Presenti alla funzione nella frazione di Lamezia il sindaco e la giunta di Caulonia, la Protezione civile e i vigili urbani. Anche il presidente del Consiglio regionale, Salvatore Cirillo, ha voluto rendere omaggio all’amico carabiniere
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Alle tre del pomeriggio contrada Acquafredda, frazione collinare di Lamezia Terme, era deserta e silenziosa. Si erano spostati tutti più a nord, nella chiesa tra i castagni della Madonna del Miracolo. Nebbia e pioggia battente hanno avvolto il triste rito dell’addio al brigadiere Battista Mastroianni, 39 anni, morto suicida sabato scorso, prima che il sole sorgesse. L’affetto che lo circondava in vita si è riversato nella piccola chiesa, stracolma. Chi non è riuscito a entrare ha atteso fuori, sotto gli ombrelli, per poter porgere un gesto d’affetto alla famiglia.
In questa piccola frazione adagiata sul monte Sant’Elia, raggiungibile attraverso una stretta e tortuosa strada, erano arrivati affetti anche da Caulonia, paese in cui Battista Mastroianni aveva prestato servizio per sette anni. Presente il sindaco di Caulonia, Franco Cagliuso, e gran parte della sua giunta. Presente il corpo dei vigili urbani e della Protezione civile di Caulonia. Presenti anche tanti carabinieri. La stragrande maggioranza in borghese e una manciata in divisa.
Corone di fiori rossi e blu (i colori dell’Arma) erano state mandate dal Nucleo radiomobile di Caulonia. E non solo. Presente il comandante dei carabinieri di Locri e anche il presidente del Consiglio regionale, Salvatore Cirillo, amico di Mastroianni. Con lui il brigadiere aveva scambiato, in una chat, uno scherzoso messaggio qualche ora prima di puntarsi la pistola d’ordinanza alla tempia.
«Nu guagliune», commentano due signore sedute tra i banchi della chiesa, mentre osservano la lunga fila di persone che per quasi quaranta minuti ha dato le condoglianze alla famiglia. Tra la folla anche Gianluca Zara, comandante del Gruppo dei carabinieri di Lamezia Terme. Sono stati i suoi uomini a fermare Mastroianni la notte del 31 gennaio. Non è chiaro se il brigadiere fosse “attenzionato” o si sia trattato di una mera coincidenza. Fatto sta che qualcosa nel controllo non aveva convinto i militari: due targhe (fronte e retro), appartenenti a una Fiat Panda in uso ai dirigenti dell’Asp di Catanzaro e di Azienda Zero. La Panda, in quel momento, si trovava parcheggiata vicino alla stazione centrale di Lamezia dove l’aveva lasciata il super manager di Azienda Zero, Gandolfo Miserendino, prima di partire per Roma.
I carabinieri invitano Mastroianni a seguirli in caserma ma lui, dopo poco, accosta l’auto vicino al cimitero di Sambiase e si uccide.
Oggi i carabinieri di Lamezia e la Procura indagano su tutti gli interrogativi che aleggiano su questa vicenda.
Battista Mastroianni non era un uomo che aveva in animo di morire. Quello che è accaduto veramente lo diranno solo le indagini. Mastroianni aveva dato appuntamenti, aveva progetti, aveva scherzato con gli amici in chat. Era ben voluto e nel corso della cerimonia è stato letto un messaggio del cappellano di Reggio Calabria e degli abitanti di Acquafredda che, alla fine della funzione, lo hanno salutato con un applauso e un volo di palloncini bianchi.



