L'aeroporto di Lamezia spegne le candeline: 45 anni di speranze, scandali e lavoro precario

Quasi mezzo secolo di attività per il primo scalo calabrese che nel 2019 aveva sfiorato i tre milioni di passeggeri, poi il buio della pandemia. Tanti ancora i nodi da sciogliere

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di Tiziana Bagnato
8 giugno 2021
15:19

Giugno 1976 - giugno 2021: compie 45 anni l’aeroporto internazionale di Lamezia Terme. Quasi mezzo secolo di vita per quello che per lungo tempo è stato l’unico scalo della Calabria, l’unica via d’accesso per mezzo aereo. Pensato prima ancora che nascesse Lamezia Terme così come la conosciamo oggi, prima, insomma, che venissero uniti i tre ex comuni di Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia. A fare gola era la posizione nevralgica ma anche la pianura che ben si prestava alla destinazione.

La costruzione e i primi voli

I lavori vennero affidati al Consorzio Consaer nato proprio con lo scopo di costruire lo scalo. L’impronta anni Settanta non si può dire non sia rimasta, la si i deduce dagli oblò esterni su sfondo arancione e lo si nota ancora di più quando le linee architettoniche della struttura si osservano dalle piste. Inizialmente lo scalo fu impegnato nei collegamenti con Roma Ciampino, Milano, Catania e Palermo operati dalla compagnia Itavia, man mano sarebbero arrivate nuove rotte e sempre più passeggeri.


La nascita della Sacal

È il 1990 quando alla guida dello scalo subentra la Sacal, società pubblico-privata, che di tempeste ne attraverserà negli anni non pochi.  Nel 2016, la Sacal Spa cede il ramo d’azienda handling, il complesso dei servizi per l'assistenza a terra agli aerei e ai passeggeri, e nasce la Sacal Ground Handling S.p.A. Continua però per un folto numero di lavoratori l’assunzione “stagionale”, il precariato perenne, poi aggravato dall’arrivo del Covid. Proteste, scioperi e sit-in negli anni si susseguono con regolarità, la stabilizzazione sembra una chimera, i lavoratori vengono chiamati a lavorare nei mesi dell’anno caratterizzati da un maggiore traffico aereo e poi mandati a casa.

L'acquisizione di Reggio e Crotone

Sotto la presidenza di Arturo De Felice, ex prefetto ed ex super poliziotto, nel 2017 la società acquisirà anche gli scali di Reggio Calabria e Crotone. Due aeroporti che spesso verranno citati per giustificare l’affaticamento economico della società. Negli anni cresce il numero delle compagnie che puntano Lamezia ed esprimono un’esigenza: quella di un’aerostazione più grande. Parte da qui quel disegno più volte ritoccato e accarezzato che sparirà in una bolla di sapone con il ritiro del finanziamento europeo.

Il progetto mai realizzato dell'aerostazione

Il “sogno” sui carta nasce nel 2007 e ha un valore di 51 milioni di euro. Diciassette di questi a carico di Bruxelles, 14 a carico dell’aeroporto stesso. Nel 2020 la Commissione ritira i fondi promessi ma si tratta solo di un mero atto ufficiale. Da tempo la Sacal sa di non poter sostenere i 34 milioni di euro sulle sue spalle e lavora così ad un progetto alternativo, rimodulato e più economico. Nel mezzo anni di ombre, di interlocuzioni non ufficializzate tra l’allora presidente Colosimo, poi inghiottito dall’inchiesta Eumenidi,  e la Regione.   

L’allora numero uno di Sacal sarebbe stato convinto di riuscire ad avere ad un mutuo di 25 milioni di euro che gli avrebbero permesso di non perdere in corsa i fondi. Ma la Procura e le Fiamme Gialle spazzano via la dirigenza tra accuse e scandali: corruzione, peculato, falso, abuso d’ufficio tentato e consumato e concussione, alcune delle accuse. Il successore di Colosimo, De Felice avvia le interlocuzioni con la Regione per potere avere dei fondi da utilizzare su una rimodulazione del progetto europeo.

L’acquisizione degli aeroporti di Reggio Calabria e Crotone avrebbe infatti messo la Sacal nelle condizioni di non potere più avere le stesse garanzie finanziarie di prima. Il progetto va allora incontro ad un restyling, si parla di “concept design”, di blocchi e moduli.

L'intervento della Santelli

È la governatrice Santelli a dare quella che sembra all’epoca un’accelerazione: 26 i milioni di euro accordati con la clausola che entro dicembre 2020 avrebbe dovuto essere completato il progetto di rimodulazione. A giugno 2021 di aerostazione si parla a malapena. Poche parole rilasciate dall’attuale presidente Giulio De Metrio in un’intervista in cui annuncia il nuovo piano industriale e lancia la palla alla Regione. Dichiarazioni le sue alle quali non segue nulla dalla Cittadella.

I numeri 

Il tutto mentre si attende di potere riprendere le redini di quel trend che stava portando i numeri in crescita esponenziale. Era stato il 2019, l’anno pre pandemia, a portare lo scalo a sfiorare il record di tre milioni di passeggeri. In quell’anno tra arrivi e partenze sono passati da Lamezia Terme 2.978.110 persone. Ma la pandemia lascia il 2020 respirare per soli due mesi, poi le restrizioni subentrano, i voli vengono cancellati, le attività interne chiuse. Inizia una sorta di requiem dalla quale ancora l’aeroporto fa fatica a risvegliarsi. Nel 2020 sono 961.718 i passeggeri. Nel 2021, dati aggiornati ad aprile, si assestano a 60.548 la maggior parte dei quali sono su voli nazionali. Attualmente le compagnie attive sono Alitalia, Blue Air, Easy Jet, Ego Airways, Eurowings, Lufthansa, Ryanair, Volotea, Wizzair.

 

 

Giornalista
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