Gotha, durissima requisitoria del procuratore Lombardo: chiesti 300 anni di carcere per l'élite della 'ndrangheta (ELENCO)

Dopo diverse ore d'intervento, l'aggiunto invoca 20 anni di reclusione per l'avvocato Giorgio De Stefano ritenuto il 'collante' tra le cosche cittadine. 15 anni chiesti per Dimitri De Stefano e 8 per l'ex sindaco di Villa San Giovanni Antonio Messina

di Consolato Minniti
11 dicembre 2017
20:00

Tre secoli di carcere. Sono condanne pesantissime quelle chieste nella giornata di oggi dal procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, nell'ultima udienza riservata alla requisitoria del processo "Gotha" che si sta celebrando con rito abbreviato davanti al gup distrettuale.

Dopo un intervento durato diverse ore, pochi minuti fa, il procuratore ha chiesto una condanna a 20 anni di reclusione per Giorgio De Stefano. Proprio su di lui si è concentrata la requisitoria di Lombardo che ha definito l'avvocato come il collante fra tutte le cosche cittadine, in grado di dirimere ogni possibile conflitto. Un ruolo particolarmente delicato ed importante per un uomo che ha vissuto nell'ombra negli ultimi anni. Parecchio anche il tempo dedicato a tratteggiare la figura di Paolo Romeo, altro elemento di vertice della cupola massonico mafiosa, che però ha optato per il rito ordinario.

 

Poi altre richieste pesantissime come per Roberto Franco, Antonino Nicolò, Domenico e Mario Vincenzo Stillitano per i quali sono stati chiesti 20 anni di reclusione ciascuno. Quindici quelli invocati per Dimitri De Stefano. Pesa pesantissima chiesta anche per l'uomo di fiducia di Romeo, Antonio Idone (18 anni e 6 mesi). Così come per il funzionario della Corte d'Appello Aldo Inuso (12 anni e 6 mesi). Richiesta la condanna anche per l'ex sindaco di Villa San Giovanni, Antonio Messina, ad otto anni di reclusione. Assoluzione, infine, per Michele Serra e Paola Colombini. 

L'inchiesta "Gotha"

I nomi finiti nelle varie inchieste confluite poi in "Gotha" sono di quelli che pesano davvero. Paolo Romeo, Giorgio De Stefano, Antonio Caridi, Alberto Sarra, Francesco Chirico. Ma anche politici, imprenditori, giornalisti, medici, cancellieri. Tutti professionisti affermati e conosciuti. Tutti con ruoli diversi ma, secondo l’accusa, parte integrante di quel circuito che ha permesso agli “invisibili” della ‘ndrangheta di progredire ed affermare la propria forza decenni or sono.

 

Secondo la Dda reggina, con in testa il procuratore capo Federico Cafiero de Raho e i sostituti Giuseppe Lombardo e Stefano Musolino, De Stefano, Romeo, Chirico, Sarra e Caridi sarebbero parte di quell’associazione mafiosa, nella sua componente riservata, chiamata a svolgere funzioni di direzione strategica, in simbiotico interscambio con organismi organizzativi ed operativi. 

 

Una struttura il cui riferimento primario risale addirittura all’organizzazione che la ‘ndrangheta si diede a partire dal 1969/70 prima, ed a conclusione della seconda guerra di mafia poi, con una linea dettata da Giorgio e Paolo De Stefano (entrambi deceduti) riconosciuti come fondatori e ideatori, sin dagli anni ’70, della prima vera “struttura riservata” della ‘ndrangheta conosciuta come “Mamma santissima” (La Santa). Tale nuova concezione ha permesso di superare agevolmente quegli steccati rappresentati dalle tradizionali regole delle cosche, per dotarsi così di poteri deliberativi in grado di garantire l’impermeabilità informativa, l’agilità operativa, il proficuo proseguimento degli scopi programmati e la continua interrelazione con gli ulteriori soggetti inseriti nel medesimo contesto criminale, a questo collegati o contigui. Una struttura criminale che ha esteso il programma criminoso in ambiti strategici d’interesse con riferimento ai canali politici, istituzionali, professionali, informativi, finanziari, imprenditoriali, bancari ed economici, curando – contemporaneamente  il coordinamento con le altre mafie italiane e con strutture a carattere eversivo.

 

Ma l’attività della cupola non si fermava qui: c’erano anche canali privilegiati per ottenere informazioni riservate, grazie a soggetti come Giovanni Zumbo, Mario Giglio, i due Vincenzo Giglio, Giuseppe Rechichi ed altri personaggi in via d’identificazione, anche appartenenti ad apparati investigativi.

 

Insomma, tutto ciò che, nel tempo, hanno regalato le cinque inchieste di cui sopra, oggi si ritrova in un unico procedimento che aprirà uno spaccato devastante sugli ultimi 40 anni di storia, non solo della città dello Stretto, ma dell'Italia intera.

Le richieste

Giorgio De Stefano 20 anni

Dimitri De Stefano 15 anni

Antonino Araniti 15 anni

Giovanni Sebastiano Modafferi 14 anni

Roberto Franco 20 anni

Antonino Nicolò 20 anni

Domenico Stillitano 20 anni

Mario Vincenzo Stillitano 20 anni

Carmelo Nucera 9 anni

Lorena Franco 4 anni 

Saveria Saccà 4 anni

Giuseppe Smeriglio 5 anni

Alessandro Nicolò 4 anni

Anna Rosa Martino 4 anni

Massimo Gira 4 anni

Giovanni Cacciola 10 anni e 7mila multa

Angela Chirico 1 anno e 4 mesi

Antonino Chirico 1 anno e 4 mesi

Domenico Chirico 1 anno e 4 mesi

Domenico Chirico cl. 86 1 anno e 4 mesi

Francesco Chirico 2 anni

Paola Colombini assoluzione

Maria Antonietta Febbe 1 anno

Maria Luisa Franchina 1 anno

Emilio Angelo Frascati 15 anni

Antonio Idone 18 anni e 6mila di multa

Aldo Inuso 12 anni e 6 mesi

Elena Maria Serena Inuso 1 anno

Domenico Marcianò 14 anni

Antonio Messina 8 anni

Giovanni Pellicano 12 anni e 9mila euro

Natale Saraceno 14 anni 

Michele Serra assoluzione

Andrea Santo Tortora 1 anno

Gaetano Tortorella 1 anno e 8 mesi

Rosario Rechichi 6 anni e 10mila  

Bruno Nicolazzo 6 anni 

Roberto Moio 1 anno

 

 

Consolato Minniti

Giornalista
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