Caso Miramare, contestata nuova aggravante al sindaco di Reggio Giuseppe Falcomatà

Nel corso dell'udienza preliminare la decisione del pm che potrebbe determinare un aumento della pena in caso di condanna

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di Consolato Minniti
17 settembre 2018
13:37
Giuseppe Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria
Giuseppe Falcomatà, sindaco di Reggio Calabria

Ci sono brutte notizie per alcuni imputati del processo per la vicenda Miramare. Sebbene l’udienza odierna sia stata caratterizzata da un rinvio per l’enorme mole di carte prodotte dalle difese, il pubblico ministero ha contestato una nuova aggravante di tipo speciale, ossia quella relativa all’articolo 476, 2 comma del codice penale, per quanto ipotizzato al capo B della rubrica. In altri termini, si tratta dell’aggravante che riguarda la falsità di un atto, o parte di un atto, che faccia fede fino a querela di falso. E in questo caso la reclusione prevista va da tre a dieci anni di reclusione. Una grana non da poco per il primo cittadino Giuseppe Falcomatà, imputato di falso in atto pubblico assieme alla segretaria Giovanna Acquaviva.

L’abuso d’ufficio

Come si ricorderà tutto nasce dall’assegnazione del “Miramare”, noto hotel di prestigio di proprietà dell’amministrazione comunale, alla onlus “Il sottoscala”, presieduta da Paolo Zagarella. Per il Procura, rappresentata dal sostituto procuratore Walter Ignazitto, le persone indagate avrebbero violato i doveri di «imparzialità, trasparenza e buona amministrazione», concordando l’affidamento solo con l’associazione di cui l’imprenditore è stato nominato presidente il giorno precedente alla delibera di Giunta.

Il falso

Per il sindaco c’è anche l’accusa di falso, che lo vede coinvolto assieme alla segretaria Acquaviva. Questi, infatti, nella delibera del 16 luglio attestarono come la delibera fosse immediatamente esecutiva; che la collaborazione con “Il sottoscala” dovesse essere una sorta di sperimentazione, prima di una procedura di evidenza pubblica; che l’assegnazione era demandata al dirigente. Dichiarazioni che, per la Procura, non risponderebbero al vero, in quanto il “Miramare” era già nella disponibilità di Zagarella, che aveva le chiavi dell’immobile. Parole mendaci aggravate dalla volontà di occultare l’abuso d’ufficio e retrodatare la delibera. E che oggi trovano una ulteriore aggravante dettata – secondo l’accusa – dall’aver falsificato un atto che fa fede fino a querela di falso.

L’udienza davanti al gup Giovanna Sergi è stata aggiornata al prossimo 19 novembre.

 

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