Catanzaro: voti, chiamate e morzello alle elezioni comunali 2012 e alle provinciali 2014

I contatti tra il braccio destro del boss emergente Mellea e il consigliere Amendola: «Com’è andata?», «Alla grande…». La fallimentare campagna a sostegno di Brutto come presidente della Provincia, prima della ribellione contro Tallini (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Pietro Comito e Luana Costa
3 dicembre 2020
21:00

«Come siamo andati?». «Alla grande… Alla grande… Alla grande… L’abbiamo asfaltati… Eravamo i primi Robe’… Quattrocento…». Robe’ è Roberto Corapi, presunto factotum di Gennaro Mellea, ritenuto dagli inquirenti il capo del gruppo mafioso tentacolo dei Grandi Aracri di Cutro che s’era presa mezza Catanzaro. L’interlocutore estasiato per il risultato elettorale è invece Andrea Amendola, già consigliere comunale.

È il 22 gennaio 2013, nel capoluogo di regione si torna alle urne per le suppletive negli otto seggi i cui risultati, alla tornata del 6 e 7 maggio 2012, erano stati annullati dal Tar per irregolarità. Corapi chiama Amendola, usando il plurale maiestatico. Il politico fa il punto: «Sì, primo. Primo… 418 voti». Corapi: «Dai, hai recuperato là… No?». «Sì… Sì… Sì... Li abbiamo trovati… Abbiamo trovato tutti i voti…».


Il dialogo è agli atti del procedimento Farmabusiness e viene acquisito nel contesto dell’indagine Terremoto per corroborare il compendio indiziario che porterà all’arresto – tra gli altri – dell’ex presidente del Consiglio regionale della Calabria Domenico Tallini. Corapi, per il suo legame criminale con il capo dei Gaglianesi Gennaro “Pierino” Mellea, è stato già condannato nell’ambito del procedimento Kyterion (7 anni in appello, in riforma della sentenza di primo grado che gliene aveva inflitti 9, mentre ora attende la Cassazione). Amendola, invece, non è indagato in alcuna delle indagini citate.

Confidenza e disponibilità

Lo stesso, d’altronde, aveva un rapporto confidenziale con nuovi gangster, come dimostrano le intercettazioni della Direzione distrettuale antimafia adesso al vaglio, tra l’altro, anche dell’Ufficio territoriale del governo di Catanzaro. C’è un altro contatto significativo tra i due, Amendola e Corapi, il giorno delle suppletive. Corapi: «Io stasera sono… Da quel nostro amico in comune (che gli inquirenti identificano proprio in Pierino Mellea)… che faccio un po’ di morzello di baccalà… E c’è pure un po’ di carne alla brace… Se vuoi passare dopo le otto…». E Amendola: «Perfetto, perfetto… Mi faccio una capatina…».

Diamo per scontato, ovviamente, che allora Amendola non sapesse che Mellea era ormai il boss emergente di Catanzaro e che Roberto Corapi fosse il suo factotum. Così come diamo per scontato che lo stesso consigliere comunale catanzarese non sapesse quanto Domenico Scozzafava, il “grande elettore” di Domenico Tallini arrestato in Farmabusiness, fosse ammanicato coi Grande Aracri di Cutro.

Perché proprio rispetto a Scozzafava - scrivono i carabinieri del Nucleo investigativo di Catanzaro - si «metteva a “completa disposizione” nella vicenda relativa al trasferimento della residenza da effettuare ad alcuni “amici” compiacenti in modo da ottenere artatamente i voti dei predetti alle elezioni amministrative per il Comune di Sellia Marina. Che la geniale procedura fosse illecita - è scritto nell’informativa Terremoto - lo sapevano anche i soggetti interessati, difatti nel corso della telefonata intercorsa tra Amendola e Scozzafava, quest’ultimo beffardamente affermava “Mi arrestano…”». L’avrebbero arrestato, invece, qualche anno dopo, per altro, mentre questa circostanza non è oggetto di alcuna imputazione, ma è sintomatica della natura dei rapporti intercorrenti tra i due.

Peraltro, l’indagato di Farmabusiness ed Amendola hanno una passione comune, oltre alla politica: il pallone, anzi, il Catanzaro. Il consigliere è un tifoso storico, un ultras, e - scrivono i carabinieri - «permetteva a Scozzafava ed altri della consorteria malavitosa ingressi gratuiti allo stadio Ceravolo in occasione degli eventi calcistici».

Le elezioni provinciali 2014

Aspetti sintomatici, secondo gli inquirenti, di quanto fosse diffusa la rete di relazioni intessuta dai nuovi presunti padroni della Gomorra Catanzarese, i quali sarebbero stati presenti a tutte le elezioni. L’indagine Terremoto, infatti, richiama anche le provinciali del 12 ottobre 2014. Scozzafava, alla vigilia della chiamata alle urne (la prima dopo la riforma degli enti intermedi targata Delrio) inizia a contattare a tamburo battente «amici e conoscenti ricoprenti la carica di amministratore in uno dei Comuni della Provincia, o per lo meno si è interessato ad avvicinarne altri attraverso amicizie in comune».

Fa campagna elettorale per «chiedere il voto per l’elezione a presidente del consiglio provinciale del candidato Brutto Tommaso».  Brutto - già consigliere comunale a Catanzaro, non indagato - è sì uno del centrodestra, che in quella fase ha diversi big a suo supporto. «È con Galati…». Ovvero l’ex sottosegretario Giuseppe, pure lui - per completezza e correttezza di informazione - estraneo a contestazioni di reato. E oltre Galati, Brutto conta pure su altri due sponsor importanti, ovvero l’ex senatrice Anna Maria Mancuso e, Mimmo Tallini. Le cose andranno male, però. Tallini lo scaricherà, Brutto perderà la tornata. Vincerà Enzo Bruno del Partito democratico. E dopo la sconfitta, il candidato presidente di Forza Italia sconfitto dirà: «Tallini ha distrutto Catanzaro, ora punta alla Regione…».

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