Al pronto soccorso di Cosenza medici decimati e aggrediti: esposto in Procura

Trasmessa ai magistrati, tramite l'avvocato Francesco Guido, un corposo dossier del Movimento Noi. «In servizio solo dieci camici bianchi su diciannove - afferma il portavoce Fabio Gallo - Così si mette a repentaglio la vita delle persone»

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di Salvatore Bruno
7 settembre 2020
16:32
Il pronto soccorso dell’ospedale di Cosenza
Il pronto soccorso dell’ospedale di Cosenza

Assistiti dall'avvocato Francesco Guido, i dirigenti del Movimento Noi hanno depositato un esposto alla Procura di Cosenza per informare i magistrati delle gravi carenze esistenti all'interno degli ospedali di Cosenza, con l'invito a valutare l'esistenza di eventuali condotte di rilevanza penale da perseguire d'ufficio.

Aggressioni quotidiane

Il documento contiene una descrizione esaustiva di inefficienze e disservizi registrati quotidianamente nei reparti dell'Azienda Ospedaliera, sia all'annunziata che al Santa Barbara di Rogliano, con un focus sul pronto soccorso, dove le aggressioni fisiche oltre che verbali, ai danni del personale, sono da tempo all'ordine del giorno.

Criticità ambientali ed organizzative

L'utenza, insofferente per le lunghe attese, scarica la propria rabbia contro il personale, ma nel Dipartimento di Emergenza Urgenza, il contingente medico è ridotto all'osso e non riesce a rispondere adeguatamente a tutti gli accessi, quantificati in 70 mila l'anno. «Il mio ruolo - spiega l'avvocato Guido - è stato quello di tradurre in linguaggio giuridico le criticità ambientali ed organizzative degli ospedali e in particolare del pronto soccorso. Oltre ad una parte descrittiva - spiega il legale - vi sono delle considerazioni in ordine a possibili infrazioni delle norme. Le sottoponiamo alla Procura affinché verifichi se vi siano responsabilità di carattere penale».

Personale dimezzato

Al pronto soccorso dovrebbero operare 19 medici. Attualmente ve ne sono in servizio solo dieci. Ciò comporta turni di lavoro lunghi e massacranti. Sicuramente non si tratta delle condizioni ideali per mantenere la lucidità necessaria a salvare vite umane.

Le valutazioni di Cotticelli

Il quadro descritto poi, fa a pugni con le valutazioni positive espresse dall'Agenas e dal Commissario ad acta Saverio Cotticelli, nei confronti dell'operato della manager Giuseppina Panizzoli. Valutazioni che il Movimento Noi reputa lontane anni luce rispetto a quella trincea, in cui bisogna fare i conti persino con la mancanza dei bastoni per appendere le flebo.

Premialità sono controsenso

«È assolutamente in dicotomia - dice Fabio Gallo, portavoce del Movimento Noi - con lo spettacolo disarmante che si presenta agli occhi delle persone che hanno accesso, per necessità, al nosocomio bruzio. Con la politica che ha da tempo abdicato al suo ruolo di programmazione e gestione - afferma ancora - ci siamo fatti carico, come movimento civico, delle esigenze segnalate da cittadini, da medici, infermieri e naturalmente anche dai pazienti».

Nessun dialogo con gli amministratori

«Per mesi abbiamo cercato di aprire un dialogo costruttivo con la classe dirigente che oggi amministra la sanità pubblica. Non ci siamo riusciti. Per questo abbiamo deciso di rivolgerci alla magistratura, per verificare se vi siano gravi omissioni tali da configurare reati penali. Anche a livello di attrezzature - ha concluso Gallo - sembra ormai di stare in un campo di guerra: barelle antidiluviane, sedie dotate di rotelle quasi inesistenti, corridoi malridotti e sporchi, bagni impraticabili, gestione dei rifiuti sommaria, mancanza di numerosi presidi sanitari e financo di taluni farmaci. Sono solo alcune delle cose che pongono a rischio la salute di chi lavora e dei degenti. Per questo considerando inaccettabile il silenzio delle preposte istituzioni in tal senso, pretendiamo che si diano risposte da parte di chi ha la responsabilità del reparto e dell'ospedale».

Giornalista
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