Il caso

Bortoletti in Calabria ma non da carabiniere, una norma può cambiare le regole per il sub commissario alla Sanità

VIDEO | Un emendamento inserito nel decreto Sostegni Ter prevede che non possa svolgere funzioni di polizia giudiziaria. Se sarà approvato il colonello dovrà lasciare la divisa a Milano ma sono passati già 4 mesi dalla sua nomina mai perfezionata (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Luana  Costa
14 marzo 2022
06:07

Giace sepolto tra le centinaia e centinaia di emendamenti depositati in commissione Bilancio al Senato, un testo che mira a modificare le condizioni di ingaggio dei sub commissari in Calabria. Chi lo ha depositato è Daniele Manca, senatore in quota Pd eletto in Emilia Romagna, che a quanto pare ha di recente iniziato ad occuparsi anche di sanità in regioni sottoposte a piano di rientro e, più in particolare, di quella calabrese.

Regole di ingaggio

L’emendamento depositato dal parlamentare al decreto Sostegni Ter, al momento in fase di conversione in legge, punta infatti a modificare il decreto Calabria e le regole di reclutamento dei sub commissari, nominati dal Governo in supporto del commissario ad acta. Si tratta di un provvedimento che giunge in un momento decisivo se si considera l’impasse amministrativa in cui è precipitato l’insediamento di uno dei due sub commissari individuati dal Governo: Maurizio Bortoletti, nominato il 18 novembre scorso e da quattro mesi ancora lontano dal terzo piano della Cittadella.


Il rebus Bortoletti

E, forse non a caso, l'emendamento sembra confezionato appositamente allo scopo di sciogliere il rebus sul trattamento economico da attribuire al colonello dei carabinieri in servizio a Milano, tra le principali ragioni che lo tengono lontano dalla Calabria. Già la Ragioneria dello Stato aveva, infatti, provato a dirimere il nodo sollevato dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri sull’istituto da applicare al militare per consentirgli di poter prendere servizio in Calabria.

L'emendamento

Adesso a riprovarci è un senatore della Repubblica con un emendamento mirato, di poche righe. All’articolo 1 del decreto Calabria si propone l’inserimento di due ulteriori commi. Il primo recita: «Per i sub commissari il trattamento economico fondamentale è a carico dell’amministrazione di appartenenza, mentre il trattamento economico accessorio è a carico della struttura commissariale». La proposta, in caso di approvazione, supererebbe de plano i dubbi interpretativi sull’istituto da applicare: al sub commissario potrà essere corrisposto lo stipendio base – assicurato dall’amministrazione di appartenenza – integrandolo con il compenso da sub commissario che in Calabria è fissato in 150mila euro, da dividere con Ernesto Esposito, nominato successivamente.

Commissario "demilitarizzato"

Ben più insidioso appare, invece, il secondo comma: «Se appartenenti alle Forze di polizia è sospesa, per l'intera durata del mandato, la qualifica di polizia giudiziaria». All’atto del suo insediamento Maurizio Bortoletti dovrebbe svestirsi – ma solo temporaneamente - della sua funzione di ufficiale dei carabinieri. Una demilitarizzazione in piena regola che diventerebbe di ulteriore intralcio all’insediamento, secondo quanto riferito dallo stesso presidente della Regione Calabria e commissario ad acta, Roberto Occhiuto.

In Calabria in divisa

Interrogato sul caso, proprio Occhiuto, aveva dichiarato: «Ho scritto al ministero in più di una occasione per chiedere che Bortoletti possa assistermi con la sua presenza qui e nella sua qualità di ufficiale di polizia giudiziaria». A margine di un incontro con i sindacati tenuto in Cittadella il 21 febbraio scorso aveva poi aggiunto: «Lui vuole venire come carabiniere in utilizzo anche nella qualità di sub commissario». E d’altronde era noto, al momento della scelta da parte del presidente della Regione e della successiva nomina da parte del Consiglio dei Ministri, che Maurizio Bortoletti svolgesse la funzione di ufficiale dei carabinieri ancora in servizio. La sua nomina caldeggiata da più parti, non da ultimo prima delle elezioni regionali dal responsabile della Lega Sanità, Elio D’Alessandro.

Indipendenza dall'esecutivo

Tuttavia, la necessità del provvedimento viene così spiegata nella relazione d’accompagnamento: «In assenza di tale emenda appartenenti alle Forze di polizia nominati sub commissari si troverebbero ad essere sottoposti ad una duplice dipendenza: da un lato quella del menzionato commissario e, dall’altro, quella dell’autorità giudiziaria» vi si legge con un richiamo all’articolo 109 della Costituzione che «sancisce espressamente il legame strettissimo esistente tra l’autorità giudiziaria e la polizia giudiziaria. In particolare, l’attribuzione all’autorità giudiziaria del potere di disporre direttamente della polizia giudiziaria è funzionale a rafforzarne l’indipendenza escludendo che il potere esecutivo possa frapporsi alla possibilità di valersi della stessa polizia giudiziaria».

Omissioni di denuncia?

«La novella è finalizzata a garantire che l’appartenente alle Forze di polizia nominato quale sub commissario possa adempiere correttamente e senza alcun condizionamento ai compiti assegnatigli. L’attribuzione della qualifica di polizia giudiziaria non comporta solamente la competenza a porre in essere determinati atti investigativi ma anche e soprattutto specifici doveri ulteriori rispetto all’obbligo di denuncia da parte del pubblico ufficiale dei reati di cui ha avuto notizia nell’esercizio o causa delle sue funzioni, il cui ritardo o omissione sono sanzionati».

Giornalista
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