Corruzione negli uffici giudiziari di Catanzaro, la procura di Salerno chiude l'inchiesta per 3 indagati

L'avviso di conclusione indagini è stato notificato questa mattina all'ex magistrato Marco Petrini, al cancelliere delle commissione tributaria Massimo Sepe e all'avvocato catanzarese Maria Tassone

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di Luana  Costa
21 luglio 2021
14:44

L'accusa nei confronti di tutti è di corruzione. La Procura di Salerno ha chiuso le indagini su uno stralcio dell'operazione denominata Genesi che aveva ipotizzato, appunto, una serie di episodi di corruzione negli uffici giudiziari del distretto di Catanzaro. L'avviso di conclusione indagini è stato notificato questa mattina all'ex presidente di sezione della Corte d'Appello di Catanzaro, Marco Petrini, difeso dall'avvocato Francesco Calderaro; a Massimo Sepe, cancelliere della commissione tributaria della provincia di Catanzaro e a Maria Tassone, avvocato catanzarese, difesa dall'avvocato Valerio Murgano.

I reati

Il reato ipotizzato dal sostituto procuratore di Salerno, Maria Benincasa, e dall'aggiunto, Alberto Carnavale, è di corruzione. In particolare, Marco Petrini in qualità di presidente del collegio nell'ambito del procedimento denominato Ragno all'udienza tenuta nel gennaio del 2019 avrebbe rigettato la richiesta avanzata dalla Procura generale di utilizzare i verbali del collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso mentre nel collegio difensivo figurava anche l'avvocatessa Maria Tassone. Quest'ultima avrebbe poi chiesto aiuto nel marzo del 2019 per la difesa di Giuseppe Gualtieri accusato di duplice omicidio e il magistrato, secondo l'ipotesi dell'accusa avebbe poi concorso nella predisposizione di una istanza di revoca di misura cautelare indicando gli elementi nuovi in un processo per spaccio di sostanze stupefacenti.


Commissione tributaria

L'avviso di conclusione delle indagini è stato notificato anche al cancelliere della commissione tributaria della provincia di Catanzaro, Massimo Sepe, difeso dall'avvocato Tiziano Saporito, anch'egli accusato di corruzione in concorso con il magistrato Marco Petrini, all'epoca anche presidente della commissione tributaria poichè quest'ultimo in più occasioni avrebbe accetatto la promessa e avrebbe poi anche ricevuto utilità quale prezzo per ottenere l'accoglimento di ricorsi presentati dai contribuenti avverso avvisi di accertamento dell'Agenzia delle Entrate.

 

 

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