La sentenza

Autobomba di Limbadi, ergastolo per Vito Barbara e Rosaria Mancuso condannati per l’omicidio di Matteo Vinci

VIDEO | Al termine della lettura del dispositivo le lacrime di Sara Scarpulla, madre del biologo ucciso nell'aprile del 2018: «Spero che questo male sia debellato e che il suo sangue non sia stato sparso invano» (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Luana  Costa
14 dicembre 2021
17:07

Sono pesanti le condanne emessa dalla Corte d’Assise di Catanzaro nei confronti dei mandanti dell’omicidio di Matteo Vinci, consumatosi nell’aprile del 2018 a Limbadi e che provocò anche il ferimento del padre, Francesco Vinci. Questo pomeriggio la Corte d’Assise d’Appello – presieduta da Alessandro Bravin – ha letto il dispositivo di sentenza disponendo la pena dell'ergastolo nei confronti di Vito Barbara (con un anno di isolamento diurno), ergastolo anche nei confronti di Rosaria Mancuso, una pena di 10 anni nei confronti di Domenico Di Grillo (la Procura aveva chiesto 20 anni) e di 3 anni e 6 mesi nei confronti di Lucia Grillo (la Procura aveva chiesto 12 anni). Per tutti esclusa l'aggravante mafiosa. Disposta, inoltre, una provvisionale di 150mila euro per ognuna delle parti civili, cioè i genitori di Matteo Vinci.
La Corte ha deciso anche la trasmissione degli atti in Procura per le determinazioni di competenza in ordine alle dichiarazioni rese in aula dalle parti offese e dal consulente della difesa Mariano Pitzianti.

In particolare, l’accusa nei confronti di Rosaria Mancuso, 64 anni, e di Vito Barbara, 28 anni, è quella di aver organizzato e portato a compimento l’omicidio di Matteo Vinci attraverso un ordigno piazzato al di sotto dell'autovettura a bordo della quale viaggiava assieme al padre Francesco Vinci. Domenico Di Grillo, 72 anni e marito di Rosaria Mancuso, risponde invece del reato di tentato omicidio in ordine ad un pestaggio avvenuto nel 2017 ai danni di Francesco Vinci. Lucia Di Grillo, 30 anni e figlia di Domenico Di Grillo e Rosaria Mancuso, risponde delle accuse di lesioni aggravate nei confronti della famiglia Vinci.


Il collegio difensivo è composto dagli avvocati: Francesco Capria e Gianfranco Giunta per Domenico Di Grillo; Francesco Capria e Mario Santambrogio per Rosaria Mancuso; Giovanni Vecchio e Fabrizio Costarella per Vito Barbara; Giovanni Vecchio e Stefania Rania per Lucia Di Grillo. Le parti civili sono rappresentate nel processo dall'avvocato Giuseppe De Pace.  

In attesa della sentenza la madre di Matteo Vinci, Sara Scarpulla, aveva dichiarato di aspettare le ore che separavano dalla sentenza «in agitazione e in subbuglio perché non so come andrà a finire però posso supporre che andrà bene perchè la verità deve venire a galla». Dure le parole pronunciate anche sull'esito dell'udienza: «Qualsiasi sentenza non mi ripaga perchè non riavrò mio figlio - ha commentato -. Ecco perchè sostengono che non ci sono nè vincitori nè vinti in questa storia. È una sconfitta per tutti, anche per lo Stato».

Al termine della lettura del dispositivo di condanna Rosaria Scarpulla si è sciolta in un pianto: «Non sono due gli ergastoli - ha dichiarato - anche mio figlio è all'ergastolo a vita. Spero che questo male venga debellato affinchè il sangue di Matteo non sia sparso invano. Per una sola persona che si salva dalle grinfie della 'ndrangheta e della mafia in generale è già una vittoria». Ha commentato la sentenza anche il difensore della famiglia Vinci, Giuseppe De Pace: «È una sentenza equilibrata anche se non soddisfa a pieno le nostre aspettative. Tuttavia, le condanne dimostrano che le dichiarazioni di Rosaria Scarpulla e di Francesco Vinci avevano fondatezza. Siamo moderatamente soddisfatti anche al riguardo del mancato riconoscimento dell'aggravante mafiosa. La Corte ha ritenuto non sussistente, noi siamo convinti che ci fosse e che tuttora agisce nelle vite di queste persone».

Giornalista
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