Reggio Calabria

I medici della Uil asfaltano il Gom: «Concorsi zeppi di parenti, troppi morti di Covid e gravi inefficienze»

La dura relazione del sindacato. I lavoratori già in stato di agitazione sono pronti a scioperare qualora le condizioni di sicurezza all'interno del Grande ospedale metropolitano non dovessero migliorare

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di Elisa Barresi
3 febbraio 2022
18:45
Il segretario della Uil di Reggio Calabria Nuccio Azzarà
Il segretario della Uil di Reggio Calabria Nuccio Azzarà

La denuncia pubblica della Uil sulle gravi criticità che insistono all’interno del Grande ospedale metropolitano fa seguito alle tante segnalazioni ricevute dai lavoratori che, adesso, oltre ad essere in stato di agitazione, sono pronti a scioperare qualora le condizioni di sicurezza non dovessero migliorare.

La Segreteria Aziendale della Uil Fpl del Gom di Reggio Calabria, infatti, dopo aver ricevuto diverse lettere di segnalazione, in merito alle situazioni lavorative dei propri iscritti e verificando la veridicità delle denunce, dà mandato alla Segreteria Territoriale in modo tale da denunciare pubblicamente le condizioni lavorative degli Operatori Sanitari.


Focolai nei reparti e scelte sbagliate

«A breve entreremo nel terzo anno di pandemia, ma riteniamo, che aldilà della propaganda politica bipartisan, con in mezzo anche Movimento 5 Stelle, nella provincia reggina, poco è stato fatto per fronteggiare l’ormai grave stato pandemico. Purtroppo, mai come adesso la situazione allarma tutti i dipendenti del nosocomio reggino (ricordiamo che il GOM ed in particolar modo il Presidio Riuniti di Reggio Calabria è l’unica struttura Sanitaria adibita all’assistenza di malati Covid), sono anni che critichiamo e denunciamo pubblicamente, la scelta fatta dall’allora Commissario Straordinario Iole Fantozzi (adesso passato a dirigere il Dipartimento Salute), di creare l’unico centro Covid, all’interno del presidio Riuniti e non al Morelli che ai tempi dello scoppio della pandemia era vuoto di UOC, presidio quello del Riuniti, già di per se critico, perché plesso in cui si trovano i dipartimenti Chirurgico, Cardio-Toraco-Vascolare ed Urgenza Emergenza».

«Questa scelta sbagliata, ha una doppia controindicazione, perché da un lato, mette in serio pericolo l’intero sistema sanitario reggino, in quanto aumenta il rischio di contagio per tutti i pazienti e per tutti gli operatori essendo il “Padiglione Covid” all’interno dell’articolata struttura che compone il Presidio Riuniti. Dall’altro lato limita le cure, le risorse e gli ambienti destinati agli altri pazienti. Cosi che ci ritroviamo, da una parte a dover controllare i focolai Covid che si sono scatenati all’interno dei reparti di Chirurgia Toracica, di Chirurgia Vascolare, di Nefrologia, Cardiologia ed UTIC, Neurochirurgia e via dicendo».

Liste d’attesa infinite e numeri preoccupanti

Ma se da un lato il covid ha monopolizzato l’attenzione dall’altra parte, invece, denuncia la Uil «ci ritroviamo a dover aspettare 6 mesi per poter operare un paziente con tumore della prostata, 2 mesi per operarne uno con tumore polmone e 6/7 mesi per effettuare un intervento di arteriopatia periferico. Quindi questa gestione della pandemia da parte del mondo politico e della dirigenza del GOM a noi risulta inaccettabile ed indecorosa, nei confronti di tutto il territorio reggino».

E dalle segnalazioni ad emergere sono alcuni dati preoccupanti come l’incidenza di mortalità di covid dei pazienti ricoverati al GOM negli ultimi 3 mesi, che purtroppo «è spaventosa, cioè secondo i dati forniti dal nosocomio, aggiornati a mercoledì 02/02/2022, noi abbiamo avuto 2449 pazienti ricoverati e di questi 559 sono deceduti, con un tasso di mortalità tra i ricoverati del 22,83%, dato che è in linea con quelli nazionali, il dato che desta più preoccupazione, è il dato relativo agli ultimi 3 mesi e cioè quello che analizza il periodo dal 01/12/2021 al 02/02/2022, dove al GOM abbiamo avuto 492 ricoveri per covid, di cui 149 sono deceduti, con un tasso di mortalità del 30,28%, considerando che dal punto di vista vaccinale siamo tra le province più virtuose d’Italia, il dato è più che allarmante, basti pensare che attualmente in Italia la percentuale di mortalità tra i pazienti ricoverati è del 7,59% (dati ISTAT aggiornati al 01/01/2022). Altro dato allarmante è quello relativo al numero di ricoveri, ovvero il nostro presidio Riuniti è stato accreditato a 509 posti letto, di questi più o meno 110 sono destinati ai pazienti covid, che però mediamente sono 120/130 con picchi di 150/160 pazienti ricoverati. Questo comporta un sovrannumero di pazienti all’interno dei reparti covid inaccettabile, sia per la sicurezza degli operatori, costretti ad assistere i pazienti in postazioni di fortuna, che per i pazienti stessi».

Emergenza gestionale e fondi Covid spariti

Per la Uil e i lavoratori, che ancora attendono i famosi fondi covid destinati proprio a loro che sono gli “eroi” della pandemia, il tutto va tradotto, come «un’insufficienza gestionale e di programma da parte dei vertici del GOM, non capaci di percepire la drammaticità della situazione. Se si guarda oltre mare e cioè a Messina, lì una struttura divisa in padiglioni (con la possibilità di isolare un padiglione dall’altro) qual è il Policlinico G. Martino, di pazienti covid ne accoglie circa 113, su un totale di più di 690 posti letto accreditati, questo non contando che Messina ha altre strutture come l’ospedale Piemonte di recente riconvertito al Covid con 48 posti letto covid, l’ospedale Papardo 42 posti covid e gli ospedali di provincia come Barcellona P.G., Milazzo e Taormina. Queste non sono le uniche differenze che hanno i lavoratori reggini, anzi per meglio dire i lavoratori calabresi rispetto a quelli delle altre regioni, basti ricordare che, gli operatori sanitari calabresi, grazie alla politica regionale ed alla complicità di alcune sigle sindacali, sono gli unici a non aver percepito neanche 1 euro del bonus covid, stanziato dal decreto denominato “Cura Italia”.

La domanda allora è, che fine hanno fatto quei soldi? Semplice, sono serviti per adibire il centro vaccini all’interno del GOM, operazione quella di costruire un centro vaccinale all’interno del presidio Riuniti, palesemente inutile ed insensata, in quanto a pochi passi dal GOM e specificatamente all’interno del Consiglio Regionale, ha sede il Centro Vaccinale dell’ASP (tra l’altro molto meglio organizzato rispetto a quello dei Riuniti), quindi che senso ha far ammassare centinaia di persone all’interno di un ospedale in piena pandemia, con il rischio di generare altri focolai tra gli incolpevoli pazienti? Nessuno, perché l’obbligo dell’Azienda Ospedaliera era quello di garantire la vaccinazione in ambiente protetto ai soggetti allergici, non quello di creare un proprio centro vaccinale aperto a tutti e per giunta, costruirlo con i soldi destinati ai lavoratori. Soldi o danari che i lavoratori del GOM difficilmente recupereranno, visto che al dipartimento salute adesso la “baracca” la dirige la Fantozzi, la stessa responsabile della genialata Centro Vaccini».

Concorsi e parentopoli

L’ennesima denuncia della Uil è relativa al ritardo dei pagamenti del personale sanitari, ritardi di cui la UIL aziendale ha più volte chiesto conto ai vertici ospedalieri, i quali «non hanno risposto, se non che a voce, dicendo che i ritardi sono dovuti alla carenza di personale amministrativo, ma come noi sappiamo “verba volant, scripta mament”. Purtroppo, di Assistenti Amministrativi di recente ne hanno assunti 8 e diciamo purtroppo, perché proprio noi della UIL, avevamo denunciato agli organi di Stampa ed alle autorità competenti una palese assonanza tra i vincitori del concorso per assistenti amministrativi e i vertici aziendali. Una sorta di “Parentopoli” che premiava in primis il gotha aziendale ed a seguire i vassalli, i valvassini, i valvassori ed infine anche i giullari e le cortigiane. Però nonostante queste assunzioni i ritardi nei pagamenti persistono, forse ancora non si è arrivato a premiare con l’assunzione di un congiunto chi si occupa degli stipendi? Venendo al dunque, diciamo che queste sono solo alcune delle nefandezze che si protraggono al Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, nosocomio in cui la corruzione dilaga e di grande è rimasto solo il suo passato».

Giornalista
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