Sos medici, dai libri alla trincea dei reparti Covid: l'esperienza degli specializzandi

VIDEO | Reclutati ad inizio emergenza a causa della carenza di anestesisti rianimatori, gli studenti si raccontano: «Non abbiamo avuto paura. È il lavoro che abbiamo scelto» (ASCOLTA L'AUDIO)

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di Luana  Costa
22 ottobre 2020
09:20

La chiamata alle armi per gli specializzandi in Anestesia e Rianimazione dell'università Magna Grecia di Catanzaro è arrivata a marzo. Un'emergenza nell'emergenza: quella della carenza di medici specializzati da impiegare nelle terapie intensive nel pieno della pandemia a cui la Regione Calabria ha cercato di rispondere assoldando medici ancora in formazione.

Impatto Covid

«L'impatto è stato quello di una situazione anormale - racconta Daniela Procopio, studentessa al quarto anno del corso di specializzazione -. Entrare nel reparto di Rianimazione Covid e lavorare per molte ore indossando i dispositivi di sicurezza e facendo molta attenzione per evitare di contagiarsi è molto complicato anche dal punto di vista fisico».

Dai libri ai reparti

Dai libri universitari alla trincea dei reparti Covid il passo è stato breve. E la causa da ricercare nella difficoltà che ha investito tutta Italia, Calabria inclusa, nel reclutare medici anestesisti. La facoltà di medicina dell'università Magna Grecia di Catanzaro già all'inizio della pandemia ha così ceduto i suoi specializzandi al policlinico universitario (8 studenti), all'ospedale Annunziata di Cosenza (2 studenti) e all'ospedale Pugliese di Catanzaro che a breve ne assumerà due. Il grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria ha invece attinto dagli specializzandi in medicina dell'università di Messina.

Una sfida 

«Per noi è stata ancor di più una sfida - precisa Marianna De Lellis, studentessa al quarto anno - sotto il profilo formativo perchè noi continuiamo ugualmente a studiare e abbiamo la possibilità di mettere in pratica ciò che apprendiamo su questi pazienti affetti da questa infezione. Non ho avuto timore - prosegue ancora la studentessa - perchè questo è il lavoro che ci siamo scelti però ha richiesto molta attenzione». «Ho immediatamente sentito l'esigenza di aderire per dovere morale - specifica Giuseppe Bono, studente iscritto al quinto anno - perchè la nostra disciplina è stata direttamente impegnata in questa emergenza».

Verso i fronti caldi

Ma i reparti ospedalieri calabresi non sono gli unici dove gli specializzandi hanno portato il loro contributo. In molti sono partiti anche per i fronti più caldi: "Alcuni specializzandi - ha confermato il coordinatore della scuola di specializzazione e primario del reparto di Rianimazione del policlinico Federico Longhini - hanno compiuto questa scelta coraggiosa di fronteggiare il Covid in prima linea nel cremonese, nel modenese e nel milanese; quindi nella regione più colpita dall'emergenza". 

Pochi investimenti in formazione 

Una carenza derivante dall'esiguo investimento effettuato nel corso degli anni nella formazione dei medici. Basti pensare che l'ateneo catanzarese ha goduto negli anni passati della soli attivazione di sei posti per la scuola di specializzazione in Anestesia e Rianimazione, balzati a 46 questo anno ma sull'onda dell'emergenza nazionale: «Le borse di studio sono rilasciate a livello ministeriale - ha spiegato ancora il professor Longhini - a fronte di questa emergenza quest'anno c'è stato un potenziamento, tant'è vero che la scuola di specializzazione di Anestesia e Rianimazione del'università Magna Grecia per il prossimo anno avrà 46 specializzandi. Un numero nutrito ma c'è da precisare che 46 studenti che iniziano oggi il percorso universitario saranno anestesisti rianimatori solo tra cinque anni».

«Nessuno di noi si è infettato»

Gli specializzandi hanno per il momento sottoscritto un contratto di collaborazione a tempo determinato. La misura varata dal Governo arriverà a scadenza il 31 dicembre 2020, salvo nuove proroghe: «Ciò che è importante - ha concluso Daniela Procopio - è che abbiamo fatto squadra e che nessuno di noi si è infettato. Questo perchè abbiamo molto collaborato avendo come unico obiettivo il bene del paziente ma anche quello di difenderci dal virus. Ricorderò sempre con emozione i video inviatici dai pazienti che ci ringraziano e salutano e che ci raccontano come cercano di tornare ad una vita normale».

Giornalista
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