La relazione

L’allarme della Dia: «’Ndrangheta mafia silente che inquina l’economia legale e controlla traffici di droga»

Nella sua relazione al Parlamento, la Direzione investigativa antimafia si dice preoccupata per «un modello collaudato che vede la criminalità organizzata calabrese proporsi ad imprenditori in crisi di liquidità»

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di F.  A.
1 ottobre 2022
10:39

La ‘ndrangheta è una mafia silente e inquina l’economia legale. È quanto emerge dalla relazione della Dia che fotografa un anno di attività della Direzione investigativa antimafia, nel particolare il 2021. Secondo quanto si legge nella relazione annuale della Dia in merito alla criminalità organizzata calabrese, «le inchieste concluse nel secondo semestre del 2021 restituiscono ancora una volta l'immagine di una 'ndrangheta silente ma più che mai pervicace nella sua vocazione affaristico imprenditoriale, nonché costantemente leader nel narcotraffico».

La definisce così la Dia nella sua relazione al Parlamento per il secondo semestre 2021, segnalando «la preoccupazione legata ad un modello collaudato che vede la criminalità organizzata calabrese proporsi ad imprenditori in crisi di liquidità», con l'obiettivo «di subentrarne negli asset proprietari e nelle governance».


La Dia torna a segnalare come l'impermeabilità al fenomeno del pentitismo, dovuta dalla «forte connotazione familiare», si stia cominciando a incrinare per il «numero sempre crescente» di 'ndranghetisti che decidono di collaborare con la giustizia.

I maggiori proventi restano legati narcotraffico: le cosche calabresi si confermano «interlocutori privilegiati con le più qualificate organizzazioni sudamericane garantendo una sempre più solida affidabilità» e il settore non ha fatto registrare flessioni significative, neanche nell'ultimo periodo e nonostante le limitazioni alla mobilità per la pandemia.

Non solo traffici, ma anche interessi nella produzione, con «il rinvenimento di numerose piantagioni di cannabis coltivate in varie aree della regione». Si tratta secondo la Dia di una circostanza che allo stato non permette di escludere «il coinvolgimento della criminalità organizzata nel fenomeno della produzione e lavorazione in loco di sostanza illecita destinata alla commercializzazione».

 

Giornalista
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