Dopo la morte del piccolo Alessio Pio di un anno e tre mesi cresce l'angoscia tra le famiglie. Le testimonianze raccontano giorni segnati da febbre, vomito e diarrea, mentre la Procura prosegue le indagini
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Chiuso già da ieri, in via precauzionale, dagli stessi titolari della struttura, nella serata di ieri l'asilo nido Family Baby School di Tropea è stato posto sotto sequestro dalla Squadra Mobile di Vibo Valentia, su disposizione della Procura della Repubblica.
La struttura era frequentata dal piccolo Alessio Pio, il bambino di un anno e tre mesi di Zungri morto all'ospedale di Catanzaro dopo alcuni giorni di ricovero nel reparto di Pediatria dell'ospedale di Vibo Valentia.
Le indagini si concentrano sull'asilo per verificare se possa esserci un collegamento con il batterio che avrebbe provocato la morte del piccolo. Almeno dieci bambini, nei giorni precedenti, avrebbero manifestato gli stessi sintomi: gastroenterite, febbre alta e vomito.
A confermarlo è la mamma di una bambina che frequenta la struttura. Ancora scossa per l'accaduto, racconta di avere appreso, attraverso la chat della classe, che anche altri bambini stavano manifestando disturbi simili.
«Ho scritto nel gruppo e ho scoperto che vomito e diarrea riguardavano anche altri piccoli. Inizialmente abbiamo pensato a un normale virus intestinale, perché i sintomi erano gli stessi per quasi tutti».
La preoccupazione è aumentata quando, nella conversazione tra le famiglie, sono comparsi i referti relativi ad alcuni bambini ricoverati. In uno di questi, secondo quanto riferito dalla donna, è stata segnalata la presenza del Clostridium difficile, il batterio sul quale si stanno concentrando le prime ipotesi investigative. Al momento, però, non esiste alcuna comunicazione sanitaria ufficiale che abbia accertato un'origine comune dei casi o un collegamento con la morte di Alessio Pio.
«Quando una mamma ha condiviso il referto del figlio ricoverato, nel gruppo ci è stato consigliato di sottoporre i bambini alle analisi. Ho chiamato nuovamente la pediatra, che mi ha chiesto come stesse mia figlia. Non aveva più la febbre, mangiava poco ma sembrava essersi ripresa, quindi abbiamo continuato a monitorarla».
Dopo avere appreso della morte del bambino, la donna ha deciso di sottoporre la figlia all'esame delle feci.
«A questo punto voglio fare tutti i controlli. Anche alcuni adulti della nostra famiglia hanno avuto problemi intestinali e temo che la bambina possa avere portato a casa l'infezione». Anche altre mamme raccontano ore di forte apprensione.
«Siamo tutti molto preoccupati per un eventuale contagio. Ho paura che il batterio possa aver circolato anche tra gli altri bambini della scuola».
Le parole sono di Monica, mamma di un bambino di un anno e due mesi che frequenta il nido Family Baby School di Tropea, e descrivono il clima che si respira in queste ore nella cittadina dopo la morte del piccolo Alessio.
«Alcune mamme — dice — sono state contattate direttamente dall'Asp e questo ci fa capire quanto la situazione venga seguita con attenzione. Ma la paura resta e tutti vogliamo capire che cosa sia accaduto».
Anche Federica, mamma di una bambina di tre anni che da giugno non frequenta più la struttura, esprime tutta la sua preoccupazione.
«Mia figlia da giugno non andava più in quella scuola — racconta Federica, mamma di una bambina di tre anni, al Corriere della Sera — ma quello che è successo ci spaventa comunque. Se è accaduto una volta, chi ci garantisce che non possa succedere ancora? Chiediamo la massima trasparenza e vogliamo capire se tutte le procedure siano state rispettate. Nella scuola di mia figlia non si è verificato alcun caso, ma tra le mamme la preoccupazione è enorme».
L'inchiesta, al momento a carico di ignoti, dovrà fare luce sulle cause del decesso del piccolo Alessio Pio e accertare eventuali responsabilità penali.



