L’inchiesta

Diagnosi false e patologie gonfiate in cambio di denaro: dopo l’ospedale di Locri l’indagine si allarga ai patronati

Nuovi dettagli emergono dall'inchiesta Sua Sanità. Diversi lavoratori si sarebbero rivolti a Massimo Iacopetta, responsabile Inpal a Bovalino e Caulonia, per avere cartelle "aggiustate"

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di Vincenzo Imperitura
4 giugno 2023
17:01

Diagnosi false, visite mediche in contumacia, patologie gonfiate, dazioni di denaro: ci sono altri sei medici dell’Asp di Reggio (Severo, Bombara, Princi, Zuccarelli, Clemente e Napoli), in servizio negli ospedali di Locri e Melito, tra i  44 indagati del secondo filone dell’inchiesta Sua Sanità, l’indagine della Procura di Locri che, storia di qualche settimana fa, aveva provocato l’ennesimo terremoto giudiziario all’interno della sanità reggina.

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Le diagnosi "telefonate"

Questa volta, sotto i riflettori degli investigatori, sono finite una serie di “diagnosi” che sarebbero state modellate a tavolino in modo da potere indirizzare verso il binario più proficuo le richieste per di indennità da infortunio e per le pensioni di invalidità. E se nel primo troncone dell’inchiesta (90 indagati, due camici bianchi agli arresti e un’altra manciata sospesi per 12 mesi dalla professione medica) il fulcro dei presunti imbrogli era circoscritto all’ospedale di Locri, questa volta, l’indagine si allarga al patronato Inpal di Bovalino e Caulonia e all’ufficio Inail di Locri, che dell’ospedale di contrada Verga (e dei medici che lì prestano servizio) si sarebbero serviti per aggiustare, dietro pagamento, una serie di diagnosi.


Un baratro sanitario da scoperchiare

È Massimo Iacopetta – responsabile del patronato Inpam (Istituto nazionale per l’assistenza dei lavoratori) a Bovalino e a Caulonia – il presunto vertice di questo nuovo baratro sanitario individuato dagli inquirenti. A lui si sarebbero rivolti i lavoratori della zona che intendevano “aggiustare” le proprie cartelle mediche in modo da potere passare il vaglio delle commissioni. E sarebbe stato lui ad indirizzare gli stessi lavoratori verso quei medici che avrebbero – si legge nel decreto di chiusura indagini – confezionato «false diagnosi e patologie più gravi». Tanti i casi individuati dalla Guardia di finanza: un malcostume molto diffuso, che se da una parte di appoggia a medici infedeli, dall’altra fa sponda con un’utenza rapace che quello stesso sistema lo alimenta per ottenere quello che non gli spetta.

Radiologi, cardiologi, psichiatri, fisiatri, pneumologi, oculisti, persino il dirigente medico dell’Inail Franco Napoli e il direttore medico del presidio ospedaliero di Melito Porto Salvo, Giuseppe Zuccarelli: dentro l’inchiesta del sostituto procuratore Valentina Antonuccio c’è una parte considerevole delle sanità pubblica che opera sul versante jonico della provincia e che, racconta l’inchiesta, avrebbe fatto, letteralmente, carte false per “forzare” le casse della previdenza pubblica, a fronte di una dazione di denaro.

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