Corigliano Rossano, sgomberata palazzina occupata abusivamente

VIDEO | Il sindaco Flavio Stasi si è recato a Schiavonea ha garantito alloggi alternativi ai cinque extracomunitari trovati in una delle stanze nello stabile abbandonato

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di Matteo Lauria
3 febbraio 2021
20:30

Questa mattina a Schiavonea, quartiere marinaro di Corigliano Rossano, è stata resa esecutiva una ordinanza sindacale di sgombero di un fabbricato a tre piani, abitato prevalentemente da senza tetto, da extracomunitari e comunitari, per lo più sfruttati dal caporalato. Una palazzina presa d’assalto, qualche testimonianza racconta che talvolta arrivava a ospitare fino 100 unità. Un fabbricato senza luce e gas, odori nauseabondi, stanze zeppe di rifiuti, coabitata da persone sfortunate ma anche da chi delinque. C’era un po’ di tutto in quella casa. E i residenti del posto che abitano nei pressi vi hanno convissuto fin quando hanno potuto. Poi, di fronte alle forme di degenerazione, hanno iniziato a reagire con petizioni e via discorrendo. Una casa abusiva che, con ogni probabilità, sarà presto demolita.

Il sindaco Flavio Stasi si è portato sul posto, ha garantito alloggi alternativi ai cinque extracomunitari trovati in una delle stanze della palazzina, tutti sottoposti a tamponi rapidi i cui esiti sono risultati negativi. Sono intervenuti i vigili del fuoco, i carabinieri, la polizia, la guardia di finanza, la polizia locale, l’Asp di Cosenza, i servizi sociali. Il primo cittadino parla di “forte segnale” di contrasto all’illegalità ma proteso alla cultura dell’integrazione.


Flussi imponenti in prospettiva, occorre programmare 

La narrazione di chi vive nei pressi della palazzina riproduce pezzi di verità riscontrabili nei verbali dei carabinieri, più volte intervenuti e a volte sfidati con arroganza da chi o era in stato di ebbrezza o era dotato di animo violento. Aggressioni in tutte le ore del giorno e della notte, risse e accoltellamenti tra immigrati stessi. Le famiglie del quartiere avevano ridotto le uscite, limitandole all’indispensabile. «Una sera, racconta uno dei residenti della zona, a fronte dell’ennesima rissa decidemmo di dotarci di bastoni dando vita a una vera e propria rivolta. Entrammo in una delle stanze e trovammo una donna riversata nell’immondizia, immersa nei rifiuti. Un degrado inaudito».

La situazione, tuttavia, nei prossimi anni è destinata a subire una impennata di presenze, anche a causa di una richiesta delle maestranze da parte del territorio. «Quest’anno sono arrivati in tanti, afferma Carmen Florea – mediatrice culturale, sono persone che non hanno una rete di conoscenze o parentelare, quindi non troveranno mai una casa in fitto in quanto non conoscono nessuno e la diffidenza nei loro confronti è tanta. Ed ecco che vanno alla ricerca di accampamenti di fortuna. Non bastano le tendopoli, ora prendono d’assalto anche case e lidi o disabitati o sotto sequestro. È necessario attuare una progettualità di vera accoglienza, in prospettiva i flussi aumenteranno e non possiamo trovarci impreparati».              

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