Gli agricoltori di Castrovillari sospendono la protesta. Il presidio che da giorni occupava la rotonda, con gli attivisti presenti dalla mattina alla sera, ha deciso di fermarsi e di allinearsi a quanto emerso dall’incontro con il Ministro dei Trasporti Matteo Salvini sul caro gasolio. In questi giorni il gruppo aveva tenuto lontani partiti e associazioni, rifiutando passerelle politiche e bandiere e portando avanti la mobilitazione con le proprie forze. Lo stop però non è definitivo. Gli agricoltori lasciano la rotonda in attesa che la soluzione discussa al tavolo diventi un impegno scritto, e per verificarlo guardano al 27 ottobre. Quel giorno il ministero dei Trasporti ha convocato a Porta Pia le rappresentanze dell’autotrasporto, con esponenti della Presidenza del Consiglio, del ministero dell’Economia e del Ministero del Made in Italy. Le misure arrivate nelle settimane precedenti gli attivisti le avevano definite un’elemosina, troppo poco per un problema che considerano strutturale. Dal tavolo romano il presidio si aspetta più di un taglio sul carburante. Durante la mobilitazione gli agricoltori hanno spiegato più volte che il gasolio è stato solo l’ultimo aumento di una lunga serie. Uno degli attivisti lo aveva detto chiaramente: «Ci aiutano con il gasolio, però non aiutano la filiera e non aiutano i nostri prodotti. Il nostro resta un problema insoluto». Per questo il gruppo aveva chiesto di parlare anche con il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, oltre che con Salvini.

Tra le richieste ci sono i prezzi pagati ai produttori, che gli agricoltori giudicano troppo bassi rispetto a quelli poi praticati sui mercati, a partire dalle olive. C’è poi la concorrenza dei prodotti che arrivano da Algeria, Marocco e Spagna e che, secondo i manifestanti, non rispettano i disciplinari imposti alle aziende italiane. In Calabria chi coltiva spende molto per la difesa delle colture e non può usare alcuni fitofarmaci, e sugli scaffali della grande distribuzione fatica a reggere il prezzo della merce importata. Gli attivisti ne fanno anche una questione di futuro, in un territorio dove negli ultimi anni si è cercato di convincere i giovani a restare nei campi. Alla rotonda di Castrovillari la protesta è sempre stata presentata come una battaglia di tutti, legata al carovita che pesa sulle famiglie. La spesa al supermercato costa di più, e costa di più anche andare al lavoro. Un secondo manifestante aveva fatto i conti durante il presidio: «Chi andava a lavorare spendeva 100 o 150 euro al mese di gasolio, adesso siamo a 300 euro. Solo per recarsi al lavoro si spende il doppio».

Ora il presidio aspetta. Il 27 ottobre gli agricoltori verificheranno gli impegni presi con Salvini, e se le misure per la filiera e contro il carovita non arriveranno la mobilitazione di Castrovillari potrebbe riprendere.