Dopo le acquisizioni di documenti al Mit, al Cipess e nelle società coinvolte, emergono nuovi dettagli sui rapporti ricostruiti dai pm. Al centro le relazioni di Miele, Saccomanno e Virgiglio e i contatti con ambienti istituzionali
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Tra Calabria e Sicilia, il Ponte sullo Stretto è da anni al centro di una partita politica e istituzionale che ora si intreccia con un’inchiesta giudiziaria destinata a far discutere anche a Roma. Dopo le acquisizioni di documenti al ministero delle Infrastrutture, al Dipe-Cipess e nelle sedi della società Stretto di Messina e del consorzio Eurolink, gli investigatori stanno approfondendo le procedure legate all’approvazione del progetto e alla documentazione trasmessa alla Corte dei Conti.
Il procedimento della Procura di Roma ipotizza episodi di corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio. Al centro ci sono i rapporti che, secondo l’accusa, avrebbero coinvolto l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno e l’imprenditore Vincenzo Virgiglio. Le nuove carte, secondo quanto riportato dal quotidiano Domani, aggiungono elementi sulla rete di contatti costruita attorno all’iter dell’opera e sulle relazioni che avrebbero lambito anche il ministero delle Imprese e del Made in Italy, guidato da Adolfo Urso.
Le acquisizioni al Mit e al Cipess: l’indagine si allarga
Nei giorni scorsi i carabinieri del Ros, su delega dei magistrati romani, hanno acquisito documenti al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, al Dipe-Cipess, alla società Stretto di Messina e al consorzio Eurolink, firmatario del contratto per la costruzione del Ponte. L’attività riguarda gli atti predisposti e trasmessi alla Corte dei Conti nell’ambito delle verifiche sulla delibera Cipess numero 61 del 2025 e sul decreto del primo agosto dello stesso anno.
Gli accertamenti rappresentano un nuovo passaggio di un’inchiesta che a giugno aveva portato a perquisizioni e sequestri di dispositivi elettronici e documenti. I magistrati intendono ricostruire i rapporti tra i soggetti coinvolti e verificare se siano state messe in atto condotte per condizionare il controllo di legittimità sul progetto. L’acquisizione di atti non equivale, di per sé, a una conferma delle ipotesi investigative.
Il «patto di mutuo soccorso» e gli «amici al governo»
Secondo la ricostruzione accusatoria, Miele, Saccomanno e Virgiglio avrebbero stretto un sistema di relazioni finalizzato a favorire il percorso amministrativo del Ponte. L’ipotesi dei pm è che l’ex magistrato contabile avrebbe potuto mettere a disposizione informazioni sull’iter seguito dalla Corte dei Conti, mentre gli altri due gli avrebbero prospettato sostegni per futuri incarichi dopo il pensionamento.
In questo quadro si inserisce l’espressione «non deludere gli amici al governo», riportata nelle carte e riferita alla strategia che gli indagati avrebbero perseguito. Non ci sono, per ora, politici coinvolti nell’inchiesta.
I contatti con Elena Lorenzini e il fratello Federico
Un altro filone riguarda i rapporti attribuiti a Virgiglio con Elena Lorenzini, magistrata contabile che ha ricoperto un incarico fuori ruolo come vice capo di gabinetto del ministero delle Imprese e del Made in Italy, e con il fratello Federico. I due, secondo quanto riportato nelle carte citate da Domani, sarebbero stati invitati a un evento di carattere informativo e promozionale sul Ponte.
Gli investigatori si soffermano anche su una conversazione del 14 ottobre 2025. Secondo la ricostruzione contenuta negli atti, Virgiglio avrebbe aiutato Lorenzini a risolvere un problema relativo alla sua automobile e, successivamente, l’avrebbe contattata per avere conferma della partecipazione all’incontro, sottolineando l’importanza di creare nuove relazioni.
«Così facciamo una chiacchierata, ti presento altri personaggi», avrebbe detto l’imprenditore, secondo la trascrizione riportata. Nella stessa giornata la sezione centrale di controllo di legittimità della Corte dei Conti bocciò il progetto del Ponte. Ovviamente la coincidenza temporale non dimostra un collegamento causale tra i contatti e la decisione dei magistrati.
Le carte descriverebbero il metodo attribuito a Virgiglio come la costruzione di rapporti amicali, consolidati attraverso inviti e iniziative associative, ai quali ricorrere in seguito in caso di necessità. Lorenzini e il fratello Federico sono citati negli atti, ma non risultano indagati.
Il legame con Miele e gli incarichi nell’orbita del Mimit
La vicenda si intreccia con altri rapporti che riguardano l’ambiente istituzionale del ministero guidato da Urso. Secondo quanto ricostruito da Domani, uno dei figli di Tommaso Miele, Pierfrancesco, avrebbe ricevuto nel 2023 un incarico presso gli uffici di diretta collaborazione del ministro. Per un periodo del 2024 avrebbe inoltre ottenuto dal Mimit un compenso di circa 2.500 euro.
Il quotidiano riferisce anche che Pierfrancesco e il fratello Gianmarco avrebbero prestato servizio per lo studio legale di Gianluca Brancadoro, professionista indicato come vicino agli ambienti del ministro. Brancadoro è stato coinvolto in incarichi e procedure legati a società e dossier infrastrutturali, tra cui una consulenza relativa all’ex Ilva, alla quale avrebbe poi rinunciato nell’agosto 2024.
Elementi che ricostruiscono una rete di rapporti professionali e istituzionali. Non costituiscono irregolarità: la loro rilevanza per l’indagine sul Ponte dovrà essere valutata dagli inquirenti sulla base dei documenti acquisiti e degli eventuali collegamenti concreti con le condotte contestate.
Le intercettazioni su Condotte e il «report» sull’attivismo per il Ponte
Tra i nomi che compaiono negli atti c’è anche quello di Alberto Dello Strologo, ex amministratore straordinario di Condotte d’Acqua. Il professionista sarebbe stato intercettato in una serie di conversazioni con Miele tra il 17 e il 21 novembre 2025. In precedenza, riferisce Domani, aveva dichiarato al giornale di non ricordare quei dialoghi.
Secondo la trascrizione riportata, Miele avrebbe chiesto a Dello Strologo di informare altre persone dell’impegno profuso nella questione del Ponte. «L’importante è che tu dai il report che io sto sul pezzo, anzi che noi stiamo sul pezzo», avrebbe detto l’ex magistrato contabile.
Dello Strologo, sempre secondo la ricostruzione degli investigatori, avrebbe cercato in alcuni passaggi di interrompere il discorso e di rinviare la conversazione a un incontro di persona. In un altro momento avrebbe rassicurato Miele: «Ovviamente io trasferisco sempre tutti i tuoi messaggi. Poi sono un po’ criptico ma solo per un fatto di comodità».
Resta da chiarire a chi fossero destinati quei messaggi e quale fosse la natura delle persone indicate come destinatari. Gli atti, per come sono stati riportati, non consentono di stabilire se si trattasse di interlocutori imprenditoriali o politici, né di attribuire automaticamente a terzi un ruolo nelle condotte ipotizzate.
Un’inchiesta ancora aperta sul percorso del Ponte
La nuova fase investigativa punta dunque a ricostruire non soltanto i rapporti tra i tre principali indagati, ma anche l’eventuale estensione della rete di contatti attivata attorno al progetto. Il nodo centrale resta capire se relazioni, informazioni e promesse di sostegno abbiano avuto l’obiettivo di influenzare l’esame della Corte dei Conti o se alcuni elementi emersi nelle conversazioni abbiano una diversa spiegazione.

