Gratteri: «Le mafie non sparano più, fanno meno rumore per corrompere»

Così il procuratore di Catanzaro intervenendo ad un convegno in occasione dell’anniversario della strage di Capaci: «Il problema delle élite mafiose oggi non è arricchirsi, ma giustificare la ricchezza»

di Redazione
23 maggio 2019
20:08
Nicola Gratteri
Nicola Gratteri

Alle mafie non serve più «sparare per ottenere il risultato», perché così «vuol dire far morti, costringere forze dell'ordine e magistratura a interessarsi, per via dei titoli sui giornali, delle interrogazioni parlamentari, anche in quei territori dove sono un po’ pigre». Ad affermarlo il capo della procura di Catanzaro, Nicola Gratteri, secondo il quale oggi «si fa meno rumore ed è più facile corrompere». Il magistrato ha parlato con i giornalisti a margine della sua partecipazione al convegno ‘Mafia e stragismo’, organizzato in occasione del 27esimo anniversario della strage di Capaci.

Secondo Gratteri, «siamo più facilmente corruttibili» e negli ultimi 20 anni in Occidente, in particolare in Italia, «c'è stato un forte abbassamento di morale ed etica: nessuno di noi malgrado la crisi economica, ha pensato di cambiare stile di vita». Intervenendo al convegno, Gratteri ha poi evidenziato che ci sono «decine e decine di imprenditori 'ndranghetisti nel Centro e Nord Italia e che questi offrono servizi con ribassi del 30% e 40%». Il procuratore si è detto convinto che «l'imprenditoria locale non può dire che non sapeva che ‘quello’ era un mafioso, se dopo aver comprato per 50 anni un tondino di ferro allo stesso prezzo arriva uno che lo offre con il ribasso del 30%. Una prassi analoga è utilizzata per lo smaltimento dei rifiuti e gli operai in nero o sottopagati». Secondo Gratteri, infine, «il problema delle élite mafiose non è arricchirsi, ma giustificare la ricchezza».

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