’Ndrangheta

Inchiesta Mala Pigna, gli inquirenti: «Rifiuti pericolosi in terreni agricoli e professionisti al servizio dei clan»

I dettagli dell'inchiesta che ha portato a 29 misure cautelari. L'indagine partita dopo le dichiarazioni del collaboratore Andrea Mantella nel processo Rinascita Scott (ASCOLTA L'AUDIO)

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19 ottobre 2021
14:33
La conferenza stampa dell’operazione Mala Pigna
La conferenza stampa dell’operazione Mala Pigna

«L'indagine ha consentito di rilevare un interramento di rifiuti ferrosi che hanno inquinato una vasta area collocata vicino all'azienda dell'indagato Rocco Delfino. Stiamo parlando di una cosa gravissima: rifiuti ferrosi mescolati con la terra». A dirlo dichiarato il procuratore di Reggio Calabria Giovanni Bombardieri durante la conferenza stampa per illustrare i dettagli dell'inchiesta Mala pigna alla quale ha partecipato anche il generale Antonio Pietro Marzo, comandante dei carabinieri forestali. «Attraverso le perizie di parte che venivano concordate - ha aggiunto Bombardieri - si voleva far passare quell'inquinamento quasi irrilevante».

Dalle indagini emerge infatti che residui provenienti dalla lavorazione di metalli e fanghi venivano smaltiti da ditte legate alla 'ndrangheta in terreni agricoli. L'attività riguardava lo smaltimento illecito di ingenti quantitativi di rifiuti speciali, anche pericolosi, attraverso attività di interramento nel suolo, su cui sono stati eseguiti accertamenti tecnici da parte di Consulenti nominati dalla magistratura.


Dalla sede della società “Ecoservizi s.r.L.”, ditta di trattamento di rifiuti speciali di natura metallica sita nella zona industriale del Comune di Gioia Tauro (RC) e gestita dalla famiglia Delfino, partivano autocarri con il cassone carico di “Car Fluff”, un rifiuto di scarto proveniente dal processo di demolizione delle autovetture,  e giungevano in terreni agricoli posti a pochi metri di distanza. Qui venivano interrati enormi quantitativi di rifiuti, anche a profondità significative. Gli accertamenti eseguiti hanno consentito di individuare anche l’interramento di fanghi provenienti presumibilmente dall’industria meccanica pesante e siderurgica.
I terreni agricoli, a seguito degli interramenti, risultano gravemente contaminati da sostanze altamente nocive, alcune di esse rilevate sino a valori pari al 6000% del limite previsto, «con il concreto ed attuale pericolo - sottolineano gli inquirenti - che le sostanze inquinanti possano infiltrarsi ancor più nel sottosuolo determinando la contaminazione anche della falda acquifera sottostante».

La figura di Rocco Delfino

Il magistrato ha confermato che la figura centrale dell'inchiesta è Rocco Delfino: «È emersa la sua statura criminale e i suoi collegamenti quale referente della cosca Piromalli. Si relazionava con altre cosche o con quelle della fascia Ionica. Questa è un'indagine importantissima che è stata svolta con professionalità dal Nipaaf dei carabinieri di Reggio Calabria. È stata un'indagine blindata per tre anni partita da un procedimento su un traffico illecito di rifiuti. Da lì abbiamo ricostruito lo spaccato criminale della Piana di Gioia Tauro dove gli indagati gestivano una società già confiscata con la compiacenza e asservimento degli amministratori giudiziari a cui era stata affidata. Amministratori che hanno consentito agli indagati non solo di dirigere l'attività ma addirittura di ottenere in contanti una serie di prelievi che venivano fatti in banca sui conti della società confiscata e versati sui conti degli stessi indagati. Si parla, nel giro di un anno e mezzo di circa 700mila euro. Evidentemente lo spessore criminale di questi soggetti peraltro con rapporti con alcuni esponenti deviati delle forze di polizia gli ha consentito di andare avanti. Quello che è stato accertato è il ruolo di numerosi professionisti che si sono prestati a svolgere attività illecite in favore dei soggetti rappresentanti la cosca Piromalli».

Professionisti al servizio dei clan

«Oltre alla mafia militare - ha affermato il procuratore aggiunto Gaetano Paci - c'è tutto un mondo di professionisti, di soggetti pronti a rispondere agli ordini di Delfino e ai suoi desiderata. Emerge in modo sconsolato l'atteggiamento di totale asservimento di questi professionisti indagati».

Per quanto riguarda il coinvolgimento dell'avvocato Giancarlo Pittelli, arrestato per concorso esterno con la cosca Piromalli, Bombardieri ha ricordato l'intercettazione in cui l'ex senatore di Forza Italia rivolgendosi ai Delfino ha detto: "Io adesso mi devo occupare di voi". «L'attività di Pittelli - ha aggiunto - è a tutto tondo perché accanto a questa condotta ci sono tutta una serie di condotte finalizzate a consentire la prosecuzione del traffico dei rifiuti».

Per il procuratore aggiunto Gaetano Paci «l’indagine ha posto in evidenza il ruolo di alcuni professionisti, sempre pronti a soddisfare le richieste di Delfino, anche con perizie finalizzate a diminuire la reale portata dei reati, come invece è stato accertato con la scoperta di una vasta area su cui sorge l’azienda di rottamazione dei Delfino, utilizzata per interrare rifiuti metallici,  parti meccaniche di automezzi, idrocarburi esausti. Ovviamente, anche per costoro la Procura distrettuale ha chiesto ed ottenuto dal gip la misura di prevenzione degli arresti domiciliari. L’operazione ‘Mala pigna’ - ha spiegato - ha preso inizialmente l’avvio dalla stretta sinergia tra le Procure della Repubblica di Catanzaro e di Reggio Calabria dopo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Andrea Mantella nel processo Rinascita Scott in corso all’aula bunker di Lamezia Terme».

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