Gotha, pm: «Scopelliti espressione dei padroni economici di Reggio e funzionale al progetto dei clan»

VIDEO | Giuseppe Lombardo nella requisitoria traccia un quadro inquietante della politica della città dello stretto a inizio millennio: « Paolo Romeo mente raffinatissima a capo della direzione strategico-cominale della 'ndrangheta e regista dell'elezione dell'ex sindaco»

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di Consolato Minniti
21 maggio 2021
15:10

Il progetto della direzione strategico-criminale doveva tenere conto della «fame della ‘ndrangheta». Il procuratore aggiunto Giuseppe Lombardo ne è convinto: nel progetto di governo della componente riservata delle cosche reggine, bisognava tenere conto delle ricadute verso la cosiddetta ‘Ndrangheta di base. Come? Attraverso una «complessa di riciclaggio attraverso lo Stato, perché le somme di cui dispone la ‘Ndrangheta non sono spendibili in questo territorio, se non passando dall’unica grande industria che è l’apparato statale». Servivano i soldi dello Stato, insomma, attraverso tutti quei canali di approvvigionamento pubblico tramite i quali le cosche avrebbero potuto saziare la fame della ‘Ndrangheta. E come farlo se non attraverso dei soggetti politici inseriti all’interno di quel progetto?

Scopelliti e i potentati economici della città

Su questo Lombardo è netto: «È difficile fornire l’esatta collocazione di Giuseppe Scopelliti, ma penso che questo processo abbia consentito di rendere più comprensibile il momento nel quale ci siano determinati riferimenti che lo accostano ai padroni di questa città in ambito imprenditoriale ed economico. Non sfugge alla mente più raffinata che la ‘ndrangheta abbia mai avuto e non temo smentite su questo, che è Paolo Romeo, lui dice “guardate che Scopelliti non ha le capacità di Naccari Carlizzi, ma è funzionale al nostro progetto non solo perché è capace di fare il cane di mandria, ma è espressione dei padroni assoluti di tutti i padroni dei movimenti economici della città”». Dunque, «per gestire Scopelliti non era necessario che Romeo ci parlasse».


Lui sapeva come arrivare a coloro che avrebbero dovuto interloquire con l’ex sindaco di Reggio Calabria. Fra loro vi erano Alberto Sarra, Antonio Caridi e Franco Chirico, «l’uomo cerniera, colui che stava fra sovra mondo e sotto mondo». Ed è emblematica l’intercettazione del 14 maggio 2002, quando, poco prima delle elezioni comunali, Romeo viene intercettato nel suo studio assieme ad altre persone. «Ad un certo punto – spiega Lombardo – dissente da tutti gli altri. All’interno del suo studio cala il silenzio quando lui dissente. Gli altri sostengono che Scopelliti, che è stato già scelto, deve condurre una campagna elettorale in aperta contrapposizione con Naccari Carlizzi. Interviene Romeo bruscamente dicendo “assolutamente no, so perfettamente che vince lo stesso perché nel disegno che noi abbiamo ritagliato addosso a questa figura, sono coinvolti i potentati a cui lui è legato da sempre”. E fa un nome: Cozzupoli. E fa un altro nome chiave, perché dice attenzione che nel disegno che abbiamo ideato non vi dovete dimenticare il ruolo di Pino. E ce lo dice lui chi è quando aggiunge che è il Pino che sta partecipando alle procedure di selezione relative all’esternalizzazione. Pino Rechichi è il nome».

Si tratta di colui che avrà un ruolo importantissimo nella Multiservizi. E Lombardo rincara la dose: «Paolo Romeo, quale promotore della componente riservata della ‘ndrangheta, ha creato già le condizioni, tanto sul piano politico che su quello criminale perché i due livelli dell’amministrazione pubblica comunale e provinciale possano rispondere a delle logiche mafiose. E ciò che è mafioso, è pienamente mafioso. Perché non c’è un mafioso a metà».

Scopelliti, «un’occasione di finanziamento»

Ma c’è un’altra intercettazione, del 6 maggio 2002, questa volta alla presenza anche di altre persone fra cui l’ex assessore comunale e consigliere regionale Candeloro Imbalzano, diversi esponenti delle famiglie Alampi e Siclari. È in questo caso che si afferma, con grande naturalezza, che «abbiamo messo in piedi un meccanismo per cui il fieno da Roma arriverà» con continuità. Come? «Per dire che le condizioni politiche centrali sono favorevoli e bisogna accogliere l’invito di sostenere con forza Scopelliti, tanto lui conta poco e niente visto chi ci sta intorno. Loro fanno riferimento al rifinanziamento del decreto Reggio, alle esternalizzazioni in grado di ingrassare le imprese mafiose e fanno un parallelismo perché sappiamo che l’area politica cui Scopelliti fa riferimento, governa».

Il pm ricostruisce che «Imbalzano è un po’ lento di comprendonio ritiene di dover tornare sull’argomento e afferma che Scopelliti è un’occasione straordinaria di finanziamento di tutta una serie di operazioni che già sono in cantiere e aspettano soltanto di partire. “Noi dobbiamo fare quello che dobbiamo fare, poi quando Peppe vincerà tutto andrà nella direzione programmata. Ci riusciremo solo se finalmente saremo stati in grado di cambiare mentalità”. Bisogna cambiare totalmente prospettiva. Ecco il concetto di squadra. Non vi dimenticate – rimarca Lombardo – che c’è la base che ha fame, perché essere uomini di ‘ndrangheta risulta ancora remunerativo. Ma qualcosa devono vedere, perché se perdiamo l’esercito di base dobbiamo partire da zero e questo nell’idea della direzione strategica non dovrà avvenire mai. Ecco l’errore di prospettiva di qualcuno che ancora oggi dice “no questa non è ‘Ndrangheta”. Se non riusciamo a comprendere che la ‘ndrangheta nella sua stratificazione non comprende questo livello, della ‘Ndrangheta abbiamo capito poco o niente».

Da Alampi alle le società miste

E se è vero che tutti sono sacrificabili sull’altare del progetto della componente riservata della ‘Ndrangheta, è altrettanto vero che alcuni hanno compreso prima di altri quello che sarebbe accaduto. È il caso di Matteo Alampi, la cui figura viene delineata lungamente dal procuratore Lombardo, tanto nei riferimenti al processo “Rifiuti” quanto al suo famoso dialogo con don Mico Libri. Alampi, prima di molti altri, sapeva delle società miste che sarebbero nate al Comune di Reggio Calabria. E dentro ci finiscono tutti i soggetti che hanno avuto ruoli di rilievo.

«È evidente che Scopelliti sa che ci sono situazioni che vanno garantite – afferma Lombardo – ma spesso subisce spinte e controspinte alle quali non può rispondere come avrebbe potuto fare svelando il disegno che c’è dietro. E allora agli occhi di chi non sa, lui non può dire che è messo lì sulla base di un progetto che sta sopra di lui. E allora sbaglia, inciampa, ma sa che quello è il ruolo che deve svolgere. Torna il baricentrismo di Romeo e all’interno di questo progetto tornano i riferimenti a Totò Caridi».

Il rischio di interrompere il progetto

Ma c’è un momento nel quale il progetto rischia di avere un brusco freno. Lo si evince quando Lombardo affronta i rapporti tra Antonio Caridi e Franco Chirico, il cognato di Paolo e Orazio De Stefano. «Ci sono delle emergenze che dimostrano come ci sia stato un appoggio elettorale molto corposo nel momento in cui Caridi ha iniziato la sua avventura politica, poi proseguita con le elezioni regionali 2000, una fase di stallo nel 2004. Un apporto costante che Chirico garantisce tanto a Sarra quanto a Caridi. Poi arriva il 2004, che non è un anno qualsiasi. Si rischia di interrompere dopo pochissimo tempo un disegno che non poteva trovare ostacoli. Quando Chirico sembra passare da un sostegno a Caridi al sostegno a Sarra, quella fase va letta così: non è Chirico che stabilisce da solo che nel 2004 deve dedicarsi anima e corpo a Sarra. È la direzione strategica a volerlo. E lui sa che il 2004 è anno indispensabile. Perché se scatta Scopelliti alle europee con Fini, noi un altro Scopelliti non lo troviamo più visto che è gradito ai potentati economici della città. E Franco Chirico questo lo sa. Per stabilizzare ancor meglio il progetto, dal 2004 in poi la scelta di Chirico è netta: Sarra ha un ruolo che Caridi non ha. Sarra valuta le strategie, mentre Caridi recepisce le strategie. Chirico capisce che dove arriva Sarra, spesso Caridi non arriva. E questo lo capisce quando riuscirà a fare il transito da un ruolo dirigenziale del Comune al ruolo dirigenziale alla Regione».

Caridi «prototipo del politico ‘ndranghetista»

Secondo Lombardo, dunque, «Caridi è il prototipo del politico chiamato ad operare quale uomo di ‘ndrangheta all’interno di questo circuito. Caridi quale antesignano, mantiene rapporti con il mandamento di centro, con le famiglie di vertice del mandamento jonico e tirrenico. E questo Paolo Romeo lo sa benissimo, sa che è capace, ambizioso e utilizzabile ai fini di governo». Lombardo fa cenno ad operazioni come Alchemia, ma anche Reale, arrivando a definire Caridi come «il soggetto ideale perché trasversale e capace di gestire l’elettorato». E così, mentre Panzera fa riferimento ad una serie di famiglie senza esplicito richiamo all’unitarietà, Peppe Pelle sente l’esigenza di richiamare unitarietà e compattezza. E Caridi «è la plastica rappresentazione della ‘ndrangheta unitaria di cui parla Peppe Pelle. Ecco perché Caridi avrà una carriera che lo proietterà negli organismi parlamentari. Altrimenti a Roma, Caridi, ci sarebbe potuto andare solo da turista».

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