False perizie mediche su Mantella e Scrugli, 9 ore di deposizione per due investigatori

Nel processo per i ricoveri “allegri” a Villa Verde sono comparsi quali testi il maggiore Valerio Palmieri ed il maresciallo Francesco Maida. Per la Dda sanitari e periti sarebbero stati corrotti dai due mafiosi di Vibo con rolex, televisori e prosciutti

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di G. B.
10 dicembre 2020
21:16
Nei riquadri: Francesco Scrugli e Andrea Mantella
Nei riquadri: Francesco Scrugli e Andrea Mantella

Quasi nove ore di deposizione per due fra i principali investigatori dell’Arma che hanno condotto le indagini sulle false perizie mediche che hanno permesso ai vibonesi Andrea Mantella (attuale collaboratore di giustizia) e Francesco Scrugli (ucciso nel 2012 a Vibo Marina dal clan Patania di Stefanaconi) di essere agevolati in ricoveri “allegri” nella clinica Villa Verde di Donnici, nel Cosentino. Dinanzi al Tribunale collegiale di Catanzaro, presieduto dal giudice Alessandro Bravin, sono infatti comparsi quali testi della Dda il maggiore Valerio Palmieri (già alla guida del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Vibo) ed il maresciallo Francesco Maida. 

 


I due investigatori dell’Arma, rispondendo alle domande dell’accusa (il pm Annamaria Frustaci) e della difesa, hanno ripercorso in aula le informative e gli sviluppi investigativi che hanno portato sotto processo i seguenti imputati: Andrea Mantella, 46 anni, di Vibo Valentia, collaboratore di giustizia; Francesco Lo Bianco, 48 anni, di Vibo (cugino di Mantella); l’avvocato Salvatore Staiano, 63 anni, di Soverato, legale del Foro di Catanzaro; l’avvocato Giuseppe Di Renzo, 46 anni, del Foro di Vibo Valentia; Silvana Albani, 69 anni, di Camerino; il medico della clinica Villa Verde di Donnici, Luigi Arturo Ambrosio, 82 anni di Castrolibero; Domenico Buccomino, 66 anni, di Cosenza; Massimiliano Cardamone, 43 anni di Catanzaro, specialista medico-legale; Antonio Falbo, 56 anni di Lamezia Terme.

Corruzione, favoreggiamento personale in concorso, frode processuale, falsa perizia, falsa attestazione a pubblico ufficiale i reati, aggravati dalle finalità mafiose, a vario titolo contestati agli imputati.

 

Da ricordare, inoltre, che per il rito abbreviato hanno invece optato gli imputati: Massimo Rizzo, 57 anni, di Catanzaro; Antonella Scalise, 62 anni di Crotone; Mauro Notarangelo, 51 anni di Catanzaro, psichiatra e consulente di parte; Santina La Grotteria, 46 anni, di Vibo Valentia, compagna di Mantella.

 

Secondo l’accusa – ripercorsa in aula dai due testi rispondendo alle domande del pm della Dda Annamaria Frustaci – gli avvocati Staiano e Di Renzo, oltre a Falbo, La Grotteria, Lo Bianco, dopo l’omicidio di Raffaele Cracolici, il boss dell’omonimo clan di Maierato ucciso il 4 maggio 2004 a Pizzo, e dopo il fermo di indiziato di delitto dell’operazione “Uova del drago” del 30 ottobre 2007, avrebbero aiutato Andrea Mantella a precostituirsi un falso alibi per eludere le indagini. Per la Dda di Catanzaro, i legali Staiano e Di Renzo in qualità di difensori di Mantella, nonché i periti Notarangelo, Cardamone, Rizzo e Scalise quali consulenti tecnici della difesa, avrebbero invece falsamente attestato che lo stesso Mantella sarebbe stato affetto da patologie psichiatriche tali da renderlo incompatibile con il carcere e farlo trasferire a Villa Verde, a Donnici, nel Cosentino. Mantella avrebbe simulato nel febbraio 2006 un suicidio nel carcere di Catanzaro.   

 

Sotto accusa anche le consulenze dello psichiatra Notarangelo, così come quella del dottore Cardamone. A seguito di tali false perizie, i difensori di Mantella, gli avvocati Giuseppe Di Renzo e Salvatore Staiano, avrebbero presentato delle istanze di revoca o sostituzione della misura carceraria. Alle istanze sarebbero state allegate anche consulenze tecniche di parte redatte dai dottori Rizzo e Scalise. Il tutto – per l’accusa – al fine di favorire il gruppo mafioso capeggiato da Andrea Mantella che in quel periodo aveva formato a Vibo Valentia un autonomo clan distinto dalla ‘ndrina dei Lo Bianco. Mauro Notarangelo – secondo la Dda – avrebbe ricevuto la promessa di denaro da Mantella attraverso l’avvocato Salvatore Staiano e il dottore Massimo Rizzo, al fine di redigere una perizia attestante una patologia psichiatrica inesistente.
Il denaro sarebbe stato consegnato da Santina La Grotteria, all’epoca compagna di Andrea Mantella. Per loro viene ipotizzato il reato di concorso in corruzione. Accuse al dottore Cardamone vengono mosse anche per perizie mediche – ritenute fasulle – su Francesco Scrugli

 

Per ottenere i favori di Luigi Ambrosio, direttore sanitario della clinica “Villa Verde” di Donnici, Andrea Mantella avrebbe sborsato in totale circa centomila euro, fra denaro contante e regali: divani, tappeti per il B&B di San Fili del direttore sanitario, e poi orologi di marca rolex da cinquemila euro, televisori a schermo piatto da 22 e 32 pollici, materassi, una Mercedes e persino dieci condizionatori. Ma anche generi alimentari come formaggi e prosciutti, oltre a vini pregiati. Con tale “sistema”- che costa a Luigi Ambrosio ed a Mantella l’accusa di concorso in corruzione – Andrea Mantella sarebbe riuscito a far scrivere sui referti sanitari che erano necessari per lui dei “ricongiungimenti familiari” a Vibo da tenersi nei week – end. 

 

Il dottore Luigi Ambrosio è anche accusato di essersi interessato personalmente alla redazione della consulenza tecnica di parte in favore di Andrea Mantella e della sua sottoscrizione di parte ad opera del dottore Domenico Buccomino che avrebbe ricevuto duemila euro da Mantella. Su tale somma, il dottore Ambrosio avrebbe trattenuto 500 euro. Nella relazione del 3 marzo 2009, Domenico Buccomino è così accusato di aver falsamente attestato di aver proceduto ad una visita psichiatrica su Mantella nella clinica Villa Verde, pur non avendolo incontrato. Nella clinica, Andrea Mantella e Francesco Scrugli avrebbero così incontrato gli altri sodali del clan che da Vibo Valentia andavano a fargli visita.

 

Concorso in corruzione, aggravata dalle finalità mafiose, l’accusa che viene invece mossa – in concorso fra loro – ad Andrea Mantella, all’avvocato Salvatore Staiano ed al perito del gip di Catanzaro, Silvana Albani. La dottoressa, al fine di verificare le condizioni di salute di Francesco Scrugli, avrebbe ricevuto da Andrea Mantella e dallo stesso Scrugli – secondo l’accusa per il tramite dell’avvocato Salvatore Staiano – la promessa di una somma di denaro ed altre utilità, allo scopo di redigere un elaborato peritale attestante una patologia inesistente.

La deposizione dei due investigatori dell’Arma è quindi servita alla pubblica accusa per delineare la genesi dell’inchiesta, gli sviluppi investigativi ed i riscontri rispetto alle contestazioni. Per la prossima udienza fissata per il 13 aprile è prevista l’escussione di altri testi di polizia giudiziaria e l’esame del collaboratore di giustizia Samuele Lovato che con Mantella ha diviso un comune periodo di detenzione a Villa Verde.  

 

Nel collegio di difesa figurano gli avvocati: Nunzio Raimondi, Manfredo Fiormonti, Francesco Sisto Paolo, Francesco Iacopino, Innocenzo Palazzo, Franco Sammarco, Guido Vuono, Franz Caruso, Vincenzo Cicino, Gregorio Viscomi, Raffaele Rizzuti, Francesco Catanzaro, Antonio Porcelli, Francesco Alessandria, Vincenzo Nobile, Stefano Nimpo, Costarella, Vincenzo Vrenna e Nicola Cantafora.

Giornalista
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