Giornalista ucciso in Slovacchia, arrestati calabresi

In manette 7 persone: l’imprenditore Antonino, Bruno e Sebastiano Vadalà, Diego e Antonio Roda, Pietro Catroppa (54 anni) e Pietro Catroppa (26 anni). Kuciak avrebbe parlato nel suo reportage della famiglia e dei presunti rapporti con la ‘ndrangheta

di Redazione
1 marzo 2018
11:29

L'imprenditore italiano Antonino Vadalà è stato arrestato dalla polizia slovacca, che indaga sulla morte del giornalista ucciso, Jan Kuciak. Lo scrive il quotidiano locale Korzar. Secondo i media, stamattina la polizia ha fatto irruzione negli appartamenti dell'imprenditore, a Michalovce e a Trebisov, nell'est del Paese. Insieme a lui sono stati arrestati Sebastiano e Bruno Vadalà, Diego e Antonio Roda, Pietro Catroppa (54 anni) e Pietro Catroppa (26 anni). Della famiglia Vadalà e dei presunti legami con la 'ndrangheta ha scritto Kuciak nel reportage pubblicato ieri dal suo giornale.

Le dichiarazioni di Gratteri

«È verosimile che dietro l'omicidio ci siano le famiglie calabresi . È ovvio che la 'ndrangheta è capace di fare queste cose». Nicola Gratteri , Procuratore della Repubblica di Catanzaro, é intervenuto ai microfoni di "6 su Radio 1" sull'uccisione del reporter slovacco Jan Kuciak.


«La 'ndrangheta - ha aggiunto - è radicata, non infiltrata, non solo in tutta Italia ma anche nei Paesi europei come Germania, Svizzera ma anche nell'est europeo, oltre che in Slovacchia anche in Bulgaria e in Romania. La 'ndrangheta si sta estendendo verso l'Est. Va dove c'è da gestire potere e denaro e dove ci sono da gestire opportunità. Le mafie stanno acquistando latifondi per piantare vigneti, per piantare colture, il cui fine è quello di arrivare ai contributi europei. Un fenomeno che accade in Italia ma anche fuori. Il dramma è che l'Europa non è attrezzata sul piano normativo a contrastare le mafie, in particolare la 'ndrangheta. In Europa da decenni non c'è la percezione dell'esistenza della mafia, prova ne è che gli Stati europei non vogliono attrezzarsi sul piano normativo come l'Italia. Ancora stanno discutendo se inserire nel loro ordinamento l'associazione a delinquere di stampo mafioso.


L'Europa - ha detto ancora Gratteri - dovrebbe omologare i codici penale e di procedura penale partendo dal sistema italiano, ma non quello detentivo che non funziona in Italia. Quando si parla di Procura Europea la mia paura è che si vada all'omologazione al ribasso, perderemmo un secolo di antimafia. Griderò fino a perdere la voce contro un'omologazione al ribasso».

 

I legami con la Calabria

Non risultano essere stati coinvolti in inchieste giudiziarie in Calabria negli ultimi anni i tre italiani arrestati in Slovacchia nell'ambito delle indagini sull'omicidio del giornalista Jan Kuciak e della fidanzata, ma le loro famiglie sono ben note alla Dda di Reggio Calabria ed agli investigatori.

Antonino Vadalà è imparentato col presunto boss dell'omonima cosca Domenico, detto "Lupo di notte", e la sua famiglia è rimasta coinvolta nell'inchiesta "bellu lavuru" - condotta in due tranche nel 2008 e nel 2012 - che portò alla luce il patto spartitorio, dopo anni di scontri, tra le cosche di 'ndrangheta della fascia ionica reggina per accaparrarsi il denaro degli appalti per i lavori di ammodernamento della strada statale ionica. Antonino Vadalà, il fratello Bruno ed il loro cugino Pietro Catroppa, pur essendosi trasferiti nell'Est Europa nel 2003, secondo quanto si è appreso in ambienti investigativi, non avevano mai reciso i legami con le famiglie di origine e tornavano periodicamente in Calabria.

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