Accolta l'eccezione della difesa sul deposito cartaceo dell'impugnazione. Stralciate le posizioni dei 15 imputati prosciolti in primo grado (tra i quali Dattolo, Parrilla, Masciari), mentre il dibattimento prosegue per i condannati. La Procura generale potrà ricorrere alla Suprema Corte
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La seconda sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro (Roberta Carotenuto presidente, Giovanna Mastroianni e Carmela Tedesco a latere) ha accolto oggi l’eccezione di inammissibilità del ricorso in appello da parte della Dda sollevata dall’avvocato Sergio Rotundo nell’ambito del processo Glicine, proveniente dall’abbreviato.
Il procedimento si era chiuso in primo grado con nove condanne e 15 assoluzioni nei confronti degli imputati accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso, associazione mafiosa, turbata libertà degli incanti, turbata libertà di scelta del contraente, corruzione, abuso d’ufficio oltre che reati elettorali, concorso esterno in associazione mafiosa, estorsione.
Il perno ‘ndranghetista in questa indagine è rappresentato dalla cosca Megna, di stanza a Papanice, frazione di Crotone.
Secondo il difensore, l’appello del pubblico ministero andava depositato per via telematica e non cartacea, pena l’inammissibilità del ricorso. La tesi difensiva è stata accolta – e come abbiamo raccontato non è la prima volta – dal collegio che ha stralciato le posizioni dei 15 assolti – decisione che segna il passaggio in giudicato delle assoluzioni di primo grado – e ha rinviato al 17 settembre prossimo il prosieguo del processo per le restanti parti con la requisitoria del pg.
Ora la Procura ha 15 giorni di tempo per impugnare il ricorso per Cassazione (così com’è avvenuto per il procedimento Maestrale contro la ‘ndrangheta Vibonese e nei confronti del processo sulle estorsioni a Vibo).
La palla passerà, a breve, alla Suprema Corte che dovrà decidere se confermare l’inammissibilità o annullare con rinvio disponendo un nuovo giudizio d’appello. Nel secondo caso si aprirebbe un nuovo troncone processuale che riporterebbe in aula, davanti a un nuovo collegio, le posizioni stralciate.
Gli assolti
Il 14 maggio 2025 il gup Sara Merlin ha assolto dal reato di associazione mafiosa, per non aver commesso il fatto, Filippo Carrà, Andrea Corrado, Sandro Oliverio Megna, Franco Ruggiero, Carmine Stricagnoli, Domenico Pace (assolto anche dal reato di estorsione).
Assolto Saverio Danese dal reato di turbata libertà di scelta del contraente (perché il fatto non sussiste) e dall’accusa di aver chiesto favori agli Sculco in cambio di appoggio elettorale (per non aver commesso il fatto).
Assolto, per non aver commesso il fatto, Alfonso Dattolo, già assessore regionale della giunta Scopelliti e collaboratore della Ecosistemi srl. Dattolo, è l’accusa, avrebbe ceduto alle promesse dell’ex assessore all’Ambiente Rizzo di votare per Massimo Paolucci al parlamento europeo nel 2019 promettendo che questi li avrebbe agevolati nel settore dello smaltimento dei rifiuti durante la sua attività di parlamentare. Dallo stesso reato sono stati assolti Salvatore Mazzotta, legale rappresentante della Ecosistem srl e Alessandro Vescio, coordinatore regionale del Consorzio di recupero e riciclo degli imballaggi cellulosici.
Assolto, per non aver commesso il fatto, dall’accusa di associazione per delinquere dedita a reati contro la pubblica amministrazione (come già chiesto dall’accusa) Nicodemo Parrilla, ex sindaco di Cirò Marina.
Assolto, per non aver commesso il fatto, Francesco Masciari, ex direttore amministrativo dell’Asp di Crotone, dall’accusa di associazione per delinquere dedita a reati contro la pubblica amministrazione, turbata libertà degli incanti e turbata libertà di scelta del contraente (perché il fatto non sussiste).
Assolto, per non aver commesso il fatto, dall’accusa di estorsione Antonio Pagliuso.
Il dipendete di una società specializzata in forniture ospedaliere, Pietro Talarico, è stato assolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa perché il fatto non sussiste.
Assolto, infine, Giuseppe Villirillo, legale rappresentante della Croton Scavi srl, dall’accusa di turbata libertà di scelta del contraente.
Per loro al momento si è concluso un iter giudiziario. Ma l’ultima parola spetta alla Cassazione.

