Coronavirus, risalgono i contagi. A Codogno nuovi casi dopo riapertura zona rossa

Il bilancio nazionale si aggrava: sale il numero dei positivi, soprattutto in Lombardia. Nel lodigiano l'alleggerimento delle misure restrittive ha portato un ulteriore diffondersi del virus. Dagli statistici una previsione: «In Italia picco vicinissimo»

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di Redazione
27 marzo 2020
09:37

Dopo quattro giorni di calo, torna ad impennarsi il numero dei nuovi positivi per il coronavirus nel Paese: ma la curva del contagio per fortuna continua a rallentare. Nelle ultime 24 ore i malati sono 4.492 in più, per un totale di oltre 62mila persone attualmente contagiate. Numeri stabili anche sul conteggio dei guariti.

«Il picco dell'epidemia di coronavirus in Italia è vicinissimo e si presenta molto largo, una sorta di plateau», ha detto all'ANSA Fabrizio Nicastro, dell'Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e fra gli esperti del gruppo analisi numerica e statistica dati Covid-19, a proposito di dati dominati dalle cifre di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. «Se un'altra regione importante dovesse esplodere - ha rilevato - è chiaro che la curva si rialzerà».

 


Codogno, risalgono i contagi

E su versante critico, la riapertura dell'ex area protetta di Codogno avrebbe causato nuovi casi di positività a Covid-19. Lo scrive il Corriere della Sera secondo il quale dopo settimane di progressivo calo del trend, arrivato anche a toccare l'uno per cento, negli ultimi giorni è in risalita. «Abbiamo sei positivi in più - spiega il sindaco Francesco Passerini-. Nelle ultime giornate eravamo fermi a 268 casi. Un segnale che i divieti introdotti con la zona rossa avevano funzionato».

 

La Lombardia, un caso unico

I dati per la Lombardia sono pesanti: il 26 marzo, è stato registrato un aumento di 2.543 casi in un giorno, e i decessi sono arrivati a 4.861, con un aumento di 387 vittime. «Purtroppo sono dati che segnano una crescita, anche significativa - ha dichiarato Giulio Gallera, assessore al Welfare della regione– ma potrebbe dipendere dai molti tamponi in più che sono stati fatti. Quello della Lombardia è stato un caso unico – ha proseguito – e fortunatamente l'emergenza Coronavirus in altre regioni è arrivata dopo, e in Veneto si è riusciti ad individuare e circoscrivere il focolaio. Ma la risposta all'emergenza - ha rivendicato - è stata straordinaria».

 

Milano, stop alle cremazioni di chi non era residente

Rimedi estremi a Milano, dove il Comune  ferma le cremazioni per coloro che sono deceduti in città ma non erano residenti: e questo a causa della "saturazione" dovuta all'emergenza Coronavirus dell'impianto di cremazione di Lambrate. La misura, come si legge in una determina pubblicata nell'albo pretorio del Comune, sarà in vigore dal 29 marzo.

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