Crotone, dimesso dopo 15 ore al pronto soccorso muore a casa: 4 medici indagati

VIDEO | I familiari dell’uomo hanno presentato denuncia per chiarire i contorni della drammatica vicenda. Domani l’incarico per l’autopsia

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di Redazione
28 giugno 2021
16:09

La Procura di Crotone ha aperto un’inchiesta sulla morte di Nicola Petrone (conosciuto da tutti come Pino), crotonese di 58 anni, dimesso dopo 15 ore dal Pronto soccorso dell'ospedale cittadino e deceduto l’indomani nella propria abitazione. L’indagine è coordinata dal sostituto procuratore Pasquale Festa, che ha iscritto nel registro degli indagati quattro medici dell’ospedale pitagorico, ipotizzando il reato di omicidio colposo in concorso. Un atto dovuto anche per consentire ai quattro dottori, due donne e due uomini, di nominare eventuali consulenti di parte per gli accertamenti tecnici.

La ricostruzione dei fatti secondo i familiari

A presentare denuncia sono stati i fratelli dell’uomo che si sono rivolti allo Studio3A, società specializzata nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, attraverso il consulente legale Giuseppe Cilidonio.
L’uomo, stando alla ricostruzione, si era recato in ospedale nella serata di mercoledì 23 giugno, accusando dolori lancinanti allo stomaco e alla schiena. Dimesso alle 16.29 del giorno dopo, era tornato a casa, nonostante il persistere dei dolori, con una terapia farmacologica da eseguire a domicilio.


«Venerdì 25 giugno, alle 9, la sorella si è recata a casa di Nicola per praticargli un’iniezione che – spiega il sodalizio- gli era stata prescritta il giorno prima, ma l’altro fratello, con il quale, la vittima abitava, l’ha accolta con toni allarmati e disperati perché il cinquantottenne giaceva esanime nel suo letto e non dava segni di vita. Inutili i tentativi di rianimarlo: era già deceduto, come poi avrebbe constatato il suo medico di base, immediatamente chiamato sul posto».

I fratelli presetano denuncia

Il fratello e la sorella di Petrone vogliono vederci chiaro su quanto avvenuto: «Si chiedono se le condizioni di Petrone siano state debitamente approfondite, se sia stato assistito adeguatamente, se quelle dimissioni non siano state troppo affrettate, e se, nel caso in cui fosse stato ricoverato e costantemente monitorato, si sarebbe potuto salvare».
Interrogativi che hanno spinto i familiari dell’uomo a presentare «denuncia querela presso la Questura di Crotone, chiedendo che potesse essere disposta l’autopsia per accertare le cause della morte: richiesta immediatamente accolta, con apertura di un fascicolo da parte della magistratura e gli atti conseguenti, da cui i familiari sperano di ottenere delle risposte».

L’incarico è stato conferito oggi, presso il palazzo di giustizia di via Vittorio Veneto, al medico legale Francesco Sicilia, che procederà con l'esame il 30 giugno. 

Alle operazioni peritali parteciperà anche il dottor Antonino Trunfio, come consulente medico legale di parte. Petrone non era sposato e non aveva figli, viveva assieme al fratello ed era conosciutissimo in città per la sua passione per il Crotone Calcio e il suo impegno nell’ambito del tifo rossoblu.

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