Imponimento, le mani dei clan sui boschi: a Cenadi si dimettono sindaco e consiglieri

L'ormai ex primo cittadino è indagato nell'inchiesta della Dda di Catanzaro insieme a un consigliere e al tecnico del Comune. Avrebbero favorito le cosche nelle aste relative ai lotti boschivi del territorio comunale. Coinvolti anche alcuni funzionari della Regione

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di G. B.
24 luglio 2020
13:29

Commissario prefettizio al Comune di Cenadi. A nominarlo, il prefetto di Catanzaro, Maria Teresa Cucinotta, dopo le dimissioni del sindaco Alessandro Teti (alla sua seconda consiliatura), coinvolto insieme al consigliere di maggioranza Giovanni Deodato ed al tecnico comunale Gianni Melina nell’operazione antimafia “Imponimento” condotta dalla Dda di Catanzaro. A reggere le sorti del Comune di Cenadi – paese delle Preserre catanzaresi – sino alla primavera del 2021 è stato chiamato il dirigente della Prefettura di Catanzaro, Giuseppe Belpanno. La riconferma di Alessandro Teti a primo cittadino era avvenuta nel giugno del 2017. Alle dimissioni di Teti sono seguite quelle degli altri consiglieri comunali. Il sindaco nel dimettersi si è dichiarato «estraneo alle accuse contestate», confidando nell’operato della magistratura ed augurandosi di poter presto chiarire la propria posizione.

 

Le accuse della Dda 

Giovanni Deodato, Gianni Melina, Nicola Monteleone (presunto faccendiere del boss Rocco Anello) e Andrea Dominelli sono accusati di turbata libertà degli incanti. Attraverso la promessa di una somma di denaro versata da Andrea Dominelli a Nicola Monteleone, sarebbe stata turbata l’asta relativa al lotto boschivo denominato “Serra dei Mariani”, «favorendo la sua aggiudicazione all’impresa intestata a Giuseppe Dominelli, fratello di Andrea, designata da Monteleone e – sostiene la Dda – gravitante nella sfera di interesse della cosca Iozzo di Chiaravalle». Giovanni Deodato faceva parte della Commissione aggiudicatrice della gara, Gianni Melina è invece il responsabile dell’Ufficio Tecnico del Comune. Il reato – aggravato dalle finalità mafiose (vantaggio per il clan Iozzo) – porta quale data di commissione il 19 ottobre 2017.

 

Nicola Monteleone, Gianni Melina e Giovanni Deodato sono poi accusati di altra turbativa d’asta in relazione al lotto boschivo Bosco “Piccarello/Ponticelli” finito all’impresa riconducibile a Nicola Monteleone «e quindi alla cosca Anello di Filadelfia».

 

Il consigliere Giovanni Deodato è poi accusato di altra turbata libertà degli incanti in concorso con Nicola Monteleone e Oreste Vona. In questo caso sarebbe stato turbato il regolare svolgimento dell’asta relativa al lotto boschivo “Bosco Ponticelli Piccarello”, del Comune di Cenadi, favorendo la sua aggiudicazione «all’impresa di Monteleone Nicola, di fatto riconducibile alla cosca Anello di Filadelfia». Il reato è aggravato dalle finalità mafiose.

 

Le contestazioni nei confronti del sindaco 

Il primo cittadino di Cenadi, Alessandro Teti, è accusato del reato di corruzione aggravata dalle finalità mafiose. Avrebbe indebitamente ricevuto da Nicola Monteleone la somma di mille euro, per l’aggiudicazione, a favore delle imprese indicate da Monteleone, delle aste dei lotti boschivi indette dal Comune di Cenadi, tra cui quello denominato “Serra dei Mariani”.

 

Stessa accusa di corruzione (aggravata dalle finalità mafiose) anche per il consigliere comunale Giovanni Deodato (componente della Commissione aggiudicatrice delle aste dei lotti boschivi del Comune), che avrebbe indebitamente ricevuto 500 euro da Nicola Monteleone per la stesso asta pubblica.

 

Le accuse ai funzionari della Regione Calabria 

Per le gare d’appalto relative ai boschi del territorio comunale di Cenadi, nell’operazione “Imponimento” sono indagati anche i funzionari della Regione Calabria Serafino Nero, 65 anni, di Decollatura, e Michele Zangari, 44 anni, di Cinquefrondi, impiegato presso il Dipartimento Foreste, Forestazione e difesa del suolo. In concorso con Nicola Monteleone, Giovanni DeodatoGaetano Gori, 35 anni, di Cardinale, Raffaele Bertucci, 56 anni, agronomo di Spadola, Michele Zangari e Serafino Nero sono accusati del reato di turbata libertà degli incanti in relazione all’asta per il lotto boschivo “Ponticelli”.

 

Nero era il responsabile del Procedimento e referente della verifica degli elaborati del progetto del taglio del lotto boschivo, redatti dall’agronomo incaricato dal Comune di Cenadi Raffaele Bertucci. Quest’ultimo avrebbe promesso un rilevante quantitativo di legna che sarebbe stata consegnata a Serafino Nero che è quindi accusato anche del reato di corruzione aggravata dalle finalità mafiose (vantaggio per la cosca Anello di Filadelfia).

 

Giornalista
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