Magistratura

Il Csm archivia gli esposti su Gratteri con 14 voti a favore e 10 astenuti

Le parole del procuratore di Catanzaro erano al centro di due diverse pratiche: l’istanza di Nicola Adamo e quella del presidente dell’Unione delle Camere penali italiane. In entrambi i casi si rimproverava al magistrato un atteggiamento pregiudiziale

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di Antonio Alizzi
9 febbraio 2022
14:35

Due esposti contro il procuratore capo di Catanzaro Nicola Gratteri archiviati dopo una lunga discussione dal Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura. Della prima denuncia ne avevamo parlato nei giorni scorsi, quella presentata dal politico calabrese Nicola Adamo, ma la pratica che più ha fatto discutere i consiglieri togati e laici dell’organo di “autogoverno” delle toghe italiane, è quella nata dalle accuse mosse dal presidente dell’Unione delle Camere Penali italiane Gian Domenico Caiazza.

Cosa contestava l’avvocato Caiazza al procuratore Gratteri

L’avvocato campano - celebre per aver difeso Enzo Tortora - riteneva che Gratteri avesse reso dichiarazioni equivoche ed allusive nei confronti della magistratura giudicante del Distretto di Catanzaro. Circostanze tratte da un’intervista rilasciata dal procuratore reggino al giornalista del Corriere della Sera, Giovanni Bianconi, dopo l’operazione denominata “Basso profilo”, nella quale erano coinvolti, tra gli altri, l’allora assessore regionale al Bilancio, Francesco Talarico e il segretario nazionale dell’Udc, Lorenzo Cesa, entrambi accusati di aver favorito la ‘ndrangheta. Il primo di recente è stato condannato in primo grado, mentre la posizione del politico di area di centrodestra è stata archiviata dalla stessa procura distrettuale antimafia di Catanzaro.


L’intervista di Gratteri al Corriere della Sera

Nella chiacchierata con uno dei più importanti cronisti di giudiziaria italiani, Gratteri alla domanda “ma perché le indagini della sua Procura con decine o centinaia di arresti, vengono spesso ridimensionate dal tribunale del riesame o nei diversi gradi di giudizio?”, rispose così: «Noi facciamo richieste, sono i giudici delle indagini preliminari, sempre diversi, che ordinano gli arresti. Così è avvenuto anche in questo caso. Poi se altri giudici scarcerano nelle fasi successive non ci posso fare niente, ma credo che la storia spiegherà anche queste situazioni». Gli “altri giudici” sono quelli del Riesame di Catanzaro, tribunale all’epoca dei fatti presieduto dal magistrato Giuseppe Valea, accusato di falso dalla procura di Salerno e interdetto nel luglio del 2021 dal tribunale salernitano, a seguito di una vicenda giudiziaria originata proprio da una segnalazione di Nicola Gratteri al Consiglio giudiziario di Catanzaro. Questione ampiamente trattata dalla nostra testata nei mesi scorsi.

Dall’esposto alla richiesta di archiviazione

Queste dichiarazioni avevano allarmato l’Unione delle Camere penali italiane, con il conseguente esposto presentato al Consiglio Superiore della Magistratura, finito prima sul tavolo del Comitato di Presidenza (composto dal vicepresidente David Ermini, dal primo presidente della Cassazione Pietro Curzio e dal procuratore generale presso la Corte di Cassazione Giovanni Salvi), e poi direttamente in prima commissione.

All’esito dell’istruttoria, il consigliere togato Carmelo Celentano, aveva proposto l’archiviazione della pratica, bocciando la fondatezza della denuncia presentata da Gian Domenico Caiazza.

Scontro in Plenum tra l’area di sinistra e quella moderata

La discussione in seno al Plenum, relativamente agli esposti contro Gratteri, è durata più di due ore. Non sono mancati gli scontri tra l’area di sinistra della toghe italiane, favorevoli all’archiviazione, e quella moderata, che ha lamentato una mancanza di motivazione, chiedendo sia il ritorno della pratica in commissione o in subordine il rinvio della decisione ad altra seduta plenaria. Entrambe le votazioni hanno palesato la volontà della maggioranza del Plenum di affrontare subito la questione, archiviata dunque con 14 voti favorevoli e 10 astenuti.

Da Lanzi a Di Matteo: le posizioni dei consiglieri del Csm

Il consigliere laico Alessio Lanzi, espressione di Forza Italia, ha mostrato tutte le sue perplessità per le modalità con cui è giunta la pratica al Plenum. Per questi motivi aveva chiesto un supplemento di indagini e l’eventuale apertura di una pratica a tutela dei magistrati del Distretto di Catanzaro. A ciò si sono opposti il consigliere laico Fulvio Gigliotti, eletto alla Camera dei Deputati con il Movimento Cinque Stelle, e i consiglieri togati Sebastiano Ardita e Nino Di Matteo, ai quali si sono aggiunti nel prosieguo dell’assemblea plenaria anche Alessandra Dal Moro, Giuseppe Marra e Giuseppe Cascini.

Di contro, i consiglieri Filippo Donati (in quota M5S), Loredana Micciché e Antonio D’Amato, hanno deciso di astenersi dalla votazione, esprimendo un giudizio negativo sull’andamento dei lavori. Il giudice siciliano, infatti, ha detto che «mi astengo perché la pratica è senza motivazione. Questa vicenda meritava un approfondimento diverso anche nell'interesse del procuratore Gratteri». Al coro si è unita anche il consigliere Ilaria Pepe: «Profondo disagio per questa non motivazione che indebolisce la pratica relativa al dottor Gratteri. Il mio voto è a favore dell’archiviazione, ma trovo distonico come sia stata affrontata la questione». Antonio D’Amato, attuale presidente della quinta commissione, è stato anche più duro. «Gli analisti e i commentatori quando leggeranno questa decisione capiranno che abbiamo perso un'altra occasione per dimostrare la trasparenza del nostro operato. C'era soltanto l'esigenza di affrontare con chiarezza i passaggi dell'intervista. Anche io mi astengo».

A difesa di Gratteri, infine, si sono schierati il consigliere relatore Carmelo Celentano («ci sono magistrati e cittadini che vengono menzionati pubblicamente nei vari ordini del giorno senza che vi siano motivazioni sulle richieste di archiviazione, quindi o vale per tutti o per nessuno») e l’ex pm antimafia Nino Di Matteo: «La polvere sotto i tappeti la vogliono riporre altri, quelli che auspicano che in nessun caso un procuratore della Repubblica spieghi i risultati delle inchieste in contesti già opachi e difficili. L’esposto del presidente delle Camere Penali italiane, non è una situazione di per sé preoccupante, il Parlamento invece è composto da 132 avvocati e molti di questi sono penalisti». Polemica che ha toccato indirettamente, la norma relativa alla presunzione d’innocenza approvata nel dicembre del 2021, che limita le comunicazioni delle procure nei confronti degli organi d’informazione. «A D'Amato dico che purtroppo le strumentalizzazioni sono inevitabili: questo dibattito verrà prospettato come un Csm che si spacca su Gratteri» ha concluso Di Matteo.

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