Biotestamento, Reggio tra i primi comuni con registro: ad oggi sono 600 le iscrizioni

VIDEO | È stato istituito nel 2018. Si accede al servizio previo appuntamento, recandosi presso l'ufficio decentrato di Santa Caterina dove l'ufficiale di Stato Civile provvede a trasmettere i dati direttamente al Ministero

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di Anna Foti
20 aprile 2021
22:00

Seicento reggini hanno fatto testamento biologico, depositando le disposizioni anticipate di trattamento sanitario, meglio note come biotestamento, presso l'apposito ufficio del comune di Reggio Calabria, tra i primi in Italia nel 2015 ad avere approvato il regolamento per il registro e sempre tra i primi comuni in Calabria ad averlo istituito nel 2018, appena la legge lo ha consentito.

Il servizio del Comune di Reggio

Disponibile e accessibile, dunque, questo strumento attraverso il quale ogni persona maggiorenne e capace di intendere e di volere, in previsione di un'eventuale futura incapacità di autodeterminarsi e dopo essersi adeguatamente informata, può esprimere la propria volontà in materia di trattamenti sanitari, manifestando consenso o il rifiuto rispetto ad accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari. È la legge, approvata nel 2017, a indicare le modalità in cui redigere il biotestamento e tra queste modalità, unitamente all'atto pubblico o scrittura privata autenticata dinnanzi al notaio, anche una scrittura privata senza alcun costo, da consegnare in un plico sigillato presso gli uffici preposti dei Comuni di residenza, previa iscrizione al relativo registro che dal 2020 è digitale, centralizzato e gestito direttamente dal ministero della Salute.


Previo appuntamento in questo frangente pandemico, è possibile recarsi presso l'ufficio comunale decentrato di Santa Caterina, sito in via Montello 10, a Reggio Calabria, per iscriversi al registro e depositare il biotestamento, che rientra tra i servizi Demografici per il Cittadino. «Il mio compito è quello di compilare con i dati del disponente il modulo appositamente predisposto per l'iscrizione al registro ad opera dei Comuni di residenza. Non ho alcuna prerogativa in merito al contenuto del testamento che deve essere redatto senza alcuna ingerenza da parte mia. Io lo ricevo in busta chiusa», ha spiegato l'ufficiale di Stato Civile del comune reggino preposta al servizio, Rossella Cardia.

«Il servizio erogato con professionalità e nell'assoluto rispetto della privacy riguarda un tema molto delicato, a dibattuto per le implicazioni etiche, giuridiche e sociali. Fino al 2019 abbiamo tenuto un registro cartaceo sul quale abbiamo registrato i cittadini che depositavano il testamento. Dal 2020 presso il ministero della Salute vi è una banca dati nazionale che, in luogo dei singoli registri cartacei e comunali, registra in tempo reale tutte le Disposizioni anticipate espresse e le aggiorna tempestivamente in caso di rinnovo, modifica o revoca», ha spiegato Sara D'Elia, funzionaria per i Servizi Demografici del Comune di Reggio Calabria.

Il testamento può constare anche della figura del fiduciario, indicato al momento dell’iscrizione o anche successivamente, con il delicato compito di per garantire lo scrupoloso rispetto delle volontà del disponente.

Può essere revocato e modificato in qualunque momento e resta pertanto un atto compiuto nell’esercizio del diritto di ciascuno di autodeterminarsi. Diritto che anche la cittadinanza reggina aveva rivendicato. «Siamo stati tra i primi comuni ad occuparci di questa tematica così delicata, convinti che bisognasse offrire questo servizio ai cittadini che ne volessero fruire. L'abbiamo sempre ritenuta una scelta di civiltà», ha sottolineato Francesco Gangemi, consigliere comunale con delega agli Affari Generali di Reggio Calabria.

Fine vita e libertà di autoderminazione

In tema di fine vita si pone anche la questione del suicidio assistito o eutanasia - dal greco dolce morte - ossia al rispetto della volontà esplicita di una persona di non volere continuare a protrarre quella condizione di sofferenza imposta dalla malattia in cui è costretta a vivere. In Italia, dove agevolare un suicidio resta reato, la giurisprudenza da qualche anno sta aprendo qualche varco in questa direzione. La strada per una legge è però ancora lunga.
Il dibattito etico e valoriale che ha preceduto il varo della legge sul biotestamento, del resto, ha dimostrato la complessità delle problematiche tra loro intrecciate: il riconoscimento del primario e indefettibile diritto alla vita (non a caso gli inglesi lo chiamano living will), il consenso informato alle cure e il rispetto della libertà di scelta e di autodeterminazione dell’individuo affetto da patologia invalidante fisica, psichica e relazionale, la cui salute sia dunque gravemente compromessa.

Un dibattito che ha portato alla fine del 2017 a normare anche in Italia, la possibilità di esprimere anticipatamente ed efficacemente una volontà chiara, libera e manifestata, nel pieno possesso di tutte le facoltà mentali, di non acconsentire alle cure per malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti, che costringerebbero (evidentemente in una fase della vita in cui non si avrebbe più la lucidità di manifestare la propria volontà favorevole o contraria) a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali (per idratazione e/o nutrizione), compromettendo in modo definivo la vita di relazione.

Il tema generale si ascrive al contesto costituzionale dell’articolo 32 della Costituzione (“La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti/Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”) e della Convenzione di Oviedo sui Diritto dell'Uomo e sulla Biomedicina del 1997, ratificata in Italia nel 2001. Tale procedimento di ratifica, tuttavia, nel nostro paese attende ancora di essere ancora perfezionato con la predisposizione degli appositi strumenti che assicurino l'attuazione dei contenuti della convenzione.
Certamente la possibilità di esprimere legalmente tali disposizioni anticipate sta consentendo all'Italia di allinearsi con altri paesi europei e di compiere dei passi in avanti sul fronte della libertà di scelta.

Giornalista
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