Reggio, Falcomatà si oppone alla quarantena in Calabria dei siciliani bloccati: «Pronti a tutto»

Il sindaco si appella al presidente Mattarella e si dice pronto a impedire «con ogni mezzo» la permanenza nella città dello Stretto dei 90 passeggeri a cui viene impedito di raggiungere i propri comuni di residenza sull’isola

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di Redazione
25 marzo 2020
18:06
Falcomatà nel piazzale degli imbarchi
Falcomatà nel piazzale degli imbarchi

È deciso ad impedire il trasferimento in hotel di Reggio Calabria delle circa 90 persone bloccate al porto di Villa San Giovanni. Il sindaco Giuseppe Falcomatà si mette di traverso rispetto all’accordo che sarebbe stato raggiunto tra Sicilia e Calabria, dopo che ieri altre 150 persone, in prevalenza famiglie con minori, erano state autorizzate ad imbarcarsi alla volta di Messina. Per questo si è appellato anche al presidente Sergio Mattarella, al quale - dice - «ho scritto ufficialmente».

 

«Ci opporremo con fermezza, la salute dei reggini non può essere messa a rischio – afferma il sindaco della città metropolitana -. Ho appreso informalmente da un imprenditore reggino che la Regione Calabria e la Regione Sicilia starebbero pensando di trasferire in un hotel di Reggio Calabria alcune delle persone bloccate al porto di Villa San Giovanni. È una soluzione assurda, che crea potenziali assembramenti e molteplici occasioni di contagio. Ci opporremo con ogni mezzo a questa ipotesi che mette a rischio la salute dei nostri concittadini che da quasi un mese, con enormi sforzi e sacrifici, stanno riuscendo a limitare la diffusione del virus, con comportamenti responsabili e rispettosi delle regole. È peraltro assurdo che il sindaco di una città come Reggio debba apprendere per via informale un’ipotesi di questo tipo, che comporterebbe anche seri problemi di ordine pubblico sul nostro territorio».

 

Insomma, chiusura totale all’ipotesi. Parole che rendono ancora più evidente il corto circuito tra le due Regioni e città dello Stretto.
«Sotto il profilo istituzionale - conclude Falcomatà - è una delle pagine più buie degli ultimi anni. Ciò che conta però adesso è evitare che questa ipotesi si concretizzi. Quelle persone, tutte di origine siciliana, non dovevano partire, dovevano essere controllate prima. Chi non lo ha fatto se ne assuma le responsabilità perchè a pagare il prezzo non saranno i reggini. Ora vanno scortate a casa loro, in Sicilia, perchè è lì che vogliono andare e poste in quarantena vigilata. È l’unica soluzione di buon senso in gradi di tutelare la salute di tutti».

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