Nel quartiere San Nicola danni a terreni e recinzioni. Decisivi i soccorsi e l’aiuto delle aziende agricole: «Abbiamo evitato il peggio»
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A Lauropoli, passata la paura, parlano i residenti. Tra rabbia per i piromani e gratitudine per chi si è mobilitato, la comunità si stringe attorno a chi ha rischiato di perdere tutto. Nel quartiere San Nicola della popolosa frazione di Cassano all'Ionio, la paura delle fiamme lascia il posto ai racconti di chi ha vissuto in prima persona l'emergenza. Storie di rabbia, ma anche di solidarietà, che restituiscono il volto di una comunità che non si è arresa.
Tra i colpiti c'è Pasquale Conte, che insieme alla moglie e ai figli gestisce un mandorleto nella zona, dove porta avanti anche un piccolo allevamento di animali da cortile per uso personale. «Tanta paura per un incendio che ha messo a dura prova sia la pazienza e soprattutto la proprietà», racconta, spiegando come la sua famiglia sia attaccata al territorio con tanta voglia di «costruire qualcosa nel nostro paese, Cassano». Conte tiene a precisare la regolarità della propria attività. Oltre al mandorleto, spiega, «abbiamo dei piccoli animali da cortile che stiamo tenendo per il nostro uso personale, tutto regolarmente detenuto», così come le strutture in legno della sua proprietà, tutti muniti di Scia. Parole dure per chi ha appiccato il rogo: «Grazie a questi signori piromani, li definisco maledetti», dice Conte, che rivolge però un ringraziamento sentito ai Vigili del Fuoco e al caporeparto Vincenzo, «prima di supporto morale nei miei confronti e poi ha coordinato tutto nei migliori modi possibili», e al sindaco Iacobini «che è stato tutta la notte insieme a noi ad aiutarci sia moralmente che a tutti coloro che ci hanno aiutato».
Conte racconta anche il momento esatto in cui ha scoperto l'incendio, a chiamarlo è stato il vicino di casa, Saverio Laurito, che ha visto il primo focolaio e ha subito avvisato lui e la moglie. «Abbiamo chiamato subito i Vigili del Fuoco, che tempestivamente sono intervenuti», ricorda. Sulla paura provata in quei momenti non ha dubbi: «La paura di perdere tutto, anni di sacrificio», dice, sottolineando di venire da generazioni di agricoltori e di portare avanti quella realtà con molta fatica.
Non usa mezzi termini nel giudicare chi ha causato l'incendio: «Un po' di anni fa li avrei fatto male, ma oggi, se li conoscessi, li denuncerei alle forze dell'ordine, devo tutelare pure la mia famiglia, i miei figli». E lancia un appello contro l'omertà: «Non bisogna essere omertosi, bisogna andare a fondo per cercare proprio di combattere questo tipo di persone». Sui danni, il bilancio è amaro: «Tutto il perimetro del mandorleto tutto bruciato», con il calore che ha intaccato anche alcune file interne alla coltivazione, mettendo a rischio anche gli animali custoditi in azienda. Conte lancia infine un appello pratico per il futuro: «Le strade devono essere sgombrate», dice, ricordando le difficoltà nel far salire i trattori carichi d'acqua per spegnere le fiamme.
Anche Antonio Arpaia racconta ore di apprensione: «Tanta paura nello spegnere il fuoco, tanta apprensione», spiega, pur sottolineando come i danni siano stati contenuti rispetto al rischio corso. A pagare il conto più salato è stata una recinzione appena realizzata: «Ho fatto una recinzione nuova ed è tutta distrutta perché ho cercato di bloccare il terreno con i tronchi e i tronchi hanno preso subito fuoco» Per lui la strada da percorrere ora è una sola: «Smontare di nuovo tutto e farlo di nuovo come era prima», consapevole che c'è tantissimo lavoro da fare.
A raccontare la paura vissuta da vicino è anche Saverio Laurito, che vive a ridosso delle zone più colpite: «Danni evitati, ma giusto per la prontezza dei soccorsi» dice, ringraziando le aziende agricole della zona che si sono messe a disposizione con «un lavoro grandioso», parole che lui stesso giudica insufficienti a descrivere quanto visto: «Dire grandioso forse non basta». Laurito ricorda che nella zona a rischio si trovavano diverse abitazioni, tra cui la propria: «C'è casa mia, c'è l'azienda Conde, c'è un'altra abitazione, lavorando tutti insieme abbiamo evitato il peggio».
Anche la Regione, ricorda, ha dato il proprio contributo nelle sue disponibilità. Ma il ricordo di quelle ore resta vivido: «Abbiamo veramente vissuto una serata da incubo», conclude, lanciando un appello ai proprietari dei terreni affinché si evitino le pulizie last minute, sempre e solo a ridosso della stagione estiva.
Ma facendo fronte comune e guardando al futuro, arriva dai residenti anche una proposta concreta per evitare che situazioni simili si ripetano, per come esplicita Pasquale Conte: «Secondo il mio punto di vista, oltre al presidio che hanno fatto a Doria ci vorrebbe magari nei periodi di punta d'estate qualche altra postazione fissa dei Vigili del Fuoco per intervenire subito sul territorio - spiega -, soprattutto delle sentinelle che magari avvicinano i tempi estivi, questa è la soluzione.» Un'esigenza legata anche alle dimensioni del territorio comunale: «Essendo un comune molto grande, la presenza dei Vigili del Fuoco o anche delle piccole unità con postazione fissa nel comune sarebbe l'ideale.»
Un ragionamento che per i residenti parte da un principio semplice: «Se inizia il focolaio da questi maledetti piromani – dice Arpaia – se si interviene subito non si crea questo scempio della natura e delle case e di tutto.» Un appello che riassume il sentimento comune di chi, in queste ore, ha vissuto sulla propria pelle la paura del fuoco e ora chiede più prevenzione per il futuro. Voci diverse, un'unica sensazione condivisa, quella, cioè, di una comunità che, ancora una volta, si è stretta attorno a sé stessa per difendere case, terreni e futuro.




