Gratteri: «Nel lockdown il mio ufficio sempre attivo, processi online? Serviva più coraggio»

VIDEO | La mancata informatizzazione, per il procuratore di Catanzaro, tra le cause che hanno portato alla paralisi del sistema Giustizia nell'emergenza sanitaria. E in merito allo smart working: «Per noi è impossibile lavorare da casa» (ASCOLTA AUDIO)

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di Redazione
8 settembre 2020
08:43
Il procuratore Gratteri ospite di Presa diretta
Il procuratore Gratteri ospite di Presa diretta

Il lavoro in smart working, l’informatizzazione della “giustizia” e la paralisi dei tribunali durante il periodo di lockdown. Sono questi alcuni dei punti sui quali si è concentrato l’intervento del procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, ospite di Presa diretta, trasmissione condotta dal giornalista Riccardo Iacona e andata in onda nelle scorse ore su Rai 3.

La paralisi del sistema Giustizia durante il lockdown

In particolare, il procuratore, ha parlato delle origini della lentezza del sistema giudiziario: «Negli ultimi decenni chi è stato al Governo non ha investito in informatizzazione. Ogni volta che arrestiamo 100, 150 persone spendiamo mediamente 50mila euro di carta, toner, forza lavoro. Avevo proposto l’acquisto di tablet dove il detenuto ha la possibilità, attraverso lo strumento tecnologico, di avere l’ordinanza custodia cautelare». Tutti gli avvisi e provvedimenti successivi, verrebbero quindi fatti pervenire sul dispositivo, consentendo enormi risparmi: «Alla fine della pena, si restituisce il tablet all'ufficio matricola e il contenuto viene conservato in una penna usb o in un cd».


Invece in Italia «abbiamo circa 4mila carabinieri che fanno i messi notificatori invece di fare i carabinieri». E non solo. Con questo smart working «abbiamo visto quanto visto quanto è farraginoso il sistema informatizzato nel ministero della Giustizia, nelle procure e tribunali».

Il processo on line

Si tratta di proposte – si fa rilevare nella trasmissione - avanzate nel 2014 quando l’allora premier Matteo Renzi chiamò Gratteri a coordinare la Commissione per l'elaborazione di proposte normative in tema di lotta alle mafie. In quel contesto, passò solo il processo a distanza.

E proprio in merito al processo on line, da sfruttare durante i mesi più duri della pandemia, il procuratore ribadisce: «Serviva più coraggio anche da parte dei magistrati, dobbiamo dire la verità». A giudizio di Gratteri il Tiap, il trattamento informatico degli atti processuali «è un sistema buono che funziona, abbiamo la possibilità di digitalizzare i fascicoli». Gli avvocati avrebbero a disposizione i documenti necessari una volta digitalizzati i milioni di atti stipati negli archivi.

«Smart working impossibile»

L’ufficio di Gratteri, anche nel lockdown, ha continuato ad essere attivo: «Non ho fatto lavoro a distanza perchè il sistema processuale informatico delle procure non consente il lavoro da casa. L'unica cosa che si può fare è il controllo per la liquidazione delle fatture. Il resto non si può fare. Abbiamo lasciato a casa impiegati che non hanno lavorato anche se formalmente abbiamo detto che erano in smart working».

Il processo Rinascita Scott

Tra qualche giorno avrà inzio il maxi processo anti ‘ndrangheta scaturito dall’inchiesta Rinascita Scott: «Partirà dell'aula bunker di Roma e non dalla Calabria ma ci arriveremo», conclude infine Gratteri.

 

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