Toghe sporche e il tentativo (fallito) di corrompere un magistrato tramite i parenti

Ruolo di spicco nella tentata corruzione al magistrato Loredana de Falco, l'ex consigliere regionale Giuseppe Tursi Prato. Quest'ultimo veniva contattato da Francesco Saraco che in più occasioni esibì un assegno da 100mila euro

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di Luana  Costa
25 giugno 2020
07:21
Francesco Saraco ed Emilio Santoro in una foto scattata dagli inquirenti
Francesco Saraco ed Emilio Santoro in una foto scattata dagli inquirenti

«E mi raccomando, facciamo le cose che riguardano mio padre. Non possiamo sbagliare». Così si rivolgeva nel maggio del 2019 l'avvocato Francesco Saraco a Giuseppe Tursi Prato. Al centro del colloquio che andrà avanti per settimane l'intenzione di calmierare la condanna inflitta al padre,  Antonio Saraco, in primo grado imputato nel processo Itaca Free Boat. Tentativi di corruzione costati oggi a Francesco e Antonio Saraco ma anche a Giuseppe Tursi Prato, ad Emilio Santoro, a Vincenzo Falzetta, a Claudio Schiavone e all'ex presidente di sezione della Corte d'Appello di Catanzaro, Marco Petrini, un'accusa di corruzione in atti giudiziari aggravata dalle modalità mafiose. 

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L'approccio a Loredana De Franco

Il tentativo studiato per giorni era quello di avvicinare i componenti del collegio che avrebbero dovuto giudicare in Appello Antonio Saraco e, in particolare, il magistrato Loredana de Franco. «Noi dobbiamo fare le cose al meglio» assicura Tursi Prato al suo interlocutore. E così l'ex consigliere regionale si adopera, contattando nel luglio del 2019 Lorenzo Catizone, marito del magistrato in servizio alla Corte d'Appello di Catanzaro e rappresentandogli il "grosso favore". Ma l'interessamento non si esaurisce qui. Francesco Saraco attiva anche Giuseppe Caligiuri, uno tra i fiancheggiatori della tentata corruzione, il quale si mette in macchina e va fino a Camigliatello Silano per parlare direttamente con la madre di Lorenzo Catizone, Virginia Carusi, che poi contatta il figlio spiegandogli della visita.

100mila euro per calmierare la condanna

Inequivocabile, secondo la ricostruzione fornita dagli investigatori, il tentativo di avvicinare il magistrato e allo scopo Francesco Saraco avrebbe più volte esibito un assegno del valore di 100mila euro. Nell'operazione un ruolo di rilievo lo assume l'ex consigliere regionale Giuseppe Tursi Prato, direttamente contattato da Francesco Saraco al fine di intercedere grazie alla sua amicizia con il marito del magistrato, presidente del collegio giudicante, per ottenere una sentenza di assoluzione per il padre. Una corruzione non andata però a buon fine, nel luglio del 2019 la sentenza arriva e conferma la condanna gli inflitta in primo grado sia per Antonio Saraco che per Maurizio Gallelli. 

Giornalista
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