Covid, le varianti fanno paura anche in Calabria: «Ci stiamo preparando, ecco come»

INTERVISTA | Parla la virologa Francesca Greco, direttore f.f. del reparto di Microbiologia e Virologia dell’ospedale di Cosenza. «I test stanno arrivano, per ora mandiamo i tamponi sospetti a Napoli»

di Alessia Principe
19 febbraio 2021
17:20

Gli ospedali si preparano a reggere l’onda lunga delle varianti che fanno sempre più paura. I reparti Covid, a Cosenza, sono attivi e pronti, forti anche degli spazi offerti dall'ospedale militare di Vaglio Lise. Ma l’incubo Umbria non fa dormire sonni tranquilli a nessuno. La situazione dell'epidemia è un continuo evolversi e cambia in fretta. L’invito alla popolazione è il solito mantra: mascherine, distanze, rispetto delle regole e guardia alta, molto alta.

La domanda è: in Calabria, oggi, è possibile individuare queste varianti? E una volta individuate cosa si deve fare? Fa chiarezza la dottoressa Francesca Greco, Virologa, direttore f.f. dell’Unità Operativa Complessa di Microbiologia e Virologia dell’ospedale dell’Annunziata di Cosenza.


Dottoressa, oggi possiamo sapere se un tampone positivo, processato in questo ospedale, è di un soggetto portatore di una variante?
«Oggi possiamo sapere se c’è un forte sospetto».

Mi spieghi meglio.
«Noi abbiamo un kit diagnostico in RT PCR che rileva diversi geni di SarsCov 2 quali: S, E, N, RDRP, ORF. Il gene S è quello che riguarda la famosa proteina spike. Quando un test dà esito positivo, quindi il paziente risulta aver contratto il Covid, noi andiamo a vedere questo gene: se è drop-out, quindi non rilevato, oppure se dà un risultato “anomalo”, allora probabilmente siamo davanti a una variante».

Ci sono moltissime varianti, da una proiezione di oggi, fornita da GisAid, solo in Puglia ne risultano 69, come si può sapere con precisione di che mutazione si tratta e, in parole povere, se ci si deve preoccupare?
«Il punto è proprio questo, capire di che si tratta. Noi abbiamo la possibilità di sapere se ci troviamo davanti a una variante, dopodiché inviamo il tampone all’Iss che procederà al sequenziamento genetico e solo dopo avremo contezza dei dettagli».

Ma perché non possiamo farlo noi questo sequenziamento?
«Possono farlo solo i centri universitari, o gli Istituti di Zooprofilassi, che hanno piattaforme diagnostiche».

Per questo il laboratorio di Catanzaro è stato scelto come prossimo centro per lo screening?
«Germaneto è un Polo di ricerca quindi ha i kit, il Pugliese Ciaccio ne è fornito perché li usa per la diagnosi delle resistenze ai farmaci per Hiv. Noi qui a Cosenza non ce l'abbiamo ma tra dieci giorni avremo un’arma in più».

Di che arma parla?
«Abbiamo acquistato dei saggi molecolari in Pcr che ci dicono se quel tampone positivo presenta una delle tre mutazioni: inglese, brasiliana o sudafricana».

Potete sapere se c’è la variante e di che tipo è ma non potete sequenziarla per capire cosa c’è dentro. Esatto?
«È così. Il sequenziamento è utile non solo per rilevare varianti già presenti ma per valutare se sussitono delle mutazioni autoctone. La cosa importante è sapere subito se un paziente è positivo, quello conta nell’immediato. Le precauzioni restano le stesse».

Ma ci sono varianti e varianti…
«Ce ne sono tantissime, alcune presentano mutazioni minime, altre, invece, più importanti come nel caso di quella inglese».

Certo è che la Regione poteva muoversi prima per attrezzare Catanzaro con i reagenti giusti.
«Purtroppo la diffusione si è manifestata da poco e ci vuole tempo per acquisire reagenti e usarli. La variante inglese è stata segnalata solo a dicembre per questo come regione non siamo riusciti ad aderire al primo step di sorveglianza veloce, il Quick survey».

Quello che l’Iss ha promesso che farà in tutte le regioni?
«Proprio quello. La prima chiamata è stata tra il 4 e 5 febbraio, ma troppo rapida per poter partecipare, non eravamo pronti. Oggi parte il secondo step e noi ci siamo. Per ovviare alle mancanze di cui le parlavo, le regioni si sono consorziate. Noi da qui mandiamo, ad esempio, all'Istituto Zooprofilattico di Napoli e delle Calabrie i nostri campioni sospetti, e così riusciamo a registrare eventuali varianti presenti sul nostro territorio».

Se avessimo già un laboratorio attivo sarebbe più facile.
«Sì, sarebbe più facile ma le procedure si sono avviate e dovrebbe attivarsi a breve».

Dai dati che ha analizzato fino a questo momento, sono molti i campioni che risultano avere il drop-out del gene S?
«Non molti. Però dobbiamo essere realisti, la variante diventerà sempre più diffusa, meglio prepararsi, è solo questione di tempo».

Fa paura questa possibilità?
«Bisogna stare all’erta, inutile dire il contrario, ma qui a Cosenza abbiamo già i reparti predisposti per il ricovero dei pazienti Covid».

Dottoressa, glielo chiedo in modo diretto: la variante è più mortale?
«Un virus inizia a correre più velocemente se ha scarpe più comode e così finisce per arrivare più lontano. Allo stesso modo, con la mutazione, il Covid potrebbe colpire più persone, di conseguenza si allargherà la platea di pazienti, magari anziani o con patologie pregresse, che non riusciranno a sconfiggerlo. Non è il virus a essere più letale è che ha la possibilità di colpire di più».

Me lo spieghi come se avessi cinque anni: cos’è una variante?
«È un virus che commette errori per sopravvivere. Ancora più semplicemente: più tempo il virus resta in un organismo, più tempo ha per studiarlo e intanto modificarsi per restarci dentro più a lungo possibile».

Quindi più conosce il suo ospite più escogita modi per aggirarne le difese?
«Giusto. Pensi che una delle prime varianti studiate è stata rinvenuta in un paziente immunodepresso in cui il virus è stato rilevato per quasi un mese. Ecco, in quel caso il Covid ha avuto tutto il tempo per prendere “le misure”, diciamo così, e capire come replicarsi aggirando le difese immunitarie, e così è cambiato».

Ma gli errori potrebbero renderlo “invincibile”?
«Gli errori possono anche indebolirlo e questo poi porterebbe alla sua estinzione, oppure possono rafforzarlo o semplicemente cambiarlo, ecco perché è importante tenere sotto controllo le sue mutazioni».

Secondo lei dobbiamo ascoltare i Virologi ottimisti, che dicono che i vaccini funzionano contro le varianti, o i pessimisti che affermano che i sieri potrebbero non avere effetto?
«Gli studi recenti mostrano che il vaccino è efficace contro la variante inglese mentre sono in corso ricerche per testare l'effetto anche sulle altre mutazioni».

Ma in Calabria la vaccinazione va a rilento.
«Questo è davvero un grosso problema, dobbiamo aumentare in fretta il numero dei vaccinati per creare l’immunità di gregge, soltanto così riusciremo a correre più in fretta del SarsCov2».

Giornalista
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