Omicidio Elena Ceste, c'è anche un criminologo calabrese nel team difensivo

VIDEO | Sergio Caruso, 35enne di Acquappesa, è allievo del professore Francesco Bruno. Insieme ai colleghi sarà chiamato a dimostrare la fondatezza delle prove che potrebbero portare alla riapertura del processo

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6 agosto 2020
17:32

Colpo di scena nel famigerato delitto di Elena Ceste. Dopo la conferma della condanna a 30 anni di carcere per il marito Michele Buoninconti, accusato dalla magistratura di essere l'omicida, ora gli avvocati chiedono la riapertura del processo perché in possesso di prove che potrebbero scagionare il pompiere di Costigliole D'Asti. Nel team difensivo c'è anche il criminologo calabrese Sergio Caruso, originario di Acquappesa, che nonostante i suoi pochi anni, 36 anni da compiere il prossimo settembre, ha già un curriculum di tutto rispetto. Da sette anni è docente del Master in Criminologia in Calabria e in passato è stato uno dei periti chiamati a risolvere il caso della strage di Erba.

Caruso: «Sono onorato»

«Sono veramente onorato - ha detto Caruso ai nostri microfoni - di far parte di un team di professionisti composto anche da Eugenio D'Orio, biologo forense, Davide Cannella, responsabile della "Falco Investigazioni", e la collega criminologa Anna Vagli. Garantiremo il massimo supporto scientifico». Il giovane professionista, poi, ha parole di ammirazione anche per colui che chiama il suo maestro, Francesco Bruno, criminologo, medico e accademico, anche lui calabrese, nativo di Celico, da cui ha imparato i fondamenti del mestiere.

Il delitto Ceste

Elena Ceste, 37 anni e madre di 4 figli, scompare da Costigliole D'Asti, in Piemonte, il 24 gennaio 2014. All'inizio si era pensato a un allontanamento volontario, ma l'ipotesi è andata via via scemando lasciando spazio alla pista dell'omicidio. I dubbi diventano certezze quando, 9 mesi più tardi, il corpo viene ritrovato in un argine del fiume Mersa a circa un chilometro dalla casa in cui viveva con la famiglia. Un esame autoptico più approfondito rivelerà la natura violenta del decesso. Il 29 gennaio 2015 il marito Michele Buoninconti viene arrestato per omicidio volontario e occultamento di cadavere e successivamente sarà riconosciuto colpevole in tutti e tre i gradi di giudizio. Ma lui si è sempre professato innocente e ora i suoi legali chiedono, prove alla mano, la revisione del processo.

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