Coronavirus a Corigliano Rossano: altri 5 positivi, ma il sindaco esclude il lockdown

Stasi assicura: niente zona rossa. Ma invita alla prudenza e a osservare le prescrizioni anti-contagio

 

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di Matteo Lauria
6 settembre 2020
20:12
Flavio Stasi - Sindaco di Corigliano Rossano
Flavio Stasi - Sindaco di Corigliano Rossano

Cresce il numero dei contagiati al Coronavirus a Corigliano Rossano: cinque i positivi riscontrati nella giornata di oggi. Tutte persone a stretto contatto con i focolai esitenti e sottoposti a quarantena domiciliare. In totale si registrano 24 casi, di cui tre ricoverati a Cosenza presso il reparto di Malattie infettive, mentre gli altri sono stati collocati nel proprio domicilio in condizioni stabili.

 

Tra questi: titolari di locali pubblici e dipendenti. A darne notizia è il sindaco Flavio Stasi. Sono in corso attività di indagine, di tracciabilità e di monitoraggio, ad opera del dipartimento di Prevenzione dell’Asp di Cosenza. «I numeri possono destare allarme, e forse in un certo senso un certo allarme è utile per indurre ognuno di noi ad avere maggiore attenzione in tutto ciò che facciamo – afferma Stasi -. D’altro canto, però, questi numeri ci testimoniano anche come l’attività di monitoraggio e di ricerca rispetto a tutti i casi che si registrano è attiva ed efficace, dal momento che buona parte dei nostri concittadini positivi, fortunatamente per loro, sono asintomatici».

Niente zona rossa

«Da qualche giorno si parla del pericolo “zona rossa”, ma al momento non ci sono elementi per una chiusura forzata della città, così come non ce ne sono stati nel periodo critico del lockdown. E proprio perché non siamo in lockdown e non vogliamo tornarci, lo dico con grande chiarezza: mi aspetto che i primi ad avere livelli di attenzione massima rispetto alla sicurezza siano proprio gli esercizi pubblici, quindi – tanto per fare degli esempi – niente mascherine sotto il naso o addirittura sotto il mento (non servono a nulla!); utilizzare sempre i guanti; mantenere il più possibile le distanze anche tra il personale».

«I numeri ci dicono che il virus esiste in città, che è un fatto abbastanza normale essendo una città grande e con molte attività, ma che impone a tutti di non far finta di nulla e di continuare a vivere la propria vita ed a svolgere la propria attività nel massimo rispetto, però, di tutte le norme di sicurezza basilari che ormai conosciamo tutti a memoria».

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