Commissione antimafia in Calabria: per la presidenza un nome “attenzionato” dalla Dda

L'ex vicesindaco di Locri Raffaele Sainato per gli inquirenti dell'inchiesta "Mandamento Jonico" avrebbe goduto nelle elezioni amministrative degli scorsi anni del sostegno del potente clan dei Cataldo 

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di Giuseppe Baglivo
12 giugno 2020
16:43
Il Consiglio regionale e nel riquadro Raffaele Sainato
Il Consiglio regionale e nel riquadro Raffaele Sainato

È tempo di Commissioni e presidenze in seno al Consiglio regionale e dopo una riunione-fiume fra i partiti del centrodestra, il nome più accreditato a presiedere la commissione antindrangheta pare essere quello di Raffaele Sainato, 50 anni, che tre giorni fa ha lasciato l’incarico di vicesindaco del Comune di Locri. Sainato – che a gennaio è risultato il primo dei non eletti nelle fila di Fratelli d’Italia – è subentrato in Consiglio regionale nel marzo scorso al consigliere Domenico Creazzo, eletto nella circoscrizione Sud per la lista “Fratelli d’Italia” ma sospeso dalla carica poiché travolto a febbraio dall’inchiesta “Eyphemos” della Dda di Reggio Calabria nell’ambito della quale è stato arrestato per il reato di scambio elettorale politico mafioso con la cosca Alvaro di Sinopoli.

 


Lo stesso Sainato nel marzo scorso ha anche chiesto al Consiglio regionale di dichiarare la decadenza del collega di partito Creazzo in quanto – a suo avviso – lo stesso sarebbe pure in una condizione di ineleggibilità poiché in servizio nella Guardia di finanza nonché presidente facente funzioni del Parco dell’Aspromonte “alla cui costituzione, finanziamento e controllo concorre la Regione Calabria”.

 

Raffaele Sainato – impiegato di banca – è stato più volte assessore comunale a Locri con deleghe importanti come quelle all’Urbanistica ed al bilancio. Nell’ultima giunta comunale – che ha lasciato tre giorni fa per incompatibilità con il nuovo ruolo di consigliere regionale – oltre che vicesindaco era anche assessore al bilancio ed all’ambiente. «Sono orgoglioso di essere stato vicesindaco di una città fatta di tante persone per bene – ha dichiarato tre giorni fa Sainato –. Un ruolo svolto sempre con l’idea alta della politica e per trasmettere ai giovani ed ai miei figli l’importante umiltà dell’agire per il bene pubblico».

 

Sainato verso la Presidenza della Commissione antimafia 

Il suo nome alla presidenza della commissione regionale antimafia potrebbe però creare più di qualche imbarazzo. Sebbene sinora le varie commissioni regionali antimafia abbiano fatto poco più che il solletico alla ‘ndrangheta e non sono infatti ricordate per grandi idee in ordine al contrasto al fenomeno mafioso – chi non ricorda l’aspirina "antindrina" degli scorsi anni ? – i segnali che si lanciano all’esterno sono ugualmente importanti. C’è poi un altro problema di non poco conto: può una commissione regionale antimafia svolgere il proprio ruolo senza necessariamente rapportarsi alle Direzioni distrettuali antimafia di Catanzaro e Reggio Calabria? E, prescindendo dai profili penali che si discutono unicamente nelle aule dei Tribunali, può una Commissione regionale antimafia, e più in generale la politica calabrese, prescindere dagli atti giudiziari, dalle carte e dalle inchieste condotte proprio dai magistrati antimafia? Ecco, quindi, che il nome di Raffaele Sainato alla presidenza dell’antimafia regionale calabrese potrebbe risultare a molti “indigesto”. Ne spieghiamo i motivi.

 

L'inchiesta Mandamento Jonico

E’ il luglio del 2017 e la Dda di Reggio Calabria porta a termine un’operazione storica nel contrasto ai clan calabresi. Quasi 300 indagati, 116 arresti e migliaia di pagine di fermo e poi ordinanza di custodia cautelare che svelano affari e misfatti delle più potenti cosche della Locride. Un intero capitolo dell’inchiesta è intitolato ai “Rapporti con il mondo della politica e delle istituzioni” ed ha acceso i riflettori sulle elezioni amministrative che nel maggio del 2013 hanno registrato l’elezione a sindaco di Locri di Giovanni Calabrese (attuale primo cittadino riconfermato nel giugno del 2018).

Dalle intercettazioni e dalle indagini, secondo la Dda di Reggio Calabria, sarebbe emerso “l’elevato indice di condizionamento che erano in grado imprimere le cosche Cataldo e Cordì sull’esito finale delle consultazioni di Locri ed un’intesa tra di loro in tale direzione sarebbe stata determinante ai fini dell’aggiudicazione della tornata elettorale”. Le indagini avrebbero permesso di appurare che la stipulazione della pace fra le due storiche consorterie mafiose di Locri – i Cataldo ed i Cordì – si sarebbe fondata anche su accordi di natura “politica”, oltre che sull’equa ripartizione dei profitti derivanti dal controllo degli appalti pubblici.

 

Raffaele Sainato e l'inchiesta della Dda di Reggio 

E’ da un dialogo fra Antonio Cataldo (che nel maggio dello scorso anno è stato condannato a 8 anni di reclusione nell’inchiesta “Mandamento Jonico”) ed un altro interlocutore che per gli inquirenti si ricava quello che definiscono come “il consenso goduto da alcuni candidati nell’ambiente criminale di Locri”. E’ a questo punto, quindi, che la Dda di Reggio Calabria riporta il nome di Raffaele Sainato e rimarca come a seguito delle elezioni del 2013 era stato nominato vicesindaco, avendo nella precedente consiliatura ricoperto la carica di consigliere di minoranza e che sarebbe stato “portato dai Cataldo alle precedenti elezioni comunali, mentre in quelle del 2013 avrebbe goduto del sostegno di Renato Floccari, quest’ultimo fra gli arrestati dell’operazione “Mandamento jonico”.

Sul vicesindaco Raffaele Sainato, la Dda di Reggio Calabria sottolineava poi come “forte dei quasi 800 voti ottenuti, 795 per la precisione, l’assessore con delega al bilancio ed al personale, Sainato Raffaele, dettava legge in seno all’amministrazione comunale, gestendo a proprio piacimento le funzioni pubbliche demandategli in virtù del mandato ricevuto, oscurando persino la figura del sindaco Calabrese Giovanni”. I magistrati dell’antimafia reggina hanno poi evidenziato quella che hanno definito come “la derivanza mafiosa del risultato elettorale”, con particolare riferimento “alla figura del primo eletto Raffaele Sainato, con una voluminosa crescita in termini di voti ottenuti da quest’ultimo rispetto alle precedenti consultazioni”.

L’inchiesta si ferma al 2013, con l’operazione che è scattata invece nel 2017. Nel giugno 2020 Raffaele Sainato – che è bene sottolineare non risulta indagato nell’inchiesta “Mandamento Jonico – concorre ora per la presidenza della commissione regionale antimafia. Colui che viene indicato dai magistrati come suo sostenitore elettorale nelle precedenti amministrative  – Renato Floccari – è stato condannato in primo grado nel maggio dello scorso a 20 anni di reclusione. Benvenuti in Calabria.

Giornalista
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