’Ndrangheta stragista

Il pentito Bruzzese conferma in aula: «Berlusconi e Craxi a un summit nella Piana col boss Piromalli»

VIDEO | Il collaboratore di giustizia, nel corso di un lungo interrogatorio, ha ribadito i presunti rapporti tra le cosche e la massoneria. «Il boss Licio Gelli decisero di schierarsi con i corleonesi»

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di Elisa Barresi
21 novembre 2022
17:53

L’interrogatorio del pentito Girolamo Bruzzese è stato lungo e dettagliato e ha rappresentato il fulcro dell’ultima udienza del processo ‘Ndrangheta stragista che si sta celebrando alla Corte d’Appello di Reggio Calabria.

Il processo vede alla sbarra il boss di Cosa nostra, Giuseppe Graviano, e il capobastone della ‘ndrangheta di Melicucco (Reggio Calabria), Rocco Santo Filippone. Entrambi sono stati condannati in primo grado all’ergastolo per il duplice omicidio dei carabinieri Vincenzo Fava e Antonino Garofalo, avvenuto 18 gennaio 1994 a Scilla, mentre pattugliavano l’autostrada Salerno-Reggio Calabria.


Il collaboratore ha ripercorso i presunti avvenimenti che portarono alla scalata di Forza Italia. «Il progetto politico di Forza Italia era in discussione molto prima del ‘94 – ha detto il pentito Bruzzese. Nel ‘94 si preparava la campagna politica di Forza Italia e tutte le famiglie di ‘ndrangheta si erano mobilitate, da Cosenza a Reggio Calabria, per trovare pacchetti di voti. Anche io fui mobilitato e nei fatti Forza Italia prese il pacchetto dei voti più importante da Sicilia, Calabria, Puglia e Campania. Teodoro Crea e mio padre mi parlarono di questo progetto».

L’interrogatorio

Il procuratore della Dda di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, ha ricordato come «durante l’interrogatorio del 10 marzo 2021 aveva detto che a portare i politici al summit era stato Bracchetta». Il collaboratore ha ricordato nei dettagli quel presunto summit «avvenuto nella campagna di Polistena con un gruppo di grandi capi nel terreno di Peppe Piccolo in epoca successiva all’omicidio di Aldo Moro. Berlusconi e Craxi arrivarono anche con Nino Gangemi nipote di Molè».

Secondo quanto riportato dal pentito, il boss Piromalli avrebbe chiamato «per nome Berlusconi abbracciandolo perché lo conosceva già. Mentre Craxi si presentò in quel momento. Io ebbi il tempo di vedere l’arrivo poi fui portato via. Vennero lì perché il grande interesse era il cambio di prospettiva politica dopo l’omicidio Moro. Al partito di Craxi non poteva essere garantito il pacchetto di voti di una sola famiglia ma dovevano essere tutti unanimi e in quel contesto si pensava a Berlusconi come al successore». Va precisato che tanto Berlusconi, non indagato, quanto Craxi sono estranei a questo processo. Berlusconi ha inoltre sempre respinto addebiti di questo tipo.

Politica, ‘ndrangheta e massoneria

In aula sono nuovamente stati tirati in ballo i presunti legami tra politica, ‘ndrangheta e massoneria deviata. In particolare, incalzato dalle domande del procuratore, il pentito ha raccontato la sua versione relativa all’appoggio che le cosche calabresi avrebbero dato ai corleonesi: «Troppo potere era nelle mani di Bontade, Inzerillo e Badalamenti e questa cosa non andava bene a molti. Soprattutto a Piromalli e anche a chi era sopra di lui, ovvero Licio Gelli. Loro erano molto amici e questo lo so attraverso mio padre e Teodoro Crea. La scelta dei corleonesi e l’abbandono dei palermitani avvennero anche attraverso lui». L’interrogatorio di Bruzzese riprenderà il 5 dicembre.

Giornalista
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