«Ci sono 2 camion fermi con il materiale...»: le intercettazioni tra la banca occulta di Pero e il presunto trafficante calabrese Saverio Zoccoli svelano come i soldi dell'evasione pagavano la cocaina a Barranquilla. Il caso del carico da 5 tonnellate gettato in mare in Sicilia
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
Da un lato la banca occulta capace di muovere decine di milioni di euro, dall’altra la rete dei narcos. In mezzo, il 42enne di Bianco Saverio Zoccoli rappresenta per gli inquirenti la cerniera di congiunzione tra il narcotraffico d'alto livello della Locride e l'infrastruttura di riciclaggio creata in Lombardia, con sede in un autonoleggio a Pero. Zoccoli avrebbe garantino un flusso continuo di denaro contante (gli inquirenti hanno tracciato dazioni per oltre 3,8 milioni di euro) accumulato con lo spaccio e l'importazione di cocaina.
Questo denaro contante "sporco" veniva immesso nella cassa di Pero per eseguire le retrocessioni di capitale a beneficio degli imprenditori che pagavano fatture false. In modo speculare, la banca di Pero restituiva a Zoccoli il controvalore sotto forma di Usdt accreditati su wallet protetti (Ares, Ionico, Jett Roma, Panama) o inviati a fornitori esteri.
Spiega Paolo Pelaggi – che per i magistrati della Dda di Milano era al vertice del sistema di riciclaggio – nelle intercettazioni ambientali del 29 agosto 2025, illustrando la capienza della contabilità riservata aperta a nome del narcos: «Con i soldi che abbiamo qua... la scheda JET (...) mo' abbiamo 111.060 ma lui... lui avanza 78.500 perché gli devo mandare i 25 mo'... senza offesa eh, nel nostro piccolo non facciamo parlare nessuno noi...».
I rapporti erano talmente stretti che, quando si verificavano imprevisti nelle consegne dei contanti, Zoccoli interveniva direttamente al telefono o inviava emissari a bordo di auto di lusso (come una Porsche bianca) per recapitare le buste con le mazzette agli uffici di Pero o ad Assago.
L'emergenza "materiale" e il canale di Barranquilla
Il servizio più prezioso offerto dall'hub di Pero a Zoccoli era la gestione tempestiva dei pagamenti internazionali destinati ai cartelli sudamericani. Tra l'11 e il 13 novembre 2025, le cimici della Guardia di Finanza intercettano concitate telefonate tra Pelaggi e Zoccoli volte a trasferire fondi verso il porto colombiano di Barranquilla, uno dei principali snodi per la partenza della cocaina diretta in Europa.
Per evitare i controlli e velocizzare i passaggi, i due concordano conversioni istantanee in dollari e pesos colombiani.
«Ora sto facendo quegli 80 che mi hai detto tu...», dice Pelaggi a Zoccoli che risponde: «Allora... sì sono 70/80k però anche domani... mi hanno chiamato adesso che è partito un altro lavoro e sicuramente devo passare altri soldi per inviare USDT... m'ha detto "dammi un attimo". Questo è quello lì a Rho... Qui non capiscono che c'è del tempo da aspettare e tutte cose, non possiamo fare che... perché non siamo una banca... Noi abbiamo una tabella da rispettare... capito? (...) Io domani gli dirò per Barranquilla non può consegnare!»
Quando le piattaforme esterne o gli advisor crypto come Walter Iasiello subivano ritardi nelle operazioni di conversione delle valute digitali, la tensione negli uffici di Pero saliva alle stelle, perché il blocco del denaro – secondo i magistrati antimafia – rischiava di paralizzare l'intera catena logistica del narcotraffico. Lo spiega una telefonata in cui Pelaggi urla con Iasiello il 24 settembre 2025: «Mannaggia a te, Walter, mannaggia... e ho capito, ma mi servono (...) ci vuole attenzione, ci sono le persone, ci sono 2 camion fermi pure di materiale!». Subito dopo ancora Pelaggi con Giuseppe Piscioneri: «Sto incastrando un'operazione di JET... eh, ma se ci sono ritardi, i camion non è (...) ci sono camion fermi con il materiale, mi sta saltando tutto, gli ho messo 70000 euro dei miei...».
Stoccaggio e spaccio negli uffici di Pero: la prova della cocaina
L'anonima sede aziendale in Piazza Roma n. 6 a Pero non funzionava solo da banca virtuale, ma – ipotizza la Dda di Milano – sarebbe stata impiegata direttamente da Giuseppe Piscioneri e Saverio Zoccoli come base logistica per lo stoccaggio e la cessione di cocaina.
Il 21 ottobre 2025, le microspie registrano l'ingresso negli uffici del presunto narcotrafficante dominicano Jefferson Luis Nunez Camacho (alias "Modello"). All'interno della stanza, Piscioneri invita il cliente a testare la qualità dello stupefacente («un mini campione») estraendolo da un involucro aperto
Contati 14mila euro in contanti portati da Nunez — somma ritenuta inferiore agli accordi —, Piscioneri chiama immediatamente Zoccoli per fissare le regole del prezzo (stabilito in 20mila euro al chilo) e ribadire la linea di fermezza.
Piscioneri dice a Nunez: «Se vogliono la prendono qua con i soldi sennò vanno da un'altra parte da qualcuno che lavora col credito... quando hanno i soldi!».
Nelle settimane successive, gli uffici di Pero vedranno il transito e la contrattazione di imponenti partite di cocaina destinate a varie piazze del Nord Italia: 10 kg per acquirenti di Verona, 5 kg per Genova, 9 kg per Parma (a 17.500 euro al chilo) fino alla consegna materiale di un carico da 18 kg di cocaina ceduto direttamente da Piscioneri a Nunez negli uffici della società.
«Tu la sai e io la pagai!»: il ricordo del carico di 5 tonnellate in mare
L'inquadramento di Saverio Zoccoli come figura di vertice del narcotraffico internazionale trova secondo la Dda di Milano una conferma plastica in un'intercettazione ambientale del 24 settembre 2025 captata dentro gli uffici di Pero.
Pelaggi, Zoccoli e Giovanni Fiore stanno sfogliando i giornali e commentano la notizia, apparsa il giorno prima, relativa all'assoluzione dei marinai coinvolti nel maxisequestro di 5,3 tonnellate di cocaina avvenuto al largo delle coste siciliane il 18 luglio 2023 (l'operazione Plutus sul peschereccio Ferdinando d'Aragona).
Quando Fiore liquida la notizia come una cosa ormai passata, Zoccoli esplode, rivelando di essere stato il proprietario o il finanziatore di quell'immenso carico di droga finito in fondo al mare: «Ma tu l'hai visto l'articolo che è uscito Giova'... Gio' l'hai letto l'articolo che è uscito delle 5 tonnellate che hanno sequestrato l'altra volta... nel 2023?», dice Zoccoli. «Ieri – continua – è uscito l'articolo che hanno assolto quelli là che dice che erano sotto minaccia... Li hanno assolti perché... dice che li avevano presi in malomodo questi marinai. Gli avevano minacciato le famiglie e quindi loro sono stati costretti a lanciare queste 5 tonnellate e 300 chili di cocaina in un punto... Si sono tenuti solo quei due capitani, quelli della nave».
«Ma questa è una storia di quando? È vecchia la storia! Quella dell'aereo...», dice Fiore. A quel punto Zoccoli ride amaramente: «Eh bravo! Tu la sai e io la pagai! Tu la sai e io la pagai!».



