La svolta investigativa che ha permesso di scardinare la contabilità sommersa della banca occulta della ’ndrangheta individuata a Pero dai magistrati antimafia è arrivata il 24 giugno 2026, quando i militari della Guardia di Finanza di Milano hanno eseguito il sequestro dei dispositivi informatici in uso a Paolo Pelaggi, uno dei fulcri del presunto sistema criminale, già condannato al termine del processo Aemilia.

All'interno dei portatili e dei tablet del "cervello contabile" del gruppo, gli analisti forensi hanno recuperato centinaia di fogli di calcolo Excel condivisi in cloud e registri gestionali. Non si trattava di appunti estemporanei, ma di un sistema di tracciamento continuo indispensabile per garantire la tenuta finanziaria dell'intera rete e monitorare in tempo reale debiti, crediti e giacenze di cassa. E il lavoro dei tecnici – che pure riesce a ricostruire movimenti milionari (ovviamente da passare al vaglio dei riscontri) – non si avvicina neppure alle parole di Pelaggi captate dalle microspie: «Mo è un periodo che sto facendo 2mila fatture, più di 600 milioni di fatture». Forse è un’«iperbole criminale», come annotano i magistrati, ma i dati di dettaglio forniti per un singolo “procacciatore di clienti” parlano di 24 milioni di euro e «confermano che l’organizzazione gestisce flussi costanti e massicci».

Le "Schede" clienti e la "Situazione generale"

Ma torniamo al sistema. Per tracciare i rapporti con i singoli intermediari e procacciatori di clientela, Pelaggi aveva creato le cosiddette "Schede". Ogni cliente o broker aveva il proprio foglio di lavoro (come "scheda Carlo", "scheda Tafa", "scheda Zheng", "scheda Ciro") su cui venivano annotati i bonifici in entrata dalle società cartiere, le retrocessioni da eseguire e le trasferte per le consegne fisiche.

In un'intercettazione del 26 novembre 2025, Pelaggi mostra direttamente sullo schermo del PC la scheda dedicata al broker albanese Ervin Tafa a un interlocutore presente in ufficio: «Solo lui, il frittellone (ndr Tafa)... guarda il frittellone quanto mi ha fatto... te lo faccio vedere proprio! Questa è la scheda sua, questa è solo sua guarda... questi sono tutti i pagamenti che arrivano... e questo è il totale che ha fatto fino ad oggi... lui ora in cassa tiene 515mila euro che avanza da me, ok?».

«Mi ha fatto 24 milioni – continua –... 2 punti... che restano puliti... matematica è, non si scappa! Lui paga 3 punti, però noi 1 ce lo mangiamo in USDT...».

Tutte le "schede" confluivano tramite formule matematiche in un file master denominato "Situazione generale", una vera e propria dashboard strategica che monitorava la cassa (il contante fisicamente presente negli uffici di Pero); i residui C/C (i saldi provvisori sui conti delle oltre 18 cartiere); il residuo piattaforma: (le giacenze di criptovaluta stoccate sui wallet); il blocco attuale, cioè l'elenco dei conti correnti congelati dai controlli antiriciclaggio o dalla polizia giudiziaria.

Le criptovalute: «Walter aggiornami la lavagna!»

Se le schede servivano per la gestione dei clienti, il vero motore della convergenza tra finanza tradizionale e criptovalute era il file denominato "Lavagna". Spiegava lo stesso Pelaggi in un'ambientale del 29 agosto 2025: «La lavagna sarebbe lo schema Excel...».

La "Lavagna" veniva co-gestita in tempo reale con l’esperto di criptovalute Walter Iasiello (soprannominato "Carroppino"). I bonifici inviati dalle aziende sui conti delle cartiere venivano trasferiti via giroconto all'estero (in particolare su Iban lussemburghesi) e da lì Iasiello avrebbe provveduto alla conversione in stablecoin Usdt sui wallet di destinazione, trattenendosi una provvigione fissa dell'1% (il "punto").

Dalle cimici negli uffici di Pero si ascolta la frequenza parossistica con cui Pelaggi pretendeva gli aggiornamenti da Iasiello: «Come funziona... mandiamo su a Walter in lavagna, "Walter aggiornami la lavagna... Walter aggiornami la lavagna"... Walter mi aggiorna la lavagna, questi sono i pagamenti che gli ho detto di fare prima, i 50 mila...». Poi scrive un messaggio a Iasiello: «Carroppino, controlla i flussi e aggiornami la lavagna!».

E ancora, il 10 ottobre 2025, al telefono direttamente con Iasiello: «Ok così ci togliamo... hai visto che sono già 630... ah, aggiornami la lavagna che devo fare altri pagamenti».

L'analisi forense della "Lavagna" ha consentito di ricostruire che, nel solo arco temporale tra luglio 2025 e marzo 2026, la banca di Pero ha movimentato e convertito 47.498.134,68 euro in 51.398.641,00 USDT.

Spiegando la potenza di questo sistema al sodale Niki Rossotto, Pelaggi rivendicava con orgoglio la superiorità del modello: «Quando noi prendiamo i soldi... paghiamo in USDT... e se ci aggiungi la terza, che la struttura è all'infinito...». «Avoja, sei imbattibile!», risponde Rossotto. «Siamo imbattibili!», chiude Pelaggi.

Il conteggio nel sacchetto e il sistema del "Token"

La tecnologia digitale doveva però integrarsi con il passaggio fisico di enormi volumi di denaro contante. Nelle stanze di Pero, il sottofondo audio costante registrato dalle microspie era il fruscio delle macchinette contasoldi.

Il 29 settembre 2025, le telecamere e i microfoni ambientali catturano l'arrivo negli uffici di Giuseppe Piscioneri con un sacchetto di carta rosa pieno di contanti, poi consegnato a Tafa.

Per garantire che le consegne sulla strada — tra corrieri, emissari dei clan e clienti — avvenissero in sicurezza e senza scambi di persona, la banca ombra utilizzava il sistema del "Token". Prima dello scambio, Pelaggi inviava via Signal la fotografia del numero di serie di una specifica banconota di piccolo taglio. Il corriere sul posto doveva mostrare la banconota con quel preciso seriale per vedersi consegnare i sacchi di contanti o sbloccare il bonifico in criptovalute.

Il 20 novembre 2025, coordinando una spedizione di contanti con l'intermediario "Lion", Pelaggi riassume la procedura al telefono. «Sì, sono arrivati mo gli USDT comunque eh... che abbiamo preso te li cambio, mo il tempo che elabora... tu organizzati».