Riconversione degli ospedali dismessi, il decreto Calabria ferma ancora tutto

Le Case della Salute avrebbero dovuto offrire servizi assistenziali di base ma le gare sono bloccate. La struttura commissariale ha invitato le Asp ad aderire alla convenzione Invitalia

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di Luana  Costa
25 maggio 2020
14:41

Era il 2011 e a reggere le sorti della sanità in Calabria c'era Giuseppe Scopelliti nella duplice veste di presidente e commissario ad acta. Fu lui a firmare il primo decreto che prevedeva la riconversione di strutture ospedaliere dismesse in Case della salute. Un progetto, finanziato con poco meno di 50 milioni di euro, che mirava a deospedalizzare la sanità offrendo i servizi assistenziali di base direttamente sul territorio.

 

La pianificazione 

Sette i presidi ospedalieri individuati in Calabria da riconvertire in Case della salute. Per l'area nord: Trebisacce, San Marco Argentano e Cariati; per l'area centro: Chiaravalle e Mesoraca; per l'area sud: Scilla e Siderno. Ma nonostante il cronoprogramma stipulato più recentemente in Regione nel novembre del 2017, nessuno dei piani di riqualificazione risulta ancora andato in porto. L'iter di progettazione per tutte le strutture sanitarie era, infatti, subordinato all'esecuzione della verifica di vulnerabilità sismica. Tutti gli stabili dovevano essere adeguati alle normative, una procedura che ha allungato i tempi a dismisura tanto che ancora oggi nessun intervento è ancora stato avviato.

 

Area nord

Ad esempio, per l'area nord l'Azienda Sanitaria provinciale di Cosenza ha sviluppato il progetto esecutivo per il presidio di San Marco Argentano senza però pubblicare ancora la gara; per il presidio di Cariati non è stata nappure svolta la verifica di vulnerabilità sismica del sito mentre sull'ospedale di Trebisacce pende una sentenza del Consiglio di Stato che la individua quale ospedale di zona disagiata.  

 

Area centro e sud

Stessa scena nell'area sud. L'Azienda Sanitaria provinciale di Reggio Calabria ha avviato la progettazione sul sito di Siderno mentre per il presidio di Scilla non risulta avviata neppure la verifica di vulnerabilità sismica. Mentre per l'area centro, le Aziende Sanitarie provinciali di Catanzaro e Crotone hanno recepito i progetti esecutivi per i presidi di Chiaravalle e Mesoraca ma non hanno ancora proceduto a pubblicare i bandi di gara. Molti servizi nel frattempo sono stati attivati all'interno degli presidi ospedalieri individuati in un primo momento ma che, tuttavia, non sono stati adeguati alle normative antisismiche.

 

La mannaia del decreto Calabria

Il colpo mortale alla pianificazione lo ha inferto, infatti, l'anno scorso il decreto Calabria che fissando limiti oltre i quali le aziende non possono indire gare pubbliche - quelle sopra soglia - ha definitivamente bloccato i pochi progetti che erano riusciti pur tra mille diffiicoltà ad andare avanti. Il cronoprogramma ha subìto una nuova battuta d'arresto e già nei mesi scorsi dagli uffici della struttura commissariale era partito un invito a tutte le Aziende sanitarie provinciali regionali ad aderire alla convenzione che la Regione ha stipulato con Invitalia per fornire supporto organizzativo nelle procedure di gara e, in particolare, per gli interventi di edilizia sanitaria. 

Giornalista
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