Discarica Melicuccà, ora non la vuole nessuno: anche Palmi si smarca da Falcomatà

VIDEO | I lavori di ripristino non sono ancora partiti e adesso il sindaco della città di Cilea predica prudenza: «Espresso contrarietà nella conferenza dei servizi senza un piano di caratterizzazione»

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di Agostino Pantano
26 febbraio 2021
20:30

Mezzi di cantiere fermi, cancelli serrati e di operai neanche l’ombra: alla discarica di Melicuccà non sembrano per niente ripresi i lavori di ripristino, contrariamente a quanto aveva garantito il sindaco metropolitano Giuseppe Falcomatà. Battuta d’arresto che continua, mentre sulle strade i rifiuti aumentano e la Regione – che anche grazie al sito di contrada La Zingara a inizio legislatura aveva detto di poter risolvere l’emergenza – prosegue a inviare in Puglia gli scarti degli impianti che operano senza poter smaltire tutti gli rsu prodotti.

«Abbiamo espresso la nostra contrarietà nella conferenza dei servizi – annuncia il sindaco di Palmi Giuseppe Ranuccio – in mancanza di un Piano di caratterizzazione per mettere in sicurezza la vecchia discarica». Novità importante, che aggiunge nuovi dubbi in un iter che sconta già parecchi ritardi – si pensi solo che dopo l’investimento di 7 milioni di euro, il ripristino dell’area doveva essere eseguito entro novembre scorso – dopo il contenzioso avviato dal consorzio di imprese che aveva vinto l’appalto, ora è subentrata un’altra impresa. Il nuovo altolà rappresentanto dalla posizione del comune di Palmi, il cui acquedotto ha una sorgente proprio a ridosso della discarica, finisce per costituire anche un problema politico interno al centrosinistra, visto che Ranuccio è stata da poco eletto consigliere metropolitano nella maggioranza del sindaco Falcomatà.


«Mi sono sentito con lui – chiarisce il primo cittadino – gli ho consigliato prudenza». Chi invece è soddisfatto per il doppio blocco è Pino Ippolito, consigliere palmese di opposizione e fondatore del circolo Arminio, uno dei movimenti che nei mesi scorsi si era messo a capo di un fronte di associazioni nei paesi intorno alla discarica. «Dopo un anno – afferma – si riconosce la validità delle nostre posizioni, sia per quanto riguarda i rischi per la salute, sia circa l’inutilità di una struttura che dopo 6 mesi massimo un anno sarebbe già satura. E’ grave che la Regione e la Città metropolitana stiano procedendo senza un Piano, ed è anche da irresponsabili che mentre l’assessore De Caprio si sta impegnando a coinvolgere il Cnr nei nuovi studi che servono, Falcomatà e Spirlì vogliano accelerare per sperare di risolvere la crisi».

Giornalista
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