Fase 2: dopo l'incubo coronavirus e i lutti a San Lucido lento ritorno alla normalità

VIDEO | La città della costa tirrenica cosentina è rimasta zona rossa per 47 giorni. Ora, dopo oltre 50 casi di Covid-19 e diversi morti, la comunità è pronta a ripartire, tra caffè in piazza e un panorami mozzafiato

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di Francesca  Lagatta
25 maggio 2020
15:13
La spiaggia di San Lucido
La spiaggia di San Lucido

A San Lucido il sole splende, nonostante tutto. Due mesi e mezzo dopo l'inizio del dramma, che qui ha fatto registrare oltre 50 casi di coronavirus su una popolazione di circa 6mila abitanti, il paese della costa tirrenica cosentina incastonato tra cielo e mare ricomincia a vivere. La piazza principale, che offre una vista mozzafiato, è un via vai di gente che, rigorosamente in mascherina, si siede a prendere un caffè o fa una passeggiata, in modo ordinato e in rispetto delle distanze di sicurezza. Qui il Covid-19 ha portato via i pilastri della comunità lasciando dolore e amarezza e nessuno ha ancora dimenticato quei giorni terribili, ma al tempo stesso c'è la voglia di tornare alla normalità e dimostrare, ancora una volta, che la comunità san lucidana ha spalle forti e sopravvive a ogni sorta di dramma, come ad esempio la recente morte del sindaco Leverino Bruno.

San Lucido, città dell'amore

Ad aprile dello scorso anno il 44enne Leverino Bruno è morto dopo aver lottato a lungo contro una grave forma di leucemia. Anche quella fu una tragedia immane per la cittadina. Ma le idee del giovane amministratore sono ancora un punto fermo per la comunità. Bruno si era messo in testa di trasformare San Lucido nella città dell'amore e aveva fatto arrivare una scultura a forma di cuore, proprio di fronte al mare, e appena sotto la piazza principale, dove le attività commerciali pullulano e rappresentano un bigliettino da visita per coloro che decidono di trascorrere qualche ora qui. Proprio in piazza incontriamo una donna esile, dai lunghi capelli biondi, con accento inglese, che ci spiega come San Lucido sia un posto straordinario, tanto da convincerla a trasferirsi definitivamente dopo un viaggio avvenuto 10 anni fa: «Sono arrivata qui, l'ho vista e me ne sono innamorata - ci dice -. Non me ne sono più andata».

L'amore per gli altri e la solidarietà

Il sindaco Leverino Bruno ci aveva visto giusto. San Lucido può veramente aspirare a diventare la città simbolo dell'amore e lo ha dimostrato, una volta di più, durante i giorni di isolamento forzato, che hanno fatto di questo posto una delle prime città calabresi ad essere indicata come zona rossa. Senza un sindaco, ma con una brillante organizzazione, i san lucidani si sono rimboccati le maniche e si sono sostenuti a vicenda, senza mai fermarsi, anche quando i contagi salivano di ora in ora e il mostro risucchiava numerose vite umane. Tra i protagonisti principali della catena di solidarietà di queste ultime settimane, c'è anche Luca Morelli, che gestisce con la famiglia un supermercato al centro del paese. Per tutto il tempo ha distribuito cibo e bevande nelle case dei concittadini, a sue spese, invitandoli a non uscire mai di casa.

Qui lo conoscono tutti, perché è uno degli ideatori del tour cittadino in Ape calessino, il caratteristico mezzo che «ha dato una svolta turistica a San Lucido», dice il giovane. Messi da parte i giorni del dramma, Luca è già proiettato verso l'imminente stagione estiva. «La cittadina deve ripartire da quello che è sempre stato. Abbiamo bisogno che i turisti continuino a sceglierci, anche quest'anno. Non vediamo l'ora di rimettiamo in moto le Api calessine».

Il coraggio dell'edicolante

Tra gli eroi della pandemia san lucidana c'è anche Maurizio Carnevale, edicolante di lungo corso. Dal momento che le disposizioni glielo hanno consentito, ha scelto di tenere aperta la sua attività, inaugurata nel 1945, nonostante il rischio di contagio. Lo incontriamo nel suo negozio, mentre serve i suoi clienti, ammessi uno per volta, tra la speranza e un ritrovato ottimismo. «Che il commercio ritorni immediatamente come prima - ci dice -, questo non lo possiamo pretendere, ma che piano piano stia ripartendo è sotto gli occhi di tutti. Come paese siamo stati tra i più colpiti dall'emergenza sanitaria e quindi ci dobbiamo augurare che la ripresa sia sempre più veloce. Non eravamo preparati, ne siamo usciti grazie all'aiuto dei tanti volontari e ora finalmente vediamo la luce in fondo al tunnel dopo il buio totale. C'è voglia di recuperare il tempo perso e tutti ci stiamo mettendo il nostro, com'è giusto che sia».

L'azione della Pro Loco

La "Pro Loco San Lucido" è presente sul territorio da mezzo secolo e negli ultimi anni è stata presieduta da Emanuela Moscato, donna che incarna la forza e la bellezza mediterranea. Dopo un lutto personale, Emanuela ha dedicato tutta la sua vita agli altri e in queste ultime settimane la sua presenza è stata fondamentale. Al di là del suo ruolo di presidentessa dell'associazione, ha fatto tutto il possibile per aiutare le persone in difficoltà, per coordinare gli aiuti, smistando le richieste e impartendo ordini come una brava padrona di casa. L'assenza di un'amministrazione comunale, decaduta appena un mese prima dell'emergenza, ha pesato molto durante la pandemia, ma Emanuela ha solo voglia di parlare di ciò che di buono è stato fatto, anche grazie al commissario prefettizio, e, soprattutto, di come il paese si sta preparando all'imminente stagione estiva. 

«San Lucido - afferma la donna - ha una vocazione turistica consolidata. Sono certa che saprà riorganizzarsi per accogliere i turisti in tutta sicurezza. Commercianti e imprenditori, dal canto loro, hanno energia e requisti per accogliere i vacanzieri con formule nuove». E non è tutto: «La Pro Loco, che tra i suoi obiettivi persegue la valorizzazione turistica, culturale e sociale, sta anche rimodulando il calendario degli eventi e delle manifestazioni. Con queste certezze, ci auguriamo di poter abbracciare al più presto gli amici che ogni anno decidono di trascorrere le vacanze qui da noi».

L'importanza del Coc

Tra i volti della rinascita di San Lucido, c'è anche Arturo Bertolasi, che in quei drammatici frangenti ha ricoperto instancabilmente il ruolo di responsabile del servizio esterno del Coc (centro operativo comunale). Il suo volto è ancora segnato dalla stanchezza, ma la luce dei suoi occhi, mentre racconta le vicissitudini passate, è tipica di chi sa di aver vinto una dura battaglia. «Sono stati mesi difficili - racconta davanti alle nostre telecamere -, è stata una situazione mai accaduta prima e per questo abbiamo dovuto costruire un modello di aiuto mai sperimentato prima. Ma ce l'abbiamo fatta. Il nostro centro ha raggiunto quasi tutta la popolazione e si è occupata, tra le altre cose, della fornitura dei pacchi alimentari, del trasporto negli ospedali, del pagamento delle pensioni. Abbiamo anche offerto sostegno ai concittadini colpiti dal Covid, che erano costretti a rimanere in quarantena e non potevano uscire di casa».

Ed ancora: «Abbiamo consegnato le mascherine, alcune costruite grazie a numerosi volontari, e le abbiamo distribuite alle associazioni, agli ospedali, al personale del 118. Ce l'abbiamo fatta tutti insieme. Fondamentale è stato l'aiuto della Pro Loco e delle associazioni, tra cui "Libertine" e "Borgo Pietà", che per prima hanno offerto il loro aiuto. Sono state il vero motore di questo servizio. E poi un grazie va anche ai numerosi concittadini che hanno donato senza sosta beni di prima necessità, dimostrando bontà e senso di appartenenza».

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