Covid, il primario dell'ospedale di Catanzaro: «Varianti circolano ma non lo sappiamo»

VIDEO | Mentre in tutta Italia è allarme per i focolai epidemici provocati dalle mutazioni del virus, in Calabria non si è ancora neppure certi della presenza o meno. Cosco: «La nostra regione deve fare qualche sforzo in più per le vaccinazion»

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di Luana  Costa
18 febbraio 2021
20:00

«Ciò che sta avvenendo sul territorio nazionale tra qualche giorno potremmo aspettarcelo anche in Calabria». È netto il giudizio del primario del reparto di Malattie Infettive dell’azienda ospedaliera Pugliese Ciaccio di Catanzaro, Lucio Cosco. Mentre, infatti, in tutta Italia si moltiplicano i focolai epidemici determinati dalla diffusione delle varianti al Covid, in Calabria non si è ancora neppure certi della presenza o meno delle mutazioni del virus.

«Circolano ma non lo sappiamo»

«Non vedo il motivo per cui non debba circolare anche qui» ha chiarito ancora il primario. «La Calabria non è isolata dal resto del territorio nazionale. È presumibile, quindi, che qualche variante circoli anche se ufficialmente non ne siamo a conoscenza». E, infatti, è proprio qui che si annida il problema. Lo scorso 8 febbraio il ministero della Salute ha diramato una circolare chiedendo a tutte le regioni di effettuare una indagine rapida per rilevare la presenza - in percentuale - delle varianti. Il campione da sottoporre a indagine è una parte di tamponi risultati positivi il 3 febbraio scorso: 85 per tutta la Calabria.


Screening fermo ai boxe

Il delegato del soggetto attuatore per l’emergenza Covid, Antonio Belcastro, ha individuato il laboratorio di Microbiologia dell’azienda ospedaliera di Catanzaro che però non ha ancora avviato le attività perché sprovvisto dei reagenti. Le procedure di acquisto risultano ancora in corso ma nel frattempo il ministero della Salute ha diramato una nuova circolare, richiedendo una nuova mappatura anche alla Calabria. Questa volta i tamponi positivi da sequenziare sono solo 11 (in relazione ai positivi accertati nella giornata odierna) ma l’azienda ospedaliera, in attesa di ricevere i reagenti, sta ipotizzando di inviarli all’Istituto superiore di sanità o di sottoscrivere una convenzione con un laboratorio capace di effettuarlo in tempi brevi.

Scenari da epidemia

Nel frattempo, preoccupa l’alta diffusione delle varianti che in molte regioni sta provocando una nuova saturazione degli ospedali e una scia di focolai epidemici. «La particolarità della cosiddetta variante inglese - ha proseguito Lucio Cosco – è quella di essere molto più contagiosa. Vi sono, poi, altre varianti che provocano un quadro clinico ben più grave del ceppo selvaggio, ossia di quello non mutato». E sebbene dalla Regione finora non siano state trasmesse né linee guida né indicazioni precise volte alla riorganizzazione dei posti letto, il primario appare piuttosto fiducioso: «Noi siamo pronti anche perché la sintomatologia che richiede il ricovero è invariata. Credo però che la nostra regione dovrebbe fare qualche sforzo in più per aumentare il numero dei soggetti da vaccinare».

Giornalista
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