L’intervista

Bimba morta per Covid, il primario di Cosenza: «A Roma l’unica macchina per la circolazione extracorporea»

VIDEO | Parla il dirigente medico Gianfranco Scarpelli: «Qui la Terapia intensiva c'è e funziona. Ma per tentare di salvare Ginevra bisognava ricorrere all'Ecmo dell'ospedale Bambino Gesù punto di riferimento di tutto il Sud» (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Alessia Principe
2 febbraio 2022
06:31

«Sa che è successo stamattina? Una coppia che ha il bimbo qui, in terapia intensiva, mi ha detto: “Dottore, forse è meglio se lo trasferiamo a Roma”. Ecco quello che intendo con cattiva informazione, si crea panico, paura, inutilmente». A parlare è Gianfranco Scarpelli, il primario del reparto Materno-Infantile e dell'U.O.C. Neonatologia e Tin dell'Annunziata di Cosenza, all’indomani del polverone sollevato dalle parole di Domenico Minasi, presidente dei pediatri calabresi, secondo il quale la Tip, la terapia intensiva pediatrica, in Calabria è ancora un progetto su carta. La tragedia che ha colpito la famiglia di Mesoraca, è ancora vivida.

Ginevra, due anni appena, colpita da una forma aggressiva di Covid, non è riuscita quasi neanche a entrare all’ospedale romano in cui era stata trasferita d’urgenza, perché il suo cuore ha smesso di battere quasi subito. «La bimba, a leggere le dichiarazioni dei colleghi, è arrivata in ospedale in condizioni già gravissime. Sicuramente in una terapia intensiva pediatrica la piccola avrebbe ricevuto l’assistenza giusta ma nello stato, gravissimo, in cui versava, sarebbe stato comunque difficile riuscire a stabilizzarla».


Dottor Scarpelli ma questa terapia intensiva pediatrica in Calabria c’è o non c’è?
«C’è, esiste e funziona anche bene. Qui a Cosenza abbiamo 6 posti funzionanti e attivi».

Quanti bambini accoglie il reparto?
«Nel 2021 abbiamo avuto 38 bambini ricoverati nella nostra Tip e a novembre abbiamo curato anche una bimba di appena 6 mesi, Covid positiva, arrivata in condizioni molto gravi. Le abbiamo somministrato gli anticorpi monoclonali e gli antivirali e una volta stabilizzata è stato evidente come la sofferenza polmonare necessitasse di una ventilazione in Ecmo, cioè una ventilazione extracorporea»

Che qui, a Cosenza come negli altri ospedali calabresi, non si può effettuare mi sembra di capire.
«Guardi parliamo di una ventilazione altamente specialistica che non può essere fatta in età pediatrica in tutti i centri. Al centro Sud è effettuata solo al Bambin Gesù di Roma».

Ma perché i nostri ospedali sono sguarniti dell’Ecmo?
«Perché queste attività, così particolari, non possono essere effettuate in tutti gli ospedali ma in centri specifici che abbiano un personale con competenze ad hoc e questo perché i volumi di attività sono proporzionali alla qualità delle prestazioni che si offrono».

Quindi è una scelta di opportunità?
«Se noi abbiamo casi rari in un centro, sicuramente quel centro non li può trattare come farebbe un altro che invece accoglie un numero di pazienti maggiore, tutto qui».

Tornando al caso della piccola Ginevra, possiamo parlare di fatalità non di mancanze?
«Da quello che ho letto perché, ribadisco, l’ospedale di Cosenza non è stato mai contattato sulla vicenda, le condizioni della bambina sono precipitate in modo molto veloce. A Crotone è stata ricoverata per poche ore, a Catanzaro altrettanto. Lì al Pugliese c’è stato solo il tempo di organizzare il trasferimento a Roma, questo vuol dire che le condizioni erano precipitate. Bisognerebbe capire se si è trattato, come si suppone, di una forma di Covid molto aggressiva e virulenta che non ha dato il tempo di capire come stava evolvendo la patologia».   

Giornalista
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