavorava nel commissariato di Corigliano Rossano. Il tribunale di Catanzaro gli ha riconosciuto un risarcimento di 27mila euro

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di Matteo Lauria
5 luglio 2021
11:31

Ministero dell’Interno condannato a risarcire un ex ispettore capo di polizia, oggi in quiescenza, per danno biologico ed atti persecutori subiti nel corso degli anni durante il servizio. I fatti si consumano all’interno del commissariato di pubblica sicurezza di Corigliano-Rossano e tutto ha inizio da un esposto che il poliziotto nel 2000 indirizza all’allora procuratore generale della Corte d’Appello di Catanzaro, al Questore di Cosenza e al presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati in ordine a un avviso di garanzia che egli aveva ricevuto per il reato di truffa

Per queste ragioni l’uomo viene sottoposto ad interrogatorio da parte del dirigente della squadra mobile di Cosenza. L’ispettore eccepisce e contesta alcune condotte assunte dai vertici della Questura tra cui l’incompetenza del tribunale di Cosenza considerato che gli episodi si consumavano nel territorio ricadente nella giurisdizione dell’allora tribunale di Rossano. Elementi che non venivano tenuti in considerazione, tanto è che l’ispettore capo Salvatore Iacoi si rivolgeva, quale soggetto garante, al Questore di Cosenza chiedendo di valutare le condotte del dirigente della squadra mobile.


Di tutta risposta, perviene al suo indirizzo un provvedimento disciplinare per comportamenti scorretti nei confronti dei superiori. In queste ore i giudici del tribunale di Catanzaro hanno emesso una sentenza in cui, nella sostanza, si dà ragione all’ispettore Iacoi, assistito dall’avvocato Antonio Campilongo, poiché sarebbe stato leso il diritto di difesa. Gli effetti dell’illegittimo provvedimento disciplinare hanno avuto forti ripercussioni sulla carriera dell’ispettore di polizia (l’impedimento del conferimento della medaglia d’oro al merito di servizio), e cagionavano danni biologici, esistenziali, morali e patrimoniali. Il ministero è stato condannato al risarcimento di circa 27mila euro più spese legali, oltre a interessi e rivalutazioni.       

Giornalista
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