Scuole chiuse in Calabria, la protesta delle mamme: «Leso il diritto allo studio»

VIDEO | Il movimento “La Forza siamo noi!” nasce a Chiaravalle ma in pochi giorni ha raccolto l'adesione di centinaia di madri: «I nostri figli non devono pagare il prezzo più alto per l'incapacità di un sistema sanitario al collasso»

di Luana  Costa
17 novembre 2020
13:39

«La forza siamo noi. Così ci siamo volute chiamare: è la forza di mamme che rappresentano il sentimento di dissenso di tutte le loro famiglie: padri, figli, nonni che vedono leso uno dei diritti fondamentali garantito dalla nostra costituzione, il diritto allo studio». Così spiegano Stefania Asuni e Adele Taverna, madri e componenti del movimento "La forza siamo noi" nata a Chiaravalle Centrale ma che nel giro di pochi giorni è riuscita ad ottenere centinaia di adesioni.

 


«Dopo l’ultima ordinanza regionale che ordina la chiusura di tutte le scuole su tutto il territorio regionale, non può che salire ancora di più la nostra indignazione. I nostri figli non sono studenti di serie B. Non devono pagare il prezzo più alto per l'incapacità di un sistema sanitario al collasso a causa dell’inadeguatezza di chi doveva e deve tutelare un altro diritto inviolabile della costituzione: il diritto alla salute e a seguire il diritto al lavoro. Tutto è concatenato. In un momento così straordinario il nostro sistema sanitario ha dimostrato tutta la sua insufficienza a far fronte all’emergenza».

 

E non solo: «Dalla prima ondata di pandemia alla seconda nulla si è fatto per migliorare la situazione. Ciò ha portato alla decisione di fare della Calabria zona rossa con le conseguenze che da questo stanno derivando. Collasso sanitario, collasso del già provato sistema economico e collasso del sistema scuola. Tutto dovuto non al virus, in quanto ancora oggi siamo la Regione meno colpita, ma al disastro messo in campo da sempre in questa nostra Calabria da chi negli ultimi cinquant'anni si è susseguito al comando».

 

«Oggi - aggiungono - il risultato di cattive e irresponsabili scelte politiche è un popolo, quello calabrese, completamente piegato a terra. Dunque siamo pronte a scendere in piazza. Il nostro gruppo è arrivato a centinaia di adesioni in due giorni. Scenderemo in piazza e grideremo tutta la nostra rabbia: violazione del diritto all'istruzione, assenza totale di politiche sociali nei confronti della madri e padri lavoratori. Bambini che si è ben pensato di lasciare a casa dall’oggi al domani scaricando le responsabilità di una cattiva gestione sanitaria tutta su di loro e sui genitori. Genitori costretti a farli accudire da nonni, parenti, amici, con il pericolo in termini di diffusione del virus che ne può derivare».

 

Le famiglie si chiedono: «Chi ha preso questa decisione si è fatto queste domande? Si è chiesto che danni psicologici l’allontanamento dalla scuola può provocare ad intere generazioni? Al danno culturale, formativo e anche sociale? Ma soprattutto quello che noi vorremmo chiedere: questi giorni di ulteriori sacrifici che gli amministratori ci stanno chiedendo, serviranno per far ripartire in sicurezza i nostri figli dal 29 Novembre? Oppure si continuerà con questo stop and go, con questo rimbalzo di responsabilità tra sindaci, Asp e Regione? Faremo sentire la nostra voce - assicurano - diventeremo ancora più numerose e siamo pronte a continuare la nostra protesta se dopo il 28 i nostri figli non saranno messi nelle condizione di sicurezza per ricominciare la scuola».

Giornalista
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